Starred Up: quando la prigione è dentro di te.


Le fredde porte blindate del carcere si aprono per Eric Love, un ragazzo di appena 19 anni che conduce una vita criminale e che porta dentro di se un’immensa mole d’ira ed incertezza. L’incontrollabile aggressività di Eric, però, lo porterà immeditamente e violentemente a scontrarsi con le guardie e con i detenuti, facendosi numerosi e potenti nemici sin dal suo primo giorno di prigione.
Nello stesso penitenziario, Neville sconta la sua pena con quieta pacatezza, i tanti anni passati li dentro gli hanno insegnato le malizie necessarie alla sopravvivenza e le regole che non devono essere mai infrante, ormai ha i suoi amici e le sue conoscenze e le cose gli vanno bene, se così si può dire. Tuttavia l’arrivo di Eric tocca molto da vicino Neville, che ora per la prima volta in quei 19 anni ha modo di stare un pò con suo figlio, visto prima di quel momento soltanto una volta.
La totale assenza di una qualsiasi conoscenza e legame tra i due si taglia con il coltello ma Neville cerca, anche se in modo grezzo ed inadeguato, di aiutare Eric, indirizzandolo verso una terapia di gruppo guidata dal paziente e gentile terapeuta volontario Oliver, nel tentativo di rasserenarlo e calmarlo un minimo. Quel gruppo farà conoscere ad Eric altri detenuti e rappresenterà per la giovane mina vagante una valida valvola di sfogo, anche se, purtroppo, sarà destinata a durare ben poco.
Bizzarro e violento film sul legame padre-figlio e sulla dura vita in carcere presentato al festival del cinema di Toronto, Telluride e Tribeca che vede come protagonisti Jack O’Connell, presente in film come “This Is England” (2006) di Shane Meadows, “Unbroken” (2014) di Angelina Jolie e “300 – L’Alba di un Impero” (2014) di Noam Murro premiato al Festival di Cannes come Rivelazione Maschile e vincitore di un Premio BAFTA come Miglior Stella Emergente, e Ben Mendelsohn, noto per aver recitato in pellicole come “The New World – Il Nuovo Mondo” (2005) di Terrence Malick, “ll Cavaliere Oscuro – Il Ritorno” (2012) di Christopher Nolan e “Animal Kingdom” (2010) di David Michôd premiato con un British Independent Film Awards, due Film Critics Circle of Australia Awards ed un Australian Film Institute Awards come Miglior Attore.

Se siete in cerca di un film edificante e commovente sul grande legame che stringe padri e figli dalla notte dei tempi, siete nel posto sbagliato. O quasi.
Starred Up” è una pellicola drammatica britannica del 2013 passata un pò in sordina, a causa del suo gusto tipicamente da festival a mio dire, che ci trasporta di peso all’interno di una prigione vera e tangibile ma anche emotiva e spirituale, una prigione composta da ferro e manette ma anche da mancanza di dialogo e da violenza, una prigione del corpo e dell’anima. Quest’ottavo lungometraggio diretto da David Mackenzie, regista e sceneggiatore inglese noto per aver diretto il pluricandidato e chiacchierato “Hell Or High Water” (2016), con la sua regia pacata, dura e fredda sa immergerci fin dalla prima sequenza in un clima teso, desolante e pericoloso, nella quale gli unici suoni che spezzano il silenzio più totale sono quelli dei sussurri, delle botte e delle grida dei carcerati; la scelta di non inserire alcun tipo di colonna sonora è assolutamente vincente e regala un’incredibile e tridimensionale realismo alla vicenda, già di per sé trattata con grezzo pragmatismo.
La recitazione è spontanea, aggressiva, mai teatrale e molto schietta, senza fronzoli, O’Connell e Mendelsohn spiccano fra tutti gli altri attori per intensità e fragilità, due facce della stessa triste medaglia: un giovane rabbioso e sofferente apparentemente senza futuro ed un adulto ormai arreso alle sue mancanze ed al suo destino. Molto bella e significativa la mormorata riflessione proposta dal film su come certi esempi famigliari e certi vuoti affettivi riescano, in qualche modo, a far ricalcare le stesse orme di chi ci ha preceduti.
La sceneggiatura, curata dall’ex terapista volontario del carcere di Wandsworth e ora sceneggiatore Jonathan Asser, è un asciutto, ruvido ed essenziale sfogo personale su come i detenuti vengono trattati all’interno di queste strutture e su com’è l’aria che si respira fra quelle celle, la storia che ci viene raccontata è semplice ed universale quanto efficace; dopo più di un’ora e mezza di machismo e ferocia, la piccola nota finale di dolce malinconia tocca il cuore in modo inaspettato, aggiungendo una nota agrodolce all’intera pellicola che acquisisce, così, un vero e proprio significato.

Starred Up” è un film dal sapore indie che sa spogliarsi dei classici e blandi cliché tipici dei prison movie americani per parlarci di qualcosa di più, non lo considero uno dei migliori film in circolazione, ma senza dubbio ha qualcosa da offrire a chi gli vorrà dare un’occhiata.

~Rebel Rabel

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Daniele Artