Zack Snyder’s Justice League: Analisi e Recensione

Justice League: Chi Sono?

La Justice League of America (accorciata in JLA) è un fumetto della DC Comics uscito originariamente nel 1960 che raccoglie i più grandi supereroi della Terra per affrontare la solita minaccia imbattibile, come sempre in questi casi. La primissima formazione vede entrare in scena Superman, Batman, Wonder Woman, The Flash, Aquaman, Cyborg, Martian Manhunter, Lanterna Verde e Freccia Verde. Nel 2017 gli spettatori di tutto il mondo hanno potuto finalmente vedere riuniti i primi 6 membri in un film tutto loro nel quale il gruppo ha affrontato Steppenwolf. Purtroppo problemi personali e familiari del regista Zack Snyder e della produzione stessa (oltre alla decisione di ingaggiare un sostituto che ha devastato e snaturato la visione originale) ha portato non solo a un tremendo flop commerciale, ma anche a uno dei cinecomic peggio realizzati di sempre. Ma ciò che tutti hanno visto in sala non era ciò che doveva davvero essere, perciò dopo anni e anni di proteste online e con la creazione di un vero e proprio caso mediatico (per approfondire il discorso da questo punto di vista potete cercare un altro articolo che espone punto per punto la storia della produzione) è giunta lo scorso 18 Marzo in streaming la versione originale del film. Zack Snyder’s Justice League è finalmente disponibile e si mostra in tutta la sua grandezza. In questo articolo si vorrà proporre non solo una piccola recensione del film in questione, ma anche analizzare i personaggi che compongono questa epica storia e l’approfondimento che gli è stato dato.

La Recensione

Zack Snyder è un regista che ha sempre diviso per il suo stile estremamente personale e per delle idee spesso controverse. Non è questa la sede per analizzare il suo passato, quanto piuttosto ciò che abbiamo nel presente. Justice League è un prodotto mastodontico, epico, complesso e stratificato. Non è solo il fatto che la nuova pellicola duri ben 4 ore, quanto che per tutta la sua durata il ritmo riesce a mantenersi altissimo, senza troppi alti e bassi e riuscendo a tenere lo spettatore incollato alla sedia durante la visione. Anche chi non lo ama troppo si ritroverà piacevolmente trasportato nella complessa rete orchestrata da Snyder e che vede gli eroi DC schierarsi per difendere il pianeta e per trovare una loro dimensione, uno scopo personale.

Certo, va specificato che se siete detrattori fin nel midollo del regista allora sarà inutile avvicinarsi a questa nuova opera. È comunque carico di colori pastosi come al suo solito, una fotografia pesante e barocca e uno stile che fa discutere, ma che personalmente è molto apprezzato. Fra le note dolenti bisogna anche specificare che è facile fare un film ben costruito se dura un’eternità e sarebbe stata una sfida più interessante scoprire come poteva svilupparsi a dovere tutto l’intreccio nelle 2 ore canoniche. Sempre restando sui difetti, prima di continuare l’analisi, va considerato l’altro grande scoglio che bisogna superare per godersi questo film: lo slow motion. Marchio di fabbrica di Snyder, è presente in ogni suo prodotto e se non riuscite a sopportare questo espediente di regia allora lasciate perdere. Tuttavia anche se i maggiori detrattori si sono lamentati di un uso eccessivo dello slowmo, definendo Justice League come un “filmetto tutto al rallentatore”, và detto che uno studio del famoso sito IGN ha rilevato che la tecnica tipica del cineasta è presente soltanto per il 10% di tutta la storia. Praticamente 20 minuti su 4 ore.

Ma cosa convince davvero di questa riproposizione della JLA? Logicamente è facile immaginare quanto sia migliore rispetto alla versione del 2017. Tuttavia sarebbe un po’ come sparare sulla croce rossa, non è così difficile fare meglio… No, il fatto è che tralasciando la regia e la fotografia o le coreografie d’azione che sono spettacolari, ma pur sempre soggettive e devono incontrare i gusti personali se si apprezza o meno Snyder, ciò che stupisce di più è il lavoro svolto sull’intreccio, sull’evoluzione della storia e, soprattutto, sui personaggi. Però questo aspetto specifico andrà affrontato e analizzato a breve. Prima un piccolo approfondimento su uno degli aspetti più discussi e chiacchierati del film.

