Così è la vita

Secondo film di Aldo Giovanni e Giacomo assieme a Massimo Venier alla regia, con 22 milioni e mezzo di euro d’incassi è il loro secondo maggior successo al botteghino e al primo posto nella stagione 1998/1999. Come il precedente debutta sul grande schermo nel periodo natalizio, 18 dicembre. Prima di procedere ci tengo a precisare che nella sezione della trama sono presenti spoiler.

La trama

Aldo Baglio si trova in carcere per falsificazione di carte di credito, motivo per cui è conosciuto nell’ambiente come Bancomat; una mattina deve essere scortato in tribunale e a prenderlo sarà Giacomo Poretti, un modesto agente di polizia il cui sogno è quello di diventare scrittore. Il poliziotto dovrebbe essere accompagnato dal collega Antonio Catania, che però ha chiesto a Giacomo di lasciarlo dall’amante con la quale ha un appuntamento; l’agente Poretti si ritrova dunque da solo con Bancomat e dato che all’apparenza è innocuo lo fa salire al posto del passeggero. Questa decisione ben presto si rivela un grosso errore perché Giacomo tiene la pistola nel vano portaoggetti e il criminale la trova, ottenendo quindi una posizione favorevole e prendendo l’agente come ostaggio.

Nel frattempo, facciamo la conoscenza di Giovanni Storti che nella vita fa l’inventore, a detta sua, e il suo lavoro consiste nel progettare i giocattolini che si trovano negli ovetti di cioccolato (sì proprio quelli basculanti e roteanti, perché dopotutto l’arte è un lavoro sporco e qualcuno dovrà pur farlo). Giovanni conduce una vita felice, è sposato ed è orgoglioso del suo lavoro, ma in una mattinata che preannuncia una di quelle giornate totalmente negative gli rubano la macchina sotto i suoi occhi, appena vede passare una volante della polizia passare ci salta a bordo senza pensarci due volte, chiedendo all’agente di inseguire i ladri; ma il caso vuole che la vettura sia proprio quella di Giacomo e ben presto Aldo si ritrova due ostaggi da gestire.

Vista la situazione Bancomat ordina all’agente di uscire dalla città, questo obbedisce, ma nel frattempo cerca di comunicare con la centrale senza far capire le sue intenzioni al suo rapitore. Durante la fuga l’auto cade da un precipizio, ma fortunatamente i tre in quel momento non erano a bordo, dopo che la polizia trova il relitto dichiara i passeggeri deceduti nell’incidente, anche se apparentemente non vi erano i corpi. I protagonisti si ritrovano, in un certo senso, liberi da tutto ciò che la società gli imponeva e assieme vivranno un’inaspettata e singolare avventura.

Considerazioni

La mia premessa è sempre quella di leggere questa parte solo se si è visto il film, non tanto per gli spoiler, ma tanto per non esserne in qualche modo influenzati.

Nonostante sia solamente il loro secondo film possiamo già notare un grosso cambio di schema rispetto agli sketch e al film precedente, che sta nel fatto che Aldo Giovanni e Giacomo questa volta non sono amici, ma tre totali sconosciuti con background diversi e soprattutto posizioni sociali diverse. Questa scelta secondo me può essere considerata un azzardo, dopotutto in qualche modo i tre comici sono usciti da quella che possiamo definire una comfort zone, o comunque una base di partenza già vista e oramai collaudata che sicuramente dava loro certezza, portando quindi in scena un prodotto che possiamo considerare più originale.

Certamente una scelta come questa può comportare degli “effetti collaterali” e in questo caso il maggior difetto, se così si può definire, è che il film non risulta così divertente come il primo. Questo certamente non significa che sia noioso perché comunque si ride e non poco. Inoltre andando avanti con la visione si respirerà sempre più aria di casa, infatti, dopo che i tre protagonisti si saranno conosciuti meglio inizieranno a relazionarsi tra loro in maniera a noi più familiare.

Se Tre uomini e una gamba risultava divertente anche per i richiami agli spettacoli, spezzando però la trama, mentre Chiedimi se sono felice, il terzo film, trova il suo punto di forza proprio nella stessa, rendendolo molto più scorrevole, possiamo considerare Così è la vita un punto d’incontro non solo a livello cronologico. I riferimenti alle opere precedenti sono meno presenti e si ha una maggiore continuità sulla trama e quando ci si distacca da essa viene fatto con maggiore contestualizzazione rispetto al primo film citato, ottenendo quindi un prodotto tecnicamente migliore del precedente.

Apro una parentesi sulla storiella del leone e della gazzella, detta da Aldo per conquistare Clara (più bionda che bellissima), solo che da pasticcione qual è la reinterpreta involontariamente concludendo con una morale apparentemente insensata, cito testualmente: “non è importante che tu sei un crotalo o un pavone, l’importante è che se muori me lo dici prima”. Se pensiamo al plot twist del film questa morale però prende un po’ di senso, probabilmente questa mia considerazione è solo un volo pindarico e certamente quella scena è solo un richiamo allo sketch delle ombre di Tel chi el telùn, spettacolo del 1999.

Questa volta la risposta alla domanda posta per gli altri due film è forse un po’ più semplice, almeno per me, questo non lo considero il loro miglior film, principalmente per il motivo suddetto, ma questo non lo esclude dal mio personale podio e si piazza proprio al terzo posto.

Ora che qui su Cinseblog ho parlato dei primi tre film del trio volevo fare una rapida riflessione su questa trilogia, se così possiamo chiamarla. Penso che le loro prime opere per il grande schermo siano impareggiabili, perché le trovo più “naturali e genuine” e si percepisce ancora un po’ il loro modo di fare portato agli spettacoli e sicuramente anche grazie alla presenza di Marina Massironi e nonostante siano passati anni dalla loro divisione rimane tutt’ora un elemento che ha aggiunto non poca qualità, probabilmente definirla una “spalla” è anche un po’ limitativo.

Anche per oggi la mia simil-recensione si ferma qui e ringrazio chi ha deciso di leggerla fino in fondo e come piccolo premio vi svelo un segreto (oramai noto quasi a tutti, ma dettagli) il film non è per nulla tratto da una storia vera e quella dicitura è solo una simpatica trovata; buona visione!

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