Million Dollar Baby – Un’esperienza unica

Clint Eastwood è probabilmente il mio regista preferito e qui su Cinesblog ho già parlato di Gran Torino, ma probabilmente quella di oggi non sarà come le altre pseudo-recensioni dato che Million Dollar Baby è il mio film preferito.

Prima di passare alla trama le solite informazioni generali sulla pellicola; uscita nelle sale nel 2004 ha incassato quasi 217 milioni di dollari a fronte di un budget di 30 milioni. Nel 2005 vince quattro Oscar, al vecchio Clint vanno miglior film e miglior regia, Hilary Swank si è guadagnata il premio come miglior attrice protagonista e per finire Morgan Freeman è stato riconosciuto come miglior attore non protagonista.

Prima di proseguire è il momento di darvi qualche avviso, la parte della trama sarà molto corta e molto meno dettagliata rispetto al solito, dato che secondo me meno si sa in merito al film meglio è la prima volta che lo si guarda. Motivo per cui arrivo al secondo consiglio, ovvero quello di non leggere assolutamente la parte delle considerazioni se non l’avete visto, dato che ci saranno spoiler e se volete un’esperienza ancora più genuina vi consiglio di ignorare anche la trama.

So che specialmente quest’ultimo avviso potrebbe risultare un po’ strano, ma sono piuttosto sicuro che se lo seguirete non ve ne pentirete, quindi, buona visione!

La trama

Frankie Dunn è il proprietario di una palestra di pugilato. Il suo passato sul ring è ormai lontano, ma è rimasto nell’ambiente anche come allenatore e Big Willie, il suo atleta, è molto promettente, ma secondo Frankie non è pronto per vincere il titolo mondiale. Per questo motivo verrà scaricato dato che il giovane si vede negare più volte la possibilità di raggiungere il suo sogno.

Chiuso questo capitolo Frankie decide di dedicarsi solamente alla palestra, finché non conosce Maggie Fitzgerald.

Considerazioni

Questo è il mio film preferito perché è quello che più mi ha coinvolto a livello emotivo, con diverse emozioni e alcune piuttosto intense. Probabilmente ad alcuni di voi sembrerà una motivazione estremamente semplice, forse troppo, ma penso che sia proprio questa la vera forza del mondo del cinema, ovvero essere in grado di farci emozionare e farci vivere un’esperienza che non dimenticheremo tanto facilmente. Tutto ciò è molto soggettivo, ma se una pellicola riesce a fare questo effetto secondo me ha colto nel segno e a me è successo con Million Dollar Baby. I motivi per cui la penso così sul film sono molteplici e di seguito vi parlerò di quelli principali.

Partiamo a parlare di Frankie Dunn, interpretato dallo stesso Eastwood il quale a mio parere rende quasi alla perfezione il carattere del suo personaggio. Frankie è una persona chiusa e ruvida pure con chi gli sta vicino, ha un rapporto pressoché inesistente con la figlia, la quale l’ha tagliato fuori dalla sua vita per motivi che non ci vengono precisati, ma nonostante tutto non molti sanno di questa sua situazione.

Con Maggie il suo comportamento non cambia e continuerà a rifiutare le insistenti proposte di lei per essere allenata. Ma la situazione si smuove quando entra in gioco quello che probabilmente è la persona più vicina allo scontroso allenatore, Scrap, il custode della palestra. Infatti, sulle prime darà semplicemente qualche dritta alla ragazza, per poi riuscire a convincere Frankie a prenderla quantomeno in considerazione.

Proprio da qui inizia a costruirsi il rapporto tra allenatore e atleta e sarà proprio Scrap, come voce narrante, a spiegarci che il compito dell’allenatore è far sì che l’atleta ricominci da zero, in modo che possa fidarsi soltanto di lui. Notiamo che in questo Frankie se la cava e si inizierà a vedere un cambiamento nel suo modo d’essere, specialmente con Maggie, facendoci capire che forse non è poi così duro e che ha trovato una persona che a suo modo ritiene speciale.

Parliamo della protagonista Margaret Fitzgerald, detta Maggie, una ragazza che si è allontanata dalla sua famiglia disastrata per poter vivere la propria vita, per mantenersi fa la cameriera e la boxe è l’unica cosa che le da modo di sfogarsi.

