Sotto al Burqa: struggente quadro di Kabul.


Sotto il minaccioso e polveroso cielo di Kabul, Parvana e la sua famiglia cercano di sopravvivere ai problemi economici che li affliggono e alla spietata ferocia dei talebani che, con grande arroganza e spaventosa violenza, mettono a ferro e fuoco la dimessa e sanguinante capitale afghana.
Le donne ovviamente sono la fetta di popolazione più colpita e deumanizzata; senza un uomo, infatti, non possono uscire di casa per nessun motivo, neanche per comprare il cibo o le medicine o semplicemente prendere una boccata d’aria sul balcone di casa, devono indossare sempre il burqa integrale in modo da non essere riconoscibili, non possono parlare ad alta voce o attirare l’attenzione su se stesse, non possono lavorare, non possono essere visitate dai medici e neanche studiare e devono vivere totalmente sottomesse agli uomini, in tutti i sensi possibili.
Il padre di Parvana, tuttavia, è un insegnante e la madre una scrittrice, la loro è una famiglia di musulmani moderati ed acculturati che ha istruito le sue due figlie a leggere e a scrivere, quel mondo così misogino, crudele e sprezzante non appartiene a nessuno di loro in alcun modo.
La vita di questa tenera ma povera famigliola scorre tutto sommato senza grossi intoppi fino a quando, però, un giorno un’ex alunno del padre di Parvana e fervente talebano ha una discussione con l’anziano uomo, che avvertendo il pericolo di un probabile matrimonio forzato fra l’ex alunno e sua figlia mente anche sulla situazione romantica della bimba. Sfortunatamente, il ragazzo scopre la menzogna e fa arrestare subito l’uomo.
Per la famiglia di Parvana è l’inizio della fine, come faranno tre donne accompagnate soltanto da un bambino di due anni a vivere e sopravvivere in una società che le vuole legate in tutto e per tutto ad un uomo? Sarà proprio la stessa, impavida, Parvana a prendere una drastica e pericolosa quanto urgente decisione.


Kenneth Luran, giornalista del noto quotidiano Los Angeles Times, ci racconta così questa pellicola animata co-prodotta da Angelina Jolie e firmata dall’animatrice, doppiatrice, sceneggiatrice, produttrice e regista irlandese Nora Twomey: “The Breadwinner” ci ricorda ancora una volta che il meglio dell’animazione ci porta ovunque ed in qualsiasi momento”. E non potrebbe avere più ragione.
Non appena il film si presenta a noi spettatori, siamo presi di peso e trasportati immediatamente nell’Afghanistan più duro, aspro ed ingiusto, quello che in queste settimane sta popolando i telegiornali di tutto il mondo. Quello in cui la libertà è mera utopia, quello in cui essere donna è una delle condanne peggiori che la vita possa decretare.
La dimensione dell’infanzia, che si risveglia ogni volta che il nostro occhio incontra sequenze animate e personaggi disegnati invece che attori in carne ed ossa e paesaggi reali, fa da efficacissimo amplificatore al dramma raccontato, donandogli un’ulteriore profondità emotiva ed una notevole dose di inaspettata violenza, da un cartone animato infatti di rado ci si aspettano scene di pestaggi ai danni delle donne, sparatorie e guerra. Il bilanciato contrasto della terribile storia raccontata con i disegni etnici ed innocenti, in effetti, è forse il più grande punto di forza del film, la sua vera potenza.
La color palette spazia e fa incetta di colori caldi ed aranciati, ma anche di blu profondi e verdi cangianti, per soffermarsi poi su perfette nuance grige e sabbiate che meglio descrivono la polverosa realtà dell’Afghanistan e che più ti immergono in un paese di maleodoranti fabbriche, città caotiche e natura desertica; la regia si prende i suoi tempi ma non tergiversa, facendo avanzare la storia con un buon ritmo che non risulta mai noioso o stantio, anche se mantiene sempre un registro pacato e molto nostalgico, e, servendosi di ottimi escamotage che impreziosiscono di carisma le scene, ci regala momenti davvero intensi e toccanti; le animazioni sono fluide e molto godibili e la produzione indipentente di questa pellicola, che comunque fu premiata con un Annie Award come Miglior Film d’Animazione Indipendente e che fu candidata ai Premi Oscar e ai Golden Globe, non è in alcun modo un punto dolente, anzi, gli conferisce un gusto ed un’estetica mai scontati o banali.
Impossibile non commuoversi di fronte a film sensibili ed intelligenti come questi, una vera e propria perla ragazzi ed adulti che di certo non rimarranno delusi dalla visione e che, sicuramente, ne usciranno emotivamente ed umanamente arricchiti.


Consiglio caldamente a tutti voi di dare una chance a “Sotto il Burqa – The Breadwinner” (“I Racconti di Parvana“), si trova con grande facilità su Netflix e, nonostante sia un pugno allo stomaco, il suo forte messaggio di denuncia e sensibilizzazione è da non sottovalutare. Costruttivo a dir poco.


~Rebel Rabel

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Austin Dove ha detto:

    ma quando è stata prodotta?
    perke mi ricorda la situazione attuale

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  2. Daniele Artioli ha detto:

    Bellissimo, l’ho visto quando è stato candidato all’Oscar (peccato non abbia vinto, ma non ci avrei scommesso nemmeno un istante) e mi ha colpito moltissimo. E’ un film a cui sono tornato a pensare per molto tempo, dopo averlo visto, e che, giustamente, tutti quanto dovrebbero vedere almeno una volta, soprattutto in questo momento in cui l’Afghanistan si prepara a tornare il Paese descritto nel film.

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