Cenerentola: femminista wannabe.


“You’re gonna know my name” canta Camila Cabello subito dopo l’inizio del film, ma l’impressione che si ha dopo aver visto questo musical non è esattamente quella, anzi. La dimenticabilità che trasuda da ogni battuta, da ogni canzone, da ogni inquadratura e da quasi tutti i personaggi è veramente disarmante. Neanche il tempo di finire la visione che la maggior parte del suo contenuto, ahimè, già evapora.
Cenerentola“, il trentatreesimo (si, avete letto bene) adattamento cinematografico della celeberrima ed antichissima fiaba portata alla ribalta dai fratelli Grimm e da Charles Perrault, vede alla regia ed alla sceneggiatura l’ancora poco nota Kay Cannon, regista e sceneggiatrice statunitense alla sua seconda esperienza dietro alla cinepresa dopo la commedia del 2018 “Giù Le Mani Dalle Nostre Figlie“. Distribuita da Prime Video e con un simpatico cast composto dalla sopracitata Camila Cabello ma anche da Billy Porter, Pierce Brosnan, Minnie Driver ed Idina Menzel, questa pellicola che prometteva una spumeggiante rivisitazione femminista ed inclusiva di una fiaba tutt’altro che emancipatoria vacilla dall’inizio alla fine ed ora vi spiego il perché.

Ella, un’umile orfana soprannominata dalle sue sorellastre Cenerentola (Cinderella in lingua originale) a causa della cenere che le rimane addosso dopo intere giornate passate a pulire e rassettare la casa, vive in uno scantinato della stessa, nella quale il sogno di fuggire e di poter entrare nel mondo della moda grazie ai vestiti che lei stessa disegna e cuce l’aiuta a passare sopra a tutto, anche alle angherie che subisce dalla sua matrigna. In questo regno fiabesco, però, le difficoltà sono ben presenti ed anche il principe Robert non è escluso.
Durante il cambio della guardia, Robert vede Ella che, con tono spigliato ed un pò sfacciato, risponde canzonatoria al re, suo padre, e subito se ne innamora. Tuttavia, lei non è una nobile ed il re boccia da subito l’idea che il figlio possa sposarla, obbligandolo ad indire un sontuoso ballo per trovarsi una moglie ricca, potente ed abbiente. Tutto pur di non far salire al trono sua figlia, Gwen, l’ideale candidata al ruolo di sovrana.
Ella, grazie all’intervento della sua Fata Madrina, Fab G., riesce a presentarsi al ballo vestita come una principessa e, tramite un incantesimo che la rende riconoscibile solo al principe, passa una serata indimenticabile. Riusciranno, però, i due giovani innamorati a ritrovarsi una volta che la mezzanotte batterà i suoi rintocchi?
La trama è pressapoco sempre la stessa, ciò che davvero cambia in questo riadattamento è lo sguardo con la quale Kennon ce la narra. Ella non è una ragazza fragile in cerca del grande amore, ma bensì una persona frizzante ed energica con un grande sogno, che tra l’altro si vuole recare al ballo principalmente per far conoscere i suoi vestiti all’alta società; la Fata Madrina non è una signora anzianotta ma è un uomo afroamericano ed omosessuale con un bel paio di tacchi scintillanti; persone di ogni etnia e sesso popolano il villaggio e li vediamo impegnati in tutte le mansioni, indipendentemente dal gender; spesso le figure femminili sono rappresentate come forti, affermate, indipendenti e per nulla affascinate dagli uomini di potere, insomma, il taglio che Kennon ha voluto dare è innegabilmente quello femminista ed inclusivo, dove l’empowerment femminile è il fulcro del discorso. Eppure qualcosa non va.
L’idea di una “Cenerentola” più attuale, girl power, al passo coi tempi, matura ed evoluta mi aveva da subito conquistata, ma dopo un’ora di agomenti importanti a malapena accennati e praticamente svuotati della loro forza a causa di una superficialità e banalità generale il mio morale si è decisamente ridimensionato. I personaggi sono scarichi, insipidi, resi persino noiosi da una recitazione forzata, sterile e cartoonesca che alla lunga è inutilmente didascalica, la regia è inesistente, insapore, mai interessante e del tutto trascurabile, così come la forografia, ma i dialoghi e le canzoni sono, forse, ciò che più mi ha lasciata senza parole. Non c’è un singolo momento nella quale le battute siano adeguate, sia come tono che come contenuti, ciò che vorrebbe essere umoristico risulta al limite del cringe e ciò che vorrebbe essere profondo è soltanto un’accozzaglia di parole trite e ritrite, da tempo non vedevo un film con dei dialoghi così mal scritti, a mio modesto parere persino inascoltabili a tratti; le canzoni, d’apprima molto graziose ed orecchiabili, anche grazie alla bella voce flautata della Cabello, ci mettono ben poco a diventare pressanti ed invadenti, risultando dei meri siparietti atti ad incollare le scene l’una con l’altra. Le inspiegabili quasi due ore di visione non scorrono come ci si aspetterebbe da un musical per ragazzi, ma anzi, il film risulta in più punti prolisso, come se per fare minutaggio avessero inserito battute, canzoni o scene volutamente lunghe, anche laddove non ce n’era alcun bisogno.
Quello che ci troviamo di fronte è, a mio dire, un gigantesco buco nell’acqua, una bella occasione perduta di creare una favola istruttiva e costruttiva, nella quale la donna non è la solita ed ennesima principessa da salvare, ma bensì una persona di carattere con aspirazioni personali che non girano intorno all’uomo da sposare. Le intenzioni a monte di questo progetto sono nobili, ma la realizzazione è un qualcosa di un qualunquista ed anonimo davvero ingiustificabile. Neanche i brani di Madonna e dei Queen sono riusciti a salvare questa insufficiente pellicola dalla manifattura cheap.

