CLOWNHOUSE (1989) Victor Salva

Il film narra di Casey, un ragazzino con la fobia dei clown, e dei suoi fratelli Geoffrey e Randy, il primo prudente e protettivo nei suoi confronti e il secondo, il più grande, arrogante e che non perde mai l’occasione per terrorizzare Casey e prenderlo in giro per le sue paure. Un giorno decidono di trascorrere un fine settimana al circo, lontani dai genitori, ma non sanno che un trio di malati mentali è fuggito dal manicomio e si nasconde tra le tende del circo travestito da pagliacci pronto a mietere giovani vittime.

Inizio con il dire che questo film è perfetto per chiunque voglia trascorrere ottanta minuti con un horror leggero ma che faccia comunque provare qualche brivido d’adrenalina quando serve. Infatti il regista è riuscito a rendere memorabili e interessanti quasi tutte le scene in cui sono presenti i tre pazzi, privando il film di tempi morti.

Al di là di questo però c’è poco. Già dalla prima scena i tre fratelli vengono presentati in modo grossolano e superficiale, etichettandoli semplicemente come “il fifone”, “l’intelligente” e “il rompipalle”. E saranno queste le etichette che gli rimarranno incollate fino alla fine del film, distruggendo qualsiasi evoluzione. La più grande pecca riguarda Casey, il personaggio nel quale lo spettatore dovrebbe immedesimarsi: l’inespressività dell’attore che lo interpreta diventa fastidiosa e grottesca dopo pochi minuti, soprattutto nelle scene finali le sue reazioni a ciò che gli accade intorno sono ridicole.

La prima parte del film mostra i ragazzi al circo intenti a provare varie attrazioni. La scena più riuscita è quella in cui vediamo per la prima volta un gruppo di pagliacci: pur sapendo che non sono loro i pazzi in fuga la scena è comunque angosciante e forse per l’unica volta si condividono le emozioni con il protagonista.

Dopo delle scene introduttive eccessivamente lunghe e inutili (prima su tutte quella con la veggente) entrano finalmente in scena gli antagonisti. Ho apprezzato la scelta di mostrare i pagliacci professionisti mentre si tolgono il trucco, prima di venire brutalmente uccisi e sostituiti, come per sottolineare il fatto che il film non voglia trasmettere il messaggio che tutti i clown sono pericolosi, ma che sotto il costume ci sono uomini comuni.

In generale un altro problema della pellicola sono i tempi. Per quasi un’ora non succede assolutamente nulla, solo un infinito alternarsi di inseguimenti e omicidi scampati per un pelo senza che la trama proceda o che qualcuno spieghi l’intento di questi pazzi. Perché vogliono proprio questi ragazzi? Una domanda che rimane senza risposta. Ad un certo punto non si sa più per chi tifare, se per dei ragazzini insopportabili o per dei malati mentali dei quali non è noto il motivo che sta dietro a qualsiasi loro azione. Per non parlare dell’imbarazzante fine che fanno quest’ultimi, fatti fuori quasi da una serie di coincidenze senza il minimo merito dei protagonisti.

“Clownhouse” è un film che dimostra di saper essere interessante e d’intrattenimento nella creazione della tensione e nell’introduzione alle situazioni, ma che quando si tratta di cambiare le carte in tavola sviluppando i personaggi o dare risvolti innovativi alla trama non osa mai, e cade in una triste prevedibilità generale.

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