Army of the Dead

Army of the Dead è un film diretto da Zack Snyder del 2021 disponibile su Netflix. Probabilmente avrete già sentito il suo nome per “L’alba dei morti viventi” e “Watchmen” ma anche per i più recenti “Batman vs Superman: Dawn of Justice”, il discutibile “Zack Snyder’s Justice League” e “The Suicide Squad – Missione suicida” di cui è produttore.

Army of the Dead è un film che in certo senso unisce tutta l’esperienza cinematografica di Snyder: è un film sugli zombie che indaga, in modo esplicito, l’ipocrisia dietro un sistema governativo poco chiaro verso i più deboli e i più vulnerabili, trattati spesso come capro espiatorio politico. Nel film sono i “rifugiati della zona rossa”, nella realtà i migranti nei “campi per rifugiati”: spesso questi “campi” sono strutture non idonee e con scarsa qualità della considerazione umana, dove avvengono stupri, torture, spersonalizzazioni e via dicendo (la storia di Tripoli, ma non solo, ci è testimone). E questo il film lo descrive bene, dandogli il giusto spazio e prolungando la questione in modo lineare per tutto l’arco narrativo (inizia fin dalle primissime scene e si chiude praticamente alla fine del film; è un sottofondo costante). L’estetica, invece, ricorda molto “The Suicide Squad” con l’alternanza di colori cupi e di colori molto accesi complementari.

La storia di base è tra le più scontate che si possano immaginare ma che funziona sempre: una banda di disperati (chi per bisogno di soldi, chi per gloria e chi per nullafacenza) intraprende un’avventura in un posto decadente e pericolosissimo. Perché intraprendono questa avventura? Per i soldi, ovviamente. Dei soldi dentro un Caveau di un casinò di massima sicurezza al centro della zona rossa, invasa da zombi shambler (i classici zombie) e da zombie Alfa: non-morti intelligenti con una rete sociale, e ad apparenza politica, solida e strutturata, e più scaltri e più agili dei loro simili. Ad ingaggiarli è un tipo losco e decisamente poco affidabile. In più, come se non bastasse, hanno le ore contate: il lancio di un missile nucleare è alla porte. Devono entrare, scassinare la cassaforte, prendere il malloppo e uscire in meno di un giorno.

La trama di per se, come constatate da voi, ha ben poco di originale. Tuttavia ad essere interessante è la sua costruzione e la sua messa in scena.

Innanzitutto ci troviamo di fronte ad un film che ha voluto alzare l’asticella, a mio parere riuscendoci, su quella miriade di film sugli zombie mediocri privi di spessore e profondità, creando un prodotto che indaga la struttura sociale del contemporaneo descritto come uno scenario mostruoso e deforme, dove ci si può perdere ma anche faticosamente ritrovare. Lo fa attraverso la struttura dei suoi personaggi, come Scott Ward (che per quanto Dave Bautista sia incapace a recitare qui è sopportabile) e Geeta, lo fa attraverso il sottocontesto politico-economico e lo fa attraverso la descrizione del modello culturale degli Alfa, tutti aspetti ben descritti dal film.

Questa pellicola trova il giusto equilibro che dovrebbe avere un prodotto del suo genere: cervella e budella a non finire e una storia tangibile su cui orientarsi, con dei personaggi solidi e credibili con cui empatizzare. Il grande problema che ho sempre riscontrato nei film sugli zombie è la mancata empatia verso i suoi protagonisti o le sue protagoniste (salvo film recenti ed eccezionali, come “Cargo” del 2017, “The Girl with All the Gifts” del 2016 e “Zombi Child” del 2019).

Ho perfino ritrovato la mia amata tigre zombie, vista solo nel discutibile (ma che ha catturato tutto il mio cuore) “Zombie Apocalypse”, un film mediocrissimo del 2011 diretto da Nick Lyon, dove ad una certa compare questa bellissima tigre zombie. Valentine, la tigre di Army of the Dead, è figlia di un’altra epoca e di un’altra tecnologia: è internamente costruita in digitale ed è veramente figa, si presenta come una giustiziera scaltra e imminente che viene quasi osannata dalla regia (da me sicuramente).

Torniamo all’empatia, non si può non parlare del personaggio di Ludwig Dieter (interpretato dal talentuoso – e bellissimo – Matthias Schweighöfer, un mix tra un bel sogno e Eddie Redmayne).

