Il cosmo sul comò, un campanello d’allarme?

Sesto film che vede come protagonisti Aldo, Giovanni e Giacomo, si tratta del primo in cui alla regia non figura Massimo Venier, al suo posto troviamo Marcello Cesena. Uscito nelle sale italiane il 19 dicembre 2008, nel solito periodo natalizio, incassando più di 13 milioni di euro. Ma tralasciamo questi dettagli e diamo uno sguardo alla trama, che rispetto ai loro film precedenti può risultare alquanto insolita.

La trama

La particolarità sta nel fatto che la pellicola è suddivisa in quattro episodi a sé stanti, ai quali fa da cornice il racconto del maestro Tsu’Nam, una sorta di monaco zen, e i suoi due discepoli Pin e Puk. La loro presenza funge da apertura e da transizione tra gli altri racconti, portando in scena brevi sketch.

Passiamo quindi al primo episodio, ambientato in una calda giornata d’agosto a Milano. La famiglia di Giovanni sta sistemando gli ultimi preparativi per le vacanze, prima però dovranno far tappa da Giacomo, dato che partiranno assieme a lui e alla sua compagna. Lo stesso vale per Aldo e la sua famiglia, che si presenta come l’esatto opposto di Giovanni, in quanto altamente disorganizzato e perennemente in ritardo, dopo qualche peripezia riescono ad avviarsi verso casa di Giacomo, ma una volta arrivati in loco qualcuno rischia di far saltare i piani per le vacanze.

Il secondo episodio è ambientato in una piccola parrocchia che ha come parroco Don Bruno, servito dal fedele sagrestano Mario, il quale ha un grosso sogno nel cassetto. Tra i fedeli c’è anche Beniamino, nonché amico dei due sopra citati, è una persona modesta che conduce una vita semplice, ma una misteriosa valigetta sta per cambiare questa sua condizione e anche quella della parrocchia.

Sul terzo racconto non c’è molto da dire in quanto risulta una semplice parodia dei quadri di Harry Potter.

Dunque, passiamo direttamente al quarto e ultimo episodio, molto più incentrato su Giacomo che sugli altri due, infatti, lui e sua moglie desiderano tanto avere un figlio, ma gli svariati tentativi risultano vani, decidono dunque di rivolgersi ai più disparati specialisti, fino a giungere dalla Dottoressa Gastani Frinzi.

Considerazioni

Prima di procedere vi avviso che da qui in poi potrebbero esserci spoiler e come sempre io vi consiglio di leggere la sezione delle considerazioni, solo se avete già visto il film.

Uno dei cambi più radicali in questo film è quello alla regia ed è giusto spenderci due parole a riguardo. Questa novità secondo me si nota parecchio, anche se in parte mascherata dalla scelta della suddivisione in episodi, dando la sensazione che ci sia stato un calo qualitativo generale rispetto alla loro passata filmografia.

Proviamo a considerare il primo episodio paragonandolo ai loro film precedenti, dato che secondo me è quello che più ci si avvicina vista la storia. Tralasciando le differenze dovute alla breve durata, lascia l’impressione che manchi qualcosa, un piccolo elemento che contribuisce a strappare una bella risata, risultando quindi molto più vicino alla classica commedia che a un film comico dove si ride di gusto.

La scelta della suddivisione in episodi l’ho trovata interessante, anche perché sembra richiamare film comici e commedie italiane di qualche decennio prima, come Le comiche o anche Viaggi di nozze di Verdone. Per quanto io l’abbia trovata audace, tale scelta si è dimostrata un po’ controproducente, prevalentemente per il fatto che il trio ci ha abituato a film con una trama lineare, facendo risultare questo un po’ destabilizzante.

Dato che siamo entrati nel discorso “episodi” diamo un rapido sguardo agli stessi, partendo dal già citato Milano Beach. È probabilmente il mio preferito dei quattro in quanto un po’ più classico, con Giovanni che è il solito pignolo e Aldo il solito pasticcione, inoltre i personaggi che ruotano attorno ai tre protagonisti li ho trovati particolarmente adatti, soprattutto per la situazione inaspettata che si andrà a creare. Una grande nota di merito a Luciana Turina, interprete della suocera di Aldo (la fattucchiera della Sirenetta che beve cioccolata a 40°C all’ombra), che risulta probabilmente la migliore spalla comica dell’episodio.

Il secondo, L’autobus del peccato, ritengo che sia lievemente sottovalutato in quanto se n’è sentito parlare poco a differenza degli altri. Il fatto di raccontare una singolare, anche se fittizia, vicenda riguardante una piccola parrocchia l’ho trovato simpatico, forse risulta un po’ più serio del precedente, ma comunque qualche risata o qualche sorriso riesce a tranquillamente a strapparcelo.

Secondo me dei tre comici quello che spicca di più in questo caso è Giovanni, che interpreta il sagrestano Mario, il quale contribuirà a rendere ancora più povera la parrocchia, tenendo per sé le offerte più cospicue dei fedeli, in modo da poter comprarsi una bella moto e realizzare il suo sogno, quello di lasciarsi alle spalle quella vita.

Passiamo al terzo episodio, Falsi prigionieri, probabilmente il peggiore di tutto il film in quanto è un po’ “usa e getta” fa abbastanza ridere la prima volta, ma le successive potrebbe risultare un po’ stucchevole, personalmente penso che sia dovuto al fatto che è una parodia anziché un racconto vero e proprio. Ma c’è una piccola chicca riguardante questo sketch, tra i vari quadri figura anche Marcello Cesena, regista del film.

Siamo giunti al quarto e ultimo episodio, Temperatura basale, probabilmente il più citato tra i fan, ma secondo me anche il più sopravvalutato tra tutti, in quanto solamente celebre per la scena in cui Giacomo e la moglie, incontrano la Dottoressa Gastani Frinzi, interpretata dalla mitica Angela Finocchiaro. Per il resto il cortometraggio non tocca mai un punto così alto e i momenti divertenti non sono poi così tanti, inoltre per la maggior parte riguardano solamente Giacomo, coinvolgendo molto meno glia altri due amici.

Penso che sia arrivato il momento di tirare le somme in merito alla pellicola e giustificare anche il titolo di questa recensione (o pseudo-recensione, come mi piace chiamare i miei articoletti).

Il film è comunque divertente, ma ha troppi alti e bassi e riesce pure ad avere brevi tempi morti nonostante la suddivisione adottata. Mantiene un po’ di “fascino” se ci si focalizza solo sui singoli cortometraggi, ma se passiamo a una visione d’insieme secondo me perde parecchi punti e più che un film brutto (ci sono sicuramente commedie nettamente peggiori), risulta un film deludente.

Infatti, questo fu il primo prodotto del trio a deludermi, risultando col senno di poi un punto di non ritorno, un “campanello d’allarme” per i successivi film, alcuni migliori e altri peggiori di questo, ma mai all’altezza dei primi cinque (di cui potete trovare le recensioni sul sito). Ci sarà tempo per parlare anche degli altri film, ma ho finito ciò che avevo da dire in merito a questo e quindi come sempre vi ringrazio per essere rimasti fino alla fine e buona visione!

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Daniele Artioli ha detto:

    Sono d’accordo, è un film che a me, personalmente, non ha mai divertito molto e che ho rivisto molto poco nel corso del tempo. Mi è rimasta in mente, come giustamente hai scritto, la scena dalla Gastani Frinzi e le sfuriate di Giacomo, che sono diventate un po’ un meme, ma per il resto il mio livello di interesse rasenta lo zero.

    "Mi piace"

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