Rafiki – quando il cinema si ribella alla politica.

Quando un film si trasforma in militanza politica, a favore dei diritti civili, non si può ignorare e non si può assolutamente non parlarne.

È il caso di Rafiki, un film del 2018 diretto dalla straordinaria Wanuri Kahiu e disponibile su MUBI.

Rafiki é un film drammatico keniano e racconta la nascita di amicizia e, successivamente, di un tenero amore che cresce tra due giovani ragazze, con uno sfondo incentrato sulla famiglia e sulle pressioni politiche sui diritti LGBTQ+ in Kenya.

Perché Rafiki si ribella alla politica?

Questo film é stato bandito dal Kenya Film Classification Board (KFCB) per la sua “chiara intenzione di promuovere il lesbismo in Kenya”. Il Consiglio amministrativo ha chiesto successivamente alla regista di cambiare il finale, ritenuto troppo “felice e speranzoso”. La regista ha rifiutato, ovviamente, la proposta e ciò ha portato al bando del film.

E poi? Che é successo?

Wanuri ha citato in giudizio il Governo del Kenya per consentire la proiezione del film. Magia, il 21 settembre 2018 l’Alta Corte del Kenya, dopo diverse “lotte” politiche, ha revocato il divieto del film, consentendogli di essere proiettato, senza censure, nel paese per sette giorni. Sette giorni di sold out.

Dopo questa piccola storia felice, passiamo al film. Tranquilli, no spoiler.

Nonostante la travagliata storia, Rafiki, per un occhio occidentale, non rappresenta nulla di nuovo, anzi potrebbe quasi risultare banale.

È normale. Ma va apprezzato proprio per questo suo tentativo di approccio al tema, che risulta a volte si “banale” ma non superficiale.

La regista ha voluto descrivere un amore quasi platonico, dove a far da regina non é la passione ma la complicità. Si vedono pochissime scene di amore passionale, o comunque non ci vengono mostrate, ma vengono risaltate le occhiate, le smorfie e i piccoli gesti come toccarsi la mano, sfiorarsi il braccio e toccarsi i capelli. Anche questa scelta é una scelta politica: in un paese dove per due donne (o due uomini) tenersi per mano equivale alla galera (ci sono casi in cui delle persone sono state condannate a 14 anni di carcere) l’unico modo per manifestare il proprio amore e il proprio desiderio é il segreto.

A risultare “banale” é principalmente la trama priva di una vero e proprio sviluppo narrativo e con qualche dimenticanza qua e là, probabilmente per l’abbondanza di personaggi e per l’abbondanza di cose da dire: in questo film é palpabile una ribellione politica, una grande critica sociale (soprattutto verso il menefreghismo), in più ci mostra diversi legami familiari, molto diversi fra di loro, che si sfaldano e si ricuciono. Insomma, molta carne sul fuoco, che purtroppo ha portato ad argomentare alcuni temi in modo un po’ annacquato (come i rapporti familiari di Ziki e Kena, le due protagoniste). Tuttavia la storia scorre bene ed é davvero difficile non affezionarsi a Kena e John Mwaura, suo padre.

Non si può dire lo stesso per la fantasiosa fotografia di Christopher Wessels, che gioca molto con i colori, in particolare tutte le sfumature del rosa. Non credo ci sia una scena in cui non c’è un elemento color rosa, e posso dirvi che é stato veramente bravo a giostrarsi questo aspetto: é riuscito a colorare tutte le scene senza risultare pesante allo sguardo o ripetitivo, dando vita alle storie e colore alle passioni.

E si può dire assolutamente lo stesso per la creativa regia di Wanuri Kahiu, una regia pulita ed evocativa che non annoia mai e che riesce a tenere il passo alla stravagante fotografia.

Insomma, perché vedere Rafiki?

In Rafiki si respira una grande esigenza di raccontare e di mostrare. Si respira aria di rivoluzione e rivincita. A mio parere non si può paragonare con nessun altro prodotto occidentale, proprio per la sua storia, la sua nascita e il suo sviluppo.

È un film che va assolutamente visto e capito.

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