Tra la mascolinità tossica che, diciamocelo, ha sempre caratterizzato i personaggi dei film sugli zombie (salvo rarissimi casi) e uno studente di Hogwarts della casa “Tassorosso” si posiziona lui, Ludwig Dieter, un ragazzo che non ha timore a palesare la sua paura, la sua insicurezza e il suo grande coraggio nel momento del bisogno. Ludwig è uno scassinatore professionista, che si muove come un vero e proprio pittore con la sua tua tela, protagonista del prequel (uscito in questi giorni su netflix): Army of Thieves. Come personaggio, dovete immaginarvelo come un Berlino de “La casa di carta” solo che non psicopatico e costruito molto meglio. È un personaggio interessante, facile da simpatizzare, con dei tratti Queer e una grande personalità a caratterizzarlo, seppur non sia un protagonista del film. Di lui ne parleremo meglio quando vedremo il prequel.

Il film pecca di qualche cliché tipico del genere che lo rendono a tratti scontato: nonostante abbia una struttura narrativa più articolata rispetto a molti film simili, anche Army of the Dead pecca su due fonti:

  • Personaggi Inutili: come nella maggior parte dei film Horror, specialmente di mostri, ci sono i personaggi inutili, ovvero persone di cui non sappiamo neanche il nome che stanno lì, sullo schermo, solo per essere brutalmente uccise. In un altro tipo di prodotto, come “Patient Zero” – “World War Z” – “Rec” – “The Horde” e “Il giorno degli zombi”, non me ne sarebbe importato nulla, ma in un film che cerca di costruire qualcosa di più complesso del solito “e morirono tutti tristi e sbranati” mi aspettavo qualche banalità in meno;
  • Intrecci frettolosi: parlo ad esempio del rapporto tra Scott e Maria, buttato a casissimo tra una sparatoria e l’altra. Capisco il voler caricare la storia, in questo caso sentimentalmente, ma non è servito a granché: Maria è l’unico personaggio mal costruito, ha parlato si è no 3 volte in croce, nulla di quello che ci è stato mostrato/detto ci ha fornito elementi per empatizzate con la loro storia d’amore e per di più Maria non spicca in furbizia ed intelligenza ed è un personaggio che si lascia dimenticare. Tutt’altro discorso, invece, per “Alpha Queen” e “Originale”. Alpha Queen mi è piaciuta tantissimo, sia come performance (quindi in questo caso: costruzione scenica, vestiario, movenze, mimica ecc) che come personaggio: una specie di tiranna zombie che come unico scopo ha in realtà il più “umano” degli obbiettivi (o il più “animale” di esso): proteggere la sua famiglia.

Non temete, questi due aspetti sono solo di sottofondo, la sostanza c’è e si vede.

Voglio aggiungere una piccola cosa che farà uscire il mio lato Fanboy di 13 anni fa: l’intesa intellettuale tra Vanderohe (il bell’omaccione con il frullino elettrico nella foto sopra) e Ludwig Dieter aveva un non so che di romantico e di erotico, i loro sguardi mi hanno ricordato (a grandissime linee) quelli di “Chiamami col tuo nome” di Guadagnino. E non sono l’unico: mi sono fatto un giro sul bellissimo mondo dell’Internet e ho trovato queste grafiche:

Quando ho detto che Ludwig ha dei tratti Queer mi riferivo sia a questa intesa, molto interessante per la sua messa in scena, ma anche per tutta una serie di caratteristiche del personaggio che lo fanno uscire dalla sfera eteroconforme: dal vestiario (completamente differente da tutti gli altri personaggi) al tono della voce e delle sue movenze (se vogliamo, più culturalmente impostate e restie) e un’altra serie di fattori che vi farò scoprire da voi.

Per farvi capire quanto ho apprezzato il suo personaggio, questo è il mio nuovo sfondo del telefono:

In futuro mi piacerebbe vedere più personaggi come Ludwig, sia per differenziare i prodotti che per permettere a tuttə di immedesimarsi nei film horror-zombie. Chiariamo, Dieter non è un personaggio “Queer” costruito perfettamente, anzi, però l’ho trovato un buonissimo inizio che spero Netflix (a altri sulle sue orme) non perda nel tempo ma che anzi articoli e migliori.

Detto tutto ciò, vedetevi Army of the Dead su Netflix con una bella ciotola di popcorn.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...