Gran Torino

Gran Torino è sicuramente uno dei film di maggior successo di Clint Eastwood, quantomeno parlando di tempi più o meno recenti, vista la filmografia di cui può vantare il regista, sia in quanto tale, sia in quanto attore.

Arrivato nelle sale di tutto il mondo a cavallo tra il 2008 e il 2009, ha riscosso immediatamente molto successo, incassando circa 30 milioni di dollari solo nella prima settimana, garantendosi il primo posto al botteghino negli Stati Uniti. A livello globale ha poi raggiunto 270 milioni di dollari incassati.

Tralasciamo dei semplici numeri e diamo uno sguardo alla trama.

La trama

Walt Kowalski, un americano di origini polacche, è un veterano della guerra di Corea, alla quale ha partecipato in giovane età e una volta tornato dalla stessa lavora in una fabbrica Ford fino al raggiungimento della pensione. Da qui parte la nostra storia, che purtroppo si apre col funerale della moglie del signor Kowalski.

Fin da subito capiamo che il vecchio Walt ha un carattere altamente scontroso, soprattutto verso i propri figli e nipoti, di cui non sopporta i modi di fare. È generalmente irritato dalla presenza di altre persone, in primis da quelli che lui chiama “musi gialli”, ovvero qualsiasi persona di origini orientali. Quest’odio è frutto della guerra passata, ma è dovuto anche al fatto che sempre più persone di tale etnia si stanno trasferendo nel quartiere dove lui vive, che una volta era popolato da americani come lui.

In pratica l’unica cosa che Walt vuole è vivere in pace da solo, ma la sua vita cambia ancora una volta quando si troverà inaspettatamente a interagire coi suoi vicini hmong, un’etnia costretta a emigrare dal Vietnam e zone circostanti per aver dato supporto agli Stat Uniti nella guerra omonima.

Considerazioni

Per questo film tale sezione sarà divisa in una parte senza spoiler e una con spoiler, perché ritengo che questo sia uno di quei capolavori che la prima volta si deve scoprire da soli senza saperne quasi nulla.

Nonostante il film non abbia vinto prestigiosi premi, è stato acclamato sia dalla critica che dal pubblico e penso che questo sia dovuto a diversi motivi, primo su tutti il fatto che la pellicola va a toccare diverse tematiche, anche piuttosto profonde.

Già dalla trama si può intuire che il razzismo è una di queste e forse il più presente. Il fatto particolare, e secondo me di pregio per la pellicola, è che il protagonista è razzista, anche a causa della sua esperienza in guerra che lo ha portato ad avere pregiudizi su quasi chiunque, ma ancora di più sugli asiatici. La tematica, quindi, non è trattata in modo “classico”, ovvero una semplice accusa contro il razzismo, ma si prova a considerare un punto di vista diverso.

Un altro tema che ci accompagnerà per tutto il film è quello delle varie gang di strada, ragazzi che vivono di piccoli crimini e che bersagliano principalmente soggetti più deboli di loro, altra realtà che il protagonista detesta con tutto sé stesso.

Non c’è altro da sottolineare per quella che è la parte senza spoiler, passiamo dunque alla successiva che sarà sicuramente più corposa, dunque, se non avete visto il film vi sconsiglio caldamente di non andare oltre e tornare più tardi.

Buona Visione!

Riprendiamo e concludiamo il discorso sul razzismo radicato e coltivato negli anni da Kowalski. Questo suo modo di essere inizia a vacillare nel momento in cui si rende conto che ha più caratteristiche in comune coi suoi vicini che con la propria famiglia, capendo che alcuni “musi gialli” non sono poi così male. Ricordandoci che conoscendo meglio le persone che ci circondano potremmo cambiare idea su di loro, anche se si odia chiunque a prescindere.

Nel film c’è anche un po’ di spazio per il rapporto che il signor Kowalski ha con la fede cristiana, principalmente nelle scene in cui compare padre Janovich, che come espresso dalla defunta moglie di Walt ha deciso di vegliare su di lui, ma come suo solito Kowalski lo allontana, solamente che rispetto ad altri è più insistente, anche perché vuol mantenere la parola data. In uno dei loro brevi colloqui scopriamo una triste verità che lo stesso vecchio scontroso ammette. Mentre si parla della vita e della morte è lui stesso a dire che per tutto ciò che ha visto in guerra probabilmente ne sa più della morte che della vita, ammettendo che quell’esperienza l’ha profondamente segnato, ma è comunque andato avanti e si è costruito una vita, dicendo che Dorothy, la moglie, è la cosa migliore che gli sia capitata. Secondo me è una delle scene chiave del film, dato che ci viene mostrato un po’ del lato umano del protagonista.

Tra i numerosi messaggi contenuti nel film ce n’è un altro importantissimo, che si può riassumere con la celebre frase “Il lavoro nobilita l’uomo”. Perché dopo aver accettato di prendere Thao, il figlio dei vicini, con sé per un breve periodo, inizia a insegnargli tanti piccoli lavori manuali, ma soprattutto gli trova un lavoro, anche con lo scopo di evitare che possa finire nella gang del cugino e condurre una vita da delinquente, per quanto non sembra comunque esserne portato.

L’ultima considerazione riguarda il finale, che ci mostra quanto Walt sia cambiato. Deciderà di far arrestare la gang del cugino di Thao, dopo che questi hanno violentato Sue, sorella di Thao, in modo che i suoi vicini possano vivere più serenamente e tranquillamente. Per far sì che ciò accada deciderà di sacrificare sé stesso, facendosi sparare anche se disarmato, non senza aver attirato l’attenzione del quartiere, in modo da avere testimoni. Questa scelta è dovuta probabilmente a una serie di fattori, uno è legato al fatto che ha scoperto di avere una malattia a uno stadio troppo avanzato per poter esser curato. In più evita che Thao sia coinvolto in quella che lui crede essere una vendetta, come ammesso dallo stesso Walt conosce troppo bene la morte e non vuole che pure il ragazzo la tocchi con mano. Ma soprattutto evidenzia come il protagonista sia cambiato, il quale era solito rispondere alla violenza con altra violenza.

Walt Kowalski dà così un senso alla sua morte sacrificandosi per quella che si può definire una buona causa e per salvare le persone a cui tiene, un finale che ha anche un forte significato simbolico, nonché religioso, tanto che la posa in cui muore è un forte richiamo alla crocifissione.

Ci sarebbero molti altri piccoli dettagli di cui parlare, ma rischio di dilungarmi inutilmente, quindi vi ringrazio per essere rimasti fino alla fine, nella speranza che il mio parere vi sia interessato e che magari vi abbia fatto venire la voglia di rivedere il film.

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