Il Formato: 2017 vs 2021

Ciò che ha lasciato sgomenti i fan di tutto il mondo è stata la scelta della troupe di portare su schermo un film sui supereroi, al giorni d’oggi, nel formato visivo di 4:3. Per chi non lo sapesse è un tipo di struttura dell’immagine che risulta quadrata, come i vecchi televisori a tubo catodico che sono ormai scomparsi da anni, rispetto allo stile attuale del 16:9. Considerando che quest’ultimo è ormai lo standard per tutti, rendendo migliore l’immersione nella visione, oltre che più ampia, è anche la modalità con cui lo spettatore medio è abituato a guardare un film d’azione o un cinecomic. Per questo motivo è stato difficile comprendere il motivo dietro la scelta di rendere questo Justice League con un formato tanto antiquato e inusuale, ma la risposta non è così strana come si può immaginare. Oltretutto dopo una mezz’oretta iniziale lo spaesamento passa e ci si immerge facilmente in questo strano quadratone.

La motivazione risiede nel fatto che quando viene girato un film con la pellicola in IMax la ripresa è, appunto, quadrata e l’effetto al cinema è indifferente rispetto a quello di qualsiasi altro film. La differenza è presente quando si sta in casa sul proprio televisore poiché viene applicato solitamente, nel 99% dei casi, un compromesso che taglia l’immagine sopra e sotto per adattare la ripresa alle TV 16:9 e snaturando il girato e la visione del regista. Per questo motivo la scelta di Snyder, impopolare ma comprensibile, è stata quella di mantenere il formato quadrato e permetterci di avere un’ampiezza maggiore del fotogramma.

I Personaggi

Ora sarà necessario organizzare una piccola analisi sui personaggi presenti nella pellicola. Perché funzionano? Perché hanno ricevuto un approfondimento non da poco e perché tutti li stanno adorando? Ecco che và presentata una classifica dei personaggi principali meglio rappresentati, partendo da chi ha giovato meno dei minuti aggiuntivi a chi è stato totalmente rivoluzionato, grazie a una scrittura più profonda. (NB: potrebbero essere presenti SPOILER)

Wonder Woman & Aquaman

Le Amazzoni e gli Atlantidei sono stati alleati soltanto per il tempo di battere Darkseid quando ha invaso la Terra millenni fa, tornando poi in eterno conflitto. Questa sensazione di sfiducia la si percepisce tra le prime battute dei due personaggi che si incontrano, Diana Prince e Arthur Curry. Tuttavia i principi sono due reietti, vivono isolati rispetto alle proprie genti e sono molto più simili di quanto non si possa pensare a una prima occhiata. Entrambi hanno voltato le spalle alle nazioni che gli hanno dato i natali, anche se in misure differenti, e hanno abbracciato l’umanità sia come mondo di adozione ma anche in quanto loro salvatori. Wonder Woman è saggia, caparbia e la sua storia ci permette di immergerci nei suoi patimenti, nei suoi dubbi e nella speranza che un giorno tornerà dalla famiglia che ha abbandonato secoli prima. Aquaman appare all’inizio come il più scostante del team (un po’ come la versione del 2017 in cui la sua psicologia dava l’impressione che dovesse solo essere lo spavaldo del gruppo), quando invece dà dimostrazione di essere sinceramente interessato alle sorti di tutti gli altri, dichiarando reale preoccupazione per lo stato d’animo altrui e risultando più profondo e umano di quanto appaia a una primissima occhiata. Inoltre anche lui, come Diana, nasconde un segreto, qualcosa che lo ha fatto allontanare da Atlantide, un rifiuto nei confronti di una società che non lo accetta e per la quale deciderà di combattere solo dopo essersi reso conto di poter fare la differenza. Tuttavia per quanto in corrispettivo alla versione del 2017 siano entrambi approfonditi, il minutaggio loro concesso è inferiore rispetto a coloro che portano davvero avanti l’azione della storia.

