La vagabonda di Colette

La vagabonda, che s’incammina nelle strade cittadine, trascina con sé la propria ombra e fa riecheggiare attorno a lei il frastuono dei propri tacchi e il suo accecante splendore colpisce e infastidisce il gregge inerte che la circonda continuamente. A ogni suo passo, i lampioni si accendono a indicarle la strada verso il rifugio. La sua accogliente casa è l’unico posto dove ogni suo pensiero, stupido o profondo che sia, può sfuggire dalla mente ed estinguersi nel nulla.

Lo specchio è l’oggetto dannato della vita di Renée Néré, protagonista della storia. In qualunque luogo, i dubbi, le perplessità e i dispiaceri della vagabonda, vengono esaltate dal magnetico riflesso dello specchio. Ogni singolo frustrante ricordo, che viene involontariamente captato dal suo sguardo, immobilizza Renée e la imprigiona nella torre del triste passato. L’unico sotterfugio per sfuggirgli è abbandonarsi ai piaceri delle danze nei Music-hall. Bastano un movimento sensuale di fianchi e un parquet levigato per raggiungere la spensieratezza, l’euforia e riuscire a trasmettere delle emozioni, delle sensazioni al pubblico pagante. Gli uomini vengono abbindolati dal misterioso alone di Renée. Indipendentemente dalla loro posizione sociale, facoltosa o umile, tra questi non c’è nessuna distinzione e l’obiettivo di acchiappare la preda dall’animo sfuggente, indipendente e pensieroso, è una strada già calcata. Le mosse sono prestabilite, i discorsi nauseanti e persino il profumo delle rose è fastidioso. La conquista diventa una scommessa. Chi riuscirà a sedurre una volta per tutte la donna che inebria gli interi parterre dei teatri?

Nessuno sa quale sia l’autentica personalità che si cela sotto la pelle e gli organi consumati della danzatrice. Esclusivamente il volto stanco e maturato, poco percettibile dalla platea, rivela qualche amarezza affrontata che lei sola può osservare attentamente. Il resto, il mondo intero ricorda solo un bellissimo e radioso viso, il frutto di un trucco ben elaborato. Renée, intenta a coprire i segni del tempo, inciampa inevitabilmente nei ricordi e, uscendo dal camerino, si sente frastornata, debole. Sentimenti che vengono annegati dalle vecchie amicizie ma che riaffiorano nella paura di nuove conoscenze.

Per Renée Néré non c’è via di scampo: il suo vagabondaggio nelle sconosciute e vergini strade è vano perché le macerie della memoria non sono ancora state sgomberate.

La teatralità rimbomba continuamente in questo corto romanzo e la si evince attraverso i movimenti della danzatrice, nelle riflessioni di Renée Néré e nei peregrinaggi della vagabonda. Un personaggio la cui drammaticità è rafforzata dalla scrittura caricaturale e melodrammatica della narratrice. Colette, l’autrice del libro, tenta costantemente di afferrare e carpire i conflitti interiori della protagonista in modo tale da trasmetterli e farli ingurgitare ai lettori.  

Colette con in braccio il suo gatto

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