Braveheart – Cuore impavido

Film diretto e interpretato da Mel Gibson, vincitore di cinque premi Oscar, tra cui miglior film, uscito nelle sale statunitensi nel maggio del 1995 con un incasso totale di 210 milioni di dollari.

La pellicola racconta di William Wallace, patriota ed eroe nazionale della Scozia, vissuto nel XIII secolo.

La trama

Come anticipato il film è ambientato nel XIII secolo, nella seconda metà per l’esattezza, in seguito alla morte del re, privo di eredi, la Scozia si ritrova sotto la tirannia di Edoardo I Plantageneto, re d’Inghilterra. I nobili scozzesi dibattono su chi tra loro debba essere il nuovo sovrano della loro terra. Approfittando di questi screzi interni Edoardo I sceglie di convocare tutti i pretendenti al trono, comunicandogli che ha intenzione di trovare un accordo in merito alla gestione della Scozia. La proposta si rivela una trappola, e tutti i nobili verranno uccisi.

Malcom Wallace, insospettito dal fatto che i nobili non siano ancora tornati, decide di recarsi sul luogo dell’incontro coi due figli, John e il piccolo William. Con grande sconcerto scopre ciò che è accaduto ai suoi compatrioti, i cui corpi sono appesi alle travi dell’edificio. Con tutta la rabbia per l’accaduto, Malcom decide di organizzare una sommossa contro l’esercito inglese schierato alla frontiera; pure William vuole partecipare, ma il padre glielo impedisce in quanto troppo giovane.

L’attacco non va secondo i piani e i pochi superstiti decidono di ritirarsi, portando con sé i corpi delle vittime, tra cui vi sono anche John e Malcom Wallace. Il giorno del funerale William fa la conoscenza di suo zio, Argyle, il quale lo porterà con sé per fornirgli un’adeguata istruzione.

Vent’anni dopo William torna al suo villaggio natale e nonostante non abbia dimenticato ciò che gli inglesi hanno fatto alla sua famiglia e ai suoi concittadini, decide di condurre una vita tranquilla, coltivando i campi e possibilmente facendosi una famiglia. Ma qualcosa fa crollare tutti i suoi piani.

Da qui si rende conto che la Scozia ha bisogno di essere unita contro gli inglesi, motivo per cui riuscirà a radunare sempre più persone per dare inizio a una vera e propria rivoluzione.

Considerazioni

Anche questa volta ho scelto di suddividere questa sezione in una parte senza spoiler e una con spoiler, anche se nella prima non avrò molto da dire, dato che le maggiori considerazioni sono su fasi più avanzate del film.

Parto con un aneddoto personale, spiegandovi il motivo per cui questo è uno dei miei film preferiti. La prima volta lo vidi alle scuole medie, mi rapì immediatamente, principalmente per due motivi. Il primo è legato proprio al personaggio di William Wallace, un uomo dal carattere deciso che non si ferma nonostante gli ostacoli che si presentano sul suo cammino, perseverando continuamente per il raggiungimento del suo obiettivo. L’altro è la varietà di situazioni presenti nel film, passando quindi da momenti altamente d’azione, ad altri più sentimentali, passando per momenti drammatici ed epici, ma ovviamente non vi dirò di che sto parlando, non ancora quantomeno.

Probabilmente questa pellicola è stata fondamentale per farmi appassionare al mondo del cinema, quindi qualora non l’abbiate mai visto vi consiglio di recuperarlo assolutamente, anche se i film basati su fatti storici non fanno per voi e non fatevi scoraggiare dalla durata (quasi 3 ore) perché proprio la stessa permette la varietà di contenuti appena espressa.

Spero di avervi convinto con queste poche righe, vi auguro una buona visione e spero torniate a leggere la seconda parte una volta visto il film.

Per voi che siete rimasti partirei col parlare di alcuni errori del film. Partiamo con le cornamuse, elemento chiave della colonna sonora del film, soltanto che quelle utilizzate sono irlandesi e non scozzesi.

Ci sono poi altre incongruenze storiche una delle più importanti è sicuramente il rapporto con la principessa Isabella di Francia, infatti, non vi sono prove che lei abbia avuto un figlio da Wallace, anzi è altamente improbabile. Altra inesattezza riguarda lo Ius primae noctis che in quegli anni non era in vigore in quel territorio, inoltre spesso consisteva nel pagamento di quella che può essere definita una tassa e non come rappresentato nel film.

Ci sono altri errori riguardanti qualche anno e altre sottigliezze, Mel Gibson ha però ammesso di aver optato per la spettacolarità della pellicola, facendo quindi risultare la storia altamente romanzata. Obiettivo riuscito direi, soprattutto considerando che non è un film-documentario, quindi dal mio punto di vista tutte le suddette incongruenze sono tranquillamente trascurabili al fine di godersi il prodotto.

Braveheart è sicuramente uno di quei film che può trasmettere una marea di messaggi, il cui punto focale è la libertà e la lotta per ottenerla, ma ricordandoci che oltre a essere un diritto è anche, e soprattutto, un dovere; infatti, non si può pretendere di essere liberi senza fare nulla. Questo fatto secondo me viene messo in evidenza in quello che è il miglior discorso motivazionale del film, nonché uno dei migliori del cinema (potete in parte trovarlo sul sito nella sezione citazioni), dove William Wallace sprona i suoi compatrioti a combattere, ricordando che per ottenere ciò che si vuole sono necessari dei sacrifici.

Un altro aspetto fondamentale che questo film ci insegna è che le azioni non sono mosse da soli ideali, quindi non basta il cuore, ma serve anche la testa e saper riflettere. Questo ce lo fa capire proprio il protagonista che oltre ad essere molto abile nel combattimento è anche un eccellente stratega che riesce a sfruttare al meglio le risorse che ha a disposizione per cercare di colmare il divario bellico con gli inglesi. Insegnamento che Wallace stesso riceve dallo zio il quale durante il funerale del padre gli spiega che prima di saper usare la spada bisogna saper usare la testa, dunque avere anche la conoscenza dei propri mezzi.

Temo di essermi dilungato fin troppo, eppure avrei ancora molte altre cose da dire, ma ho deciso di concludere con la mia frase preferita di tutto il film: “Tutti muoiono, non tutti però vivono veramente”. Tali parole sono pronunciate da William Wallace nel suo ultimo incontro con la principessa, la quale si è affezionata a lui. Oramai è condannato a morte dopo esser stato catturato, eppure anche queste poche parole ci dicono comunque molto dell’eroe scozzese, che affronta la sua condanna a testa alta, dicendo che non ha rimorsi o rimpianti nella sua vita, continuando a sostenere la sua causa fino alla fine. Non si piegherà nemmeno dinanzi alle torture subite, senza chiedere pietà e prima di esalare l’ultimo respiro, le sue ultime parole, o meglio, la sua ultima parola è ben chiara: “Libertà!”.

Come sempre ringrazio chi ha scelto di restare fino alla fine, nella speranza che questa recensione, o qualunque cosa sia, vi sia piaciuta. Ma più che altro spero che il film vi sia piaciuto e che sia riuscito a trasmettervi qualcosa oltre ad avervi intrattenuto, che comunque è sempre l’obiettivo principale della settima arte.

Buona visione!

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