Sorella, mio unico amore di Joyce Carol Oates

Quando capita di fare compere di libri al mercatino dell’usato, con l’intento di accaparrare quanti più libri e risparmiare qualche soldino, ci si può imbattere in qualche inaspettata chicca ad un prezzo irrisorio. Così un giorno, girovagando nel negozio dell’usato con una catasta di libri in braccio, mi capitò sotto mano questo romanzo dalla copertina bizzarra sulla quale c’era la foto di una bambina, di almeno cinque anni, truccata come una Barbie su uno sfondo rosa shocking. Un colore piuttosto inusuale nel mondo letterario, percepito di solito come antiquato e serio. Appunto per questa particolarità, il libro mi aveva conquistata subito ma, osservando meglio la “bambolina”, provai un senso di disagio. Il libro appariva come un tipico e inquietante thriller tipicamente sfornato dai più originali scrittori/sceneggiatori e, infatti, informandomi meglio scoprii che Joyce Carol Oates, l’autrice di quest’epopea, si era ispirata a un fatto realmente accaduto nel 1996, ovvero il misterioso omicidio di Jonbenet Ramsey, ex reginetta di bellezza (online troverete una sfilza di siti dove approfondire la storia).


I Ramsey, la famiglia che ha ispirato Joyce Carol Oates

“Sorella, mio unico amore” di Joyce Carol Oates è probabilmente uno dei romanzi più insoliti che abbia letto fino ad ora e, contemporaneamente, il più coinvolgente. La storia tragica e malsana della famiglia Rampike (equivalente della famiglia Ramsey) è talmente avvincente che è difficile staccarsi dal romanzo una volta inoltrati nella storia. Il racconto viene narrato da nientepopodimeno che uno dei personaggi protagonisti di questa storia, il primogenito nonché la prima speranzosa promessa dei due genitori Rampike, Skyler. Questo libro è la sua testimonianza, lui superstite e testimone dell’omicidio della giovanissima e promettente pattinatrice Bliss Rampike, in origine Edna Louise.

L’originalità di questo fantasioso romanzo risiede nella narrazione particolare del nostro protagonista: ogni cosa detta viene inevitabilmente dubitata, in quanto scritto in modo illogico. Le idee personali di Skyler vengono puntualmente palesate dal suo modo di scrivere caratterizzato da descrizioni esilaranti della famiglia, un numero ridicolmente elevato di note a pie di pagina e una mania di protagonismo.

Nel ricco quartiere di Fair Hills, New Jersey, si erge casa Rampike, il teatro dell’omicidio che scombussolò (davvero) gli Stati Uniti. Skyler e Bliss sono figli di Betsey, un’arrampicatrice sociale, il cui unico obiettivo nella vita è fare amicizia con persone ricche, importanti e residenti di sontuose ville e di Bix, presentato come un uomo affascinante, carismatico, grintoso e avviato ricercatore del futuro (il suo mestiere non viene specificato, come se fosse un affare di stato). Ciò che accomuna e che, fino ad un certo punto, tiene uniti questi due è lo spirito sportivo: Lei che rimpiange ogni giorno della sua vita il fatto di aver intrapreso in “tarda età” le lezioni di pattinaggio sul ghiaccio, la sua grande passione, e lui che è stato un ex giocatore di football nella squadra del liceo. Skyler, ad appena quattro anni, incarnerà, per entrambi, il loro “illusorio” vecchio sogno mai incoronato e un tratteggiato ricordo del loro passato, prima della vita matrimoniale. Però quando il bambino si rivelerà per niente portato all’attività fisica verrà messo da parte per dare spazio a sua sorella, Edna Louise. Nella parte inziale del testo, Edna Louise appare come una bambina strana, quasi inquietante e che viene costantemente trascurata dalla madre. Poi qualcosa cambia: guardando continuamente in televisione programmi di pattinaggio sul ghiaccio, l’ormai non più Edna Louise scoprirà il suo interesse e la sua forte volontà di imparare questo sport. La madre di questa, all’inizio un po’ restia, scoprirà il talento innato (e a suo parere divino) della bambina, tanto da cambiarle il nome da Edna Louise a Bliss, che in inglese significa “benedizione”. Così, a quattro anni, Bliss Rampike intraprenderà numerosi concorsi di pattinaggio. La sua portentosa bravura e leggiadria la renderà famosa, amata da qualcuno e persino venerata.  Partecipando sempre di più a gare sportive, il suo artificioso personaggio insieme a tutti gli altri componenti della famiglia verranno catapultati nel frastuono mediatico, deviando, per sempre, la loro vita. Le accurate e chiare descrizioni di Skyler, delle gare di pattinaggio riprese dalle trasmissioni televisive, si proiettano in modo nitido nella nostra testa. Il fomento causato dalle piroette eseguite da Bliss riecheggia in modo anomalo nella nostra mente. Più le trasmissioni televisive documentano l’infinita bravura della bambina, più gli americani diventano curiosi di vedere Bliss, la piccola pattinatrice prodigio. Così, grazie alla fama della bambina, la signora Rampike riuscirà a inserirsi in club esclusivi e importanti, raggiungendo la tanto desiderata posizione sociale. Nonostante il privilegio ottenuto grazie alla bravura della fanciulla, la madre non esternerà mai l’amore ai suoi bambini, negando così l’affetto di cui hanno tanto bisogno. Questa privazione gli provocherà vari problemi mentali che si manifesteranno in ambito familiare ed estraneo aumentando in loro frustrazione, oppressione e, soprattutto, risentimento. Gli adulti, focalizzati sempre di più sulla loro apparenza e sulle loro vite individualistiche, trascureranno sempre di più i bambini, fino a renderli degli oggetti d’allestimento, in quanto sfruttati fino alle loro ultime forze.

Il grido di ribellione e di dolore in questo confuso diario è palpabile. L’opprimente testimonianza dei due porta, noi lettori, al baratro dell’umanità e ci apre mondi o vite a noi inimmaginabili, caricandoci del peso immane che ci si può trascinare dentro. Questo libro è un chiaro portavoce di chi non ha mai avuto l’opportunità di essere ascoltato attentamente ed essere capito completamente.

Insomma, questo libro è un atto d’amore.  

Joyce Carol Oates

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