Superman & Batman

Bruce Wayne è reduce da uno scontro del quale si è amaramente pentito e che lo ha portato a compiere solennemente una promessa nei confronti di un uomo, o più che altro di un ideale. Un ideale di giustizia. Ed è così che si prodiga per formare la Lega della Giustizia. A spingerlo non è soltanto il rimpianto e il senso di colpa di essere stato uno dei motori che hanno portato alla morte di Superman nel film precedente, ma anche gli incubi che lo tormentano e che gli fanno capire che qualcosa di oscuro sta arrivando. Batman si configura come il moto principale della vicenda, senza il quale non ci sarebbe nessun team e nessun piano. Ma la scintilla che porta tutti a muovere i loro passi in questo nuovo vasto universo è Superman. Il suo ritorno in scena è più solenne, più epico e l’espediente narrativo per calmarlo nel momento in cui combatte contro i suoi compagni è più genuino rispetto alla versione precedente. È tornato dopo essersi sacrificato per il suo mondo, però quando prende consapevolezza di questo suo ritorno, ripercorrendo tutta la sua vita e rendendosi conto che il costume sgargiante e positivo che lo ha reso un Dio fra gli uomini non è più accettabile è necessario un cambiamento che percepiamo con il nuovo look del suit nero, che testimonia un nuovo Superman, uno diverso, non migliore o peggiore ma soltanto diverso. Perché in fin dei conti la morte l’ha cambiato e ne abbiamo un assaggio nei flashforward di Cyborg e Batman. Il costume nero sarà, quindi, metafora di un vuoto che attanaglia il cuore del Kryptoniano.

Flash & Cyborg

Se Diana e Arthur sono i membri che fanno da collante tra due società diverse e in conflitto, se Bruce e Clark sono il motore e la scintilla dietro la realizzazione del gruppo, Barry Allen e Victor Stone sono gli assi nella manica della vicenda. Con Barry approfondiamo le vicende familiari che lo muovono, la sensazione di non essere mai abbastanza per se stesso e di non riuscire a dimostrare al padre che ciò che fa ha un peso. E se nel 2017 l’ultima scena in cui lo troviamo lo riduce a macchietta comica, qui nel 2021 ottiene il riscatto tanto atteso e desiderato. Diventa la salvezza, supera i limiti dei suoi poteri, della sua mente, del suo corpo e delle sue convinzioni per migliorare non solo la situazione, ma anche il rapporto con se stesso, come percepisce il suo ruolo nel team.

Allo stesso modo Cyborg è quel personaggio che rappresenta, come Flash, un legame familiare tormentato, indissolubile e che nelle battute finali esprime l’addio del regista nei confronti della figlia scomparsa. Victor diventa quasi un inserto autobiografico per Snyder, trasformandolo in ciò che lui sente nel profondo del proprio cuore. Metafora perfetta e toccante di un amore paterno, di una famiglia distrutta che può ancora essere unita e che può tornare a vivere anche dopo tanta sofferenza.

Steppenwolf

Il personaggio che, incredibilmente, stupisce più di tutti è però il cattivone di turno. Se nel 2017 il suo look appariva più slanciato ed elegante, ora è mostruoso e possente, ma non per questo meno nobile. Sempre nella versione precedente dimostrava di essere tremendamente piatto e inutile, con l’unico desiderio di conquistare senza stare troppo a spiegarne i motivi, del tipo “faccio ciò che faccio solo perché sono cattivo” il che è il modo peggiore per scrivere un antagonista. Ora ha uno scopo, dei desideri, delle passioni, delle speranze e una possibilità di riscatto nei confronti del suo popolo e del suo Re, spingendo lo spettatore a immedesimarsi anche in Steppenwolf, in cosa potrebbe provare e che il suo viaggio, il suo proposito è reale, profondo e concreto. Quest’ultimo personaggio è la dimostrazione più pura che, anche con alcune imperfezioni e indecisioni di scrittura qua e là (in particolare sui contenuti conclusivi aggiuntivi), Zack Snyder è un grande regista e che se gli venisse data la possibilità di esprimere tutto il suo potenziale sarebbe in grado di mettere in scena personaggi profondi e credibili, una storia completa e un prodotto epico e interessante.

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