Secondo i più Maggie è troppo vecchia per iniziare a competere, ma lei senza perdersi d’animo persevera nonostante i continui rifiuti da parte di Frankie. Dopo che l’allenatore s’è convinto a prenderla sotto la sua ala dimostra di metterci tutta sé stessa, negli allenamenti quanto negli incontri, continuando a lottare per “un sogno che vede soltanto lei” come ci informa Scrap da voce narrante.

Sublime l’interpretazione di Hilary Swank, la quale ha dato tutta sé stessa proprio come il suo personaggio, tutto ciò permette allo spettatore di percepire al meglio ciò che Maggie prova ed entrare il più possibile in sintonia con lei.

Passiamo ora a quello che è il principale motivo per cui ho amato questo film, il fatidico momento in cui purtroppo la vita di Maggie cambia drasticamente. È il caso di dire che è il film stesso a tirarci un pugno nello stomaco dopo averci mostrato la scalata della protagonista. Proprio in quell’attimo ho sentito qualcosa che nessun altro film mi ha fatto provare, una sensazione del tutto inaspettata e genuina (nello scrivere queste righe pensando a quel momento mi sono venuti i brividi, giusto per cercare di farvi capire), proprio per questo motivo penso che meno si sappia sul film più ce lo si possa godere alla prima visione.

Dopo questo avvenimento la pellicola prende una strada che definirei parallela e non diversa; perché a lottare sarà Frankie anche se non sul ring, proprio da quel punto in poi ci viene mostrato il lato umano dell’allenatore che non vuole darsi per vinto nella speranza che ci possa essere un modo per aiutare Maggie a rimettersi, anche se invano.

Nelle fasi successive all’incidente si prova anche parecchia rabbia, almeno è quello che ho provato io in una scena in particolare, ovvero quando la famiglia di Maggie va a trovarla in ospedale semplicemente per farle firmare dei moduli che lasciano in eredità i suoi beni nel caso le succeda qualcosa, mancandole di ogni forma di riconoscenza. La reazione della pugile è però qualcosa di unico e mostra tutto il suo lato combattivo che la caratterizza mandandoli a casa praticamente a mani vuote, infatti Frankie le dirà che ciò che ha visto sulle loro facce una volta usciti dalla stanza era decisamente un KO.

Dato che mi sto dilungando troppo è giunto il momento di parlare dell’ultimo punto, ovvero il finale e la pesante decisione presa da Frankie. Maggie inizia a non poterne più della sua situazione, che nel frattempo sta peggiorando, e lei stessa chiede all’allenatore di porre fine alla sua sofferenza, perché dopo che è venuta al mondo lottando, dopo che ha lottato sul ring, non vuole lottare contro Frankie. 

Lui sulle prime non accetta e sarà proprio Scrap a proporgli un altro punto di vista dicendogli che la gente muore ogni giorno e il loro ultimo pensiero è quello di non aver avuto una possibilità, ma questo non vale per Maggie che ha potuto vivere il suo sogno. Frankie si decide quindi ad accontentare le richieste di Maggie, non prima di averle detto il significato di “Mo cuishle”.

Forse non ho espresso al massimo ciò che io ho provato, ma è una cosa che trovo impossibile, non saprei nemmeno dire di preciso cosa ci può lasciare questo film, forse l’importanza di lottare per sé stessi, forse il saper credere e coltivare i propri sogni e che il duro lavoro e la perseveranza prima o poi pagano. Per me è anche un inno alla vita e al viverla in maniera dignitosa. Questo film è molte cose e probabilmente ognuno ci vede quel che vuole, sta di fatto che per me è qualcosa di unico.

In fin dei conti più che pseudo-recensione considererei quanto appena scritto la condivisione di una mia esperienza. Quindi vi ringrazio di cuore per aver letto tutto fino alla fine. 

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Austin Dove ha detto:

    finale traumatico
    visto da ragazzino una volta e mai più
    manco come cinefilo ho il coraggio di tornarci

    Piace a 1 persona

    1. Daniele Asperti ha detto:

      Visto da ragazzini è sicuramente un film piuttosto forte, sono in molti a dire che fanno fatica a rivederlo, io non sono di quelli, mi ha colpito talmente tanto che me lo riguardo sempre volentieri anche se non sarà mai come la prima volta.

      Piace a 1 persona

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