Il ricco, il povero e il maggiordomo

Dopo una lunga pausa rieccomi a scrivere le mie pseudo-recensioni e come riprendere se non con un film di Aldo, Giovanni e Giacomo, questa volta con Il ricco, il povero e il maggiordomo, alla regia oltre al trio comico troviamo Morgan Bertacca.

Come per i precedenti il film approda nelle sale italiane nel periodo natalizio, in questo caso l’11 dicembre 2014, con un incasso totale di 13 milioni di euro, secondo al botteghino stagionale. Ma questi dati lasciano il tempo che trovano, motivo per cui è il momento di dare uno sguardo alla trama.

La trama

In questo caso fra i tre protagonisti non c’è un rapporto d’amicizia, infatti, Giacomo è un uomo d’affari di Milano, Giovanni è il suo maggiordomo, mentre Aldo non ha nulla a che fare con loro ed è un venditore ambulante senza alcun tipo di permesso per la sua attività. L’incontro tra i tre avviene fortuitamente a causa di un incidente, a causarlo è Giovanni nel mentre sta portando a casa Giacomo di ritorno dal lavoro, il malcapitato che viene investito è ovviamente Aldo.

Per non incappare in problemi legali il signor Poretti (Giacomo) propone al venditore ambulante di tornare l’indomani a ritirare un importo di mille euro per dimenticare tutta la vicenda. Aldo accetta, ma quando si presenta è costretto a fare svariati lavori nella villa dell’uomo d’affare in modo da potersi guadagnare la somma pattuita, forse.

Un altro problema sopraggiunge nella vita di Giacomo: tutti i suoi risparmi erano stati investiti nel Burgundi, una nazione dell’Africa, ma ben presto avviene un colpo di stato e quindi tutti i suoi soldi vanno in malora. Ritrovandosi totalmente povero, con il suo maggiordomo che lo sta per mollare perché vuole sposarsi, Giacomo dovrà trovare un modo per riscattarsi, anche con l’aiuto di Aldo.

Considerazioni

Se col film precedente (La banda dei Babbi Natale, di cui potete trovare la recensione sul sito) c’è stato un barlume di speranza in questo caso quella lucina si è quasi spenta, non ritengo che il film sia orrendo, ma il suo più grosso difetto è quello di far sorridere a stento lo spettatore.

Partiamo col parlare dei tre protagonisti: proprio loro rispecchiano un po’ la sensazione appena espressa, ho trovato carina la scelta di interpretare tre persone di ceti sociali totalmente diversi, ma all’atto pratico è stata sotto le mie aspettative perché li ho trovati un po’ “blandi” rispetto ai loro standard, senza riuscire a trasmettere la loro solita ironia che a tratti era ancora presente ne La banda dei Babbi Natale.

Tra tutti e tre quello che ho preferito in questo caso è stato Aldo, forse perché il suo personaggio sembrava quello cucito meglio su di lui, a differenza di Giacomo che come uomo d’affari non mi ha convinto particolarmente. Per quanto mi riguarda Giovanni sta nel mezzo, a tratti il suo personaggio mi è piaciuto in altri casi mi ha lasciato del tutto indifferente.

Spesso parlo anche dei personaggi che ruotano attorno ai protagonisti, ma in questo caso l’unica degna di nota è Calcedonia Randone, la madre di Aldo, interpretata da Giuliana Lojodice. Non trova tantissimo spazio sullo schermo, ma in quel poco tempo a lei dedicato ci fa conoscere meglio in maniera indiretta il disastrato figlio.

Ci sarebbe anche Dolores, la colf di Giacomo nonché compagna di Giovanni, interpretata da Guadalupe Lancho e devo dire che non mi ha fatto impazzire, anche lei è abbastanza rilevante ai fini della trama, o meglio di una sottotrama.

Proprio le sottotrame sono un altro aspetto che non ho gradito particolarmente; sono certamente importanti per lo sviluppo dei personaggi, ma penso tolgano troppo spazio alla trama principale, rendendo di conseguenza il film un po’ confusionario.

Concludo col dire che nonostante l’idea di base fosse tutto sommato interessante il risultato finale fa un po’ storcere il naso, facendo in modo da porsi nuovamente la domanda: “Aldo, Giovanni e Giacomo torneranno mai quelli dei primi film?” e dando anche una risposta quasi definitiva, se non del tutto.

Vi ringrazio ancora una volta di avermi sopportato e di aver letto questa pseudo-recensione fino in fondo, non mi resta che augurarvi una buona visione!

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