MEAN STREETS (1973) Martin Scorsese

Introduzione

Con il suo terzo lungometraggio Scorsese inizia a dare una direzione definita e precisa al suo cinema, rendendolo sempre più caratteristico. Il desiderio del regista italo-americano di puntare la macchina da presa sulla malavita degli Stati Uniti che ha conosciuto durante l’adolescenza è sempre stato molto forte. Già nel primo film, “Chi sta bussando alla mia porta?”, furono introdotti alcuni elementi ricorrenti, ma i numerosi problemi nella lavorazione hanno diviso le riprese in due periodi distanti qualche anno, troppo tempo per permettere al film di prendere vita. In “America 1929” invece, nonostante il soggetto e l’ambientazione fossero diversi, il tema della ribellione e dei conflitti tra i membri di un gruppo erano più presenti.

Ma è “Mean Streets” il primo film con cui Scorsese dà al pubblico una panoramica coinvolgente e dettagliata di ciò che succede nei quartieri bui delle grandi città, aiutato per la prima volta da due aspetti fondamentali della sua filmografia: De Niro nel cast e i Rolling Stones nella colonna sonora.

Trama

Charlie Cappa è un giovane che vive nella Little Italy a New York. In quanto nipote di Giovanni, un importante capo mafioso, deve per suo conto svolgere dei compiti nel settore per guadagnarsi da vivere. Il problema di Charlie è avere delle conoscenze che non vanno a genio allo zio e con le quali deve quindi tenere segreti i rapporti. La prima è la ragazza di cui è innamorato, Teresa, la seconda è Johnny, cugino di Teresa, mal visto da Giovanni perché è incapace a gestire i debiti. Da fervente cristiano Charlie è costantemente in conflitto interiore, tra seguire gli insegnamenti religiosi e dedicarsi alla malavita. Ma presto il comportamento di Johnny diventerà insostenibile e Charlie sarà costretto a scegliere tra bene e male.

Charlie Cappa (Harvey Keitel) in chiesa

Recensione

Scorsese non racconta solo il singolare stile di vita dei protagonisti, bensì il proprio singolare stile di vita che lo ha accompagnato negli anni più importanti per la sua crescita personale.

Le presentazioni di Charlie e Johnny sono fantastiche. Il primo viene mostrato da subito nella sua fragilità e nei suoi dubbi mentre prega, contrariamente al secondo che vediamo per la prima volta immerso nelle luci rosse di un locale spensierato e affiancato da due ragazze sulle note di Jumpin’ Jack Flash.

Come omaggio al cinema il regista inserisce un paio di scene scollegate dal resto dove i nostri protagonisti siedono in una sala cinematografica, come a dire che è quello l’unico luogo in cui poter evadere dagli orrori del mondo reale. È interessante come entrambe le scene inizino mostrando per intero un pezzo del film che sono andati a vedere, in modo da rendere il cinema stesso protagonista assoluto del film per qualche secondo. L’altra forma d’arte che Scorsese utilizza per descriverci questo mondo è ovviamente la musica: il Rock&Blues americano e le canzoni melodiche napoletane che formano la colonna sonora riproducono perfettamente la cultura italiana immersa in quella statunitense.

Scorsese non abusa della violenza e della tensione, ma le costruisce minuziosamente, scena dopo scena fino allo spietato finale che, se pur inaspettato, resta inevitabile.

Presentazione di John “Johnny Boy” Civello (Robert De Niro)

Conclusione

Il film non ha una trama principale, così come è difficile stabilire una parte iniziale e una finale; racconta semplicemente la vita di Charlie, Johnny e il resto del gruppo tramite singole vicende che hanno come filo conduttore l’evoluzione interiore dei personaggi. Racconta le azioni sempre più pericolose di Johnny e di come Charlie cerchi di fermarlo per non finire in guai seri. Racconta del conflitto tra i due che s’intensifica sempre di più. Racconta di un ingenuo ragazzo, o forse sarebbe meglio dire di Scorsese stesso, che ogni domenica si redime in chiesa pur sapendo che ogni lunedì dovrà ricadere nel solito girone di mafia e criminalità.

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