A CLASSIC HORROR STORY (2021) di Roberto De Feo e Paolo Strippoli

È con grande piacere che oggi parlo di un nuovo film horror italiano prodotto da Netflix che sorprendentemente non fa schifo. Anzi, ho trovato in “A Classic Horror Story” molta passione per il cinema horror da parte dei registi ma soprattutto molta voglia di cambiarlo sperimentando cose nuove, anche a costo di risultare eccessivi o fuori luogo. Finalmente un film pensato per il grande pubblico che non abbia la pretesa di piacere a tutti rimanendo sempre sullo stesso stile dei suoi predecessori, ma che invece cerca di fare qualcosa di più.

Il film si apre, come suggerisce il titolo, nel più classico dei modi: cinque persone (tra le quali spiccano Fabrizio, studente di cinema, e Riccardo, medico) sono dirette con un camper verso una destinazione comune quando all’improvviso, schiantatisi contro un albero, non riescono più a trovare la strada da seguire. Si ritrovano quindi soli in una casetta di legno trovata per caso, in compagnia di boschi smisurati e di una pericolosa setta satanista.

In pochi minuti i personaggi vengono presentati efficacemente tramite poche azioni e comportamenti caratteristici, risultando apparentemente simili ai classici protagonisti di questo genere di film. Grazie alle molto buone interpretazioni degli attori (soprattutto Francesco Russo e Peppino Mazzotta) si avverte da subito il desiderio di voler conoscere questi personaggi, e scoprire la persona che sta dietro alle già note etichette di “stronzo”, “simpatico”, “stupido”, eccetera.

Da sinistra: Yuliia Sobol (Sofia), Matilda Anna Ingrid Lutz (Elisa), Peppino Mazzotta (Riccardo) e Francesco Russo (Fabrizio)

Nella prima parte il film riesce a creare una tensione e una curiosità non da poco. Il bosco diventa in poco tempo claustrofobico, la casetta da rifugio diventa trappola e i rapporti tra i personaggi si fanno sempre più inquietanti. Man mano che il pericolo aumenta i protagonisti si liberano delle maschere da “brave persone” per dare sfogo alla loro vera natura, causando litigi nei quali nessuno teme più di dire ciò che pensa veramente degli altri.

A volte può sembrare che il film cambi troppo spesso atmosfera, ma grazie al lavoro degli attori e all’utilizzo delle musiche diventa presto divertente scoprire la direzione che il film vuole prendere, sempre più strana e imprevedibile, evitando scrupolosamente i luoghi comuni.

Spoiler

Pur apprezzando i tentativi di registi e sceneggiatori per rendere il film il più innovativo possibile, devo ammettere che a volte il tutto risulti forzato e la voglia di sorprendere lo spettatore non è sempre naturale come in “Quella casa nel bosco” (un capolavoro a cui questo film si ispira parecchio).

Il film infatti sarebbe potuto benissimo terminare con Elisa che spara a Fabrizio dopo aver scoperto che tutto quello a cui ha assistito era un film da lui diretto e sceneggiato, senza ribadire per l’ennesima volta il messaggio della pellicola nella scena finale con gli spettatori che commentano il film in rete. La morale era già stata resa sufficientemente chiara dal bellissimo monologo di Fabrizio su quanto il cinema italiano non riesca ad andare oltre a risate e piagnistei e sulla sua voglia di dare al pubblico qualcosa di nuovo, pur sapendo che non verrà apprezzato.

Ho trovato inoltre troppo palese il tentativo di usare Fabrizio come mezzo per esplicitare le citazioni ad altri film horror. Le prime volte è divertente sentirlo scherzare da amante del cinema dicendo “è come nel film…”, ma alla lunga diventa ridondante.

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