Un’ultima cosa ho da aggiungere. Nonostante il risultato sia davvero opinabile, se la mia generazione nell’infanzia avesse assorbito bei messaggi come questi, anche se trattati all’acqua di rose, ed avesse abituato l’occhio ed il cervello a personaggi di questo tipo, senza dubbio sarebbe cresciuta con una mentalità più aperta e molti meno problemi con il femminismo e le persone queer, il che sarebbe stata una vera manna dal cielo. Tuttavia, mi rende positiva pensare che, in questo periodo, anche dei prodotti così scadenti veicolino questo tipo di informazioni ai più piccoli, almeno non è del tutto tempo perso.

~Rebel Rabel

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Daniele Artioli ha detto:

    Premetto che non l’ho visto, né intendo farlo (Cenerentola non è mai stata tra le mie storie preferite, e ormai mi fa venire l’orticaria soltanto a sentirne parlare da tanto è abusata), ma da quello che hai scritto mi fai pensare che si tratti di un film costruito unicamente per veicolare messaggi sociali trascurando tutto quello che dovrebbe rendere un bel film tale. Il che, secondo me, è esattamente quello che non si dovrebbe fare: l’obiettivo dovrebbe essere realizzare un buon film, solido e di intrattenimento, se poi riesce anche ad essere socialmente attivo tanto meglio, ma focalizzarsi solo su quest’ultimo elemento, per me, raramente porta a risultati soddisfacenti. Allo stesso modo non mi sentirei di salvare un film mediocre soltanto per il suo impegno sociale, come invece sta succedendo molto spesso negli ultimi tempi: è il caso di Green Book, che è carino, eh, ma da qui all’oscar come Miglior Film ce ne passa, soprattutto vista la concorrenza che aveva.
    Oltretutto mi sembra si sia persa un’occasione molto valida a livello di trama: se Cenerentola è una stilista wannabe e si fa i suoi vestiti forse sarebbe stato meglio eliminare l’elemento magico/fiabesco e lasciare che se la cavasse davvero con le sue sole forze, come fa in alcune versioni della fiaba.

    "Mi piace"

    1. Rebel Rabel ha detto:

      Concordo con quasi tutto ciò che dici, un film con bei messaggi ed esempi che però non è in grado di inserirli in un contesto degno di nota si svuota delle sue intenzioni. “Green Book” per me è estremamente sopravvalutato ed arriva a malapena ad una sufficienza scarsa a livello cinematografico. Ad ogni modo, mi ha fatto piacere vedere un’evoluzione culturale così marcata e mi rende felice che un pubblico mainstream o composto da ragazzini possa venire a contatto con questi contenuti, nonostante la scarsezza del film

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...