Blonde di Joyce Carol Oates

Il colore biondo ossigenato ricopre la chioma che contorna il suo viso angelico e gli occhi celestiali. Uno strato esagerato di fondotinta maschera la sua pelle madreperlacea e un neo, disegnato grazie a una matita, tratteggia qua e là il suo volto. Il neo cambia posizione a seconda del personaggio che interpreta o il tappeto che calpesta. E poi c’è il corpo: un corpo sinuoso, magari enfatizzato da vestiti attillati, in grado di renderla burrosa, morbida. Per molti è Marilyn Monroe ma per qualcuno è il simbolo della rivincita di sua madre, Gladys Pearl Baker Mortensen Eley.

Marilyn Monroe

Gladys, una delle tante aspiranti e illuse attrici dell’epoca, che purtroppo non venne sfiorata mai dalla fortuna, ritrovandosi così a impiastricciarsi e rovinarsi le mani come impiegata in un laboratorio di montaggio di pellicole. È proprio attraverso quelle pellicole che il suo sguardo aguzzo proietta nella sua mente scene di film appassionanti. Così, mentre la sua testa è occupata nel lavoro manuale, ella concede alla piccola e diseducata Norma Jeane di passare le proprie giornate nelle sale cinematografiche. È esattamente così, e anche grazie ai poster attaccati ai muri del suo piccolo appartamento, che Gladys tramanda l’interesse per il cinema alla sua figlioletta, destinata a rimanere sulle pellicole. Norma Jeane come Norma Shearer e Jean Harlow, attrici, della ormai tramontata Hollywood, dalle sensualità sconvolgente e dalla naturale eleganza, che ispirarono la disincantata madre e probabilmente altre pretendenti attrici.

 Il nome Norma Jeane Baker segna l’origine della decadenza e rivela il tragico futuro di una delle dive più conosciute di tutti i tempi. Unico dilemma: Baker, il suo enigmatico cognome che persegue questa sciagurata. Da dove proviene quell’ignoto cognome? Chi era suo padre? Sono domande che si trascina per tutta la durata della sua vita. Dalla sua infanzia travagliata derivano i problemi irrisolti della ingenua e sognatrice Norma Jeane e tutti questi pensieri ossessivi rimbombano nella mente di questa, fino ad appassire nella mente dell’altra: Marilyn, la bomba sexy della Hollywood degli anni ’50 che cerca in tutti i modi di mascherarli costruendo uno charme unico e inconfondibile e tingendo l’iconica criniera.

Norma scrive poesie, Marilyn affascina col suo prorompente sesso. Norma Jeane Baker si pone infine domande, imbarazzando talvolta le persone che l’affiancano, Marilyn Monroe esegue gli ordini a lei comandati.

“Il suo problema non era di essere una bionda svampita, bensì di non essere né bionda né svampita”

Una foto innocente scattata da un fotografo di varie e ormai dimenticate riviste dell’epoca cambia le future prospettive della ventenne Norma Jeane e dopo, altre varie opportunità, altre foto di calibro sempre più importanti rispetto alle precedenti fino a giungere al culmine della sua vita lavorativa da modella: un calendario di foto sconce. Un ammasso di carne disteso su un lenzuolo rosso, attraverso la quale ottiene un misero guadagno per riuscire a sopravvivere durante un’epoca incerta e lugubre (gli anni della Seconda guerra mondiale) e un appellativo che perdura per svariati anni. Il fatidico calendario che la definisce solamente attraverso uno sguardo attratto, lo sguardo dell’uomo primitivo e animalesco.

Il calendario che calcola i giorni rimanenti alla sua inavvertita rovina e morte. Gli schermi giganti delle sale del cinema cercano di filtrare la sua prossima depressione, i gioielli tentano di illuminare la carnagione che pian piano s’ingrigisce, il trucco maschera i suoi sguardi insicuri e i vestiti modellano il corpo in gravidanza.

L’autrice statunitense Joyce Carol Oates è stata capace in questo romanzo, dalla mole importante, ad afferrare l’inafferrabile e, purtroppo, banalizzata figura di Marilyn Monroe, mettendo in risalto le avversità di Norma Jeane, colei che portava questa imponente e pesante croce. Nel leggere questa storia, si percepisce che la narratrice cerchi di rincorrere la sfuggente nube di mistero che aleggia su questo inquietante e compassionevole mito e, per fare in modo di riuscire ad attirarlo a sé, elabora una prosa nevrotica che reinterpreta i sentimenti più contorti coltivati dalla protagonista. Tramite questo viaggio commovente la figura cristallizzata di Marilyn Monroe viene tramutata in una creatura dallo sguardo incantato, titubante e arrabbiato, insomma un semplice essere umano. La banale e pregiudicata impressione, colta superficialmente dalla filmografia di MM, viene messa continuamente in dubbio, fino ad essere del tutto ribaltata.

Come non detto, Marilyn Monroe o Norma Jeane Baker, proprio come voleva essere chiamata, mi ha colpita profondamente.

Joyce Carol Oates, autrice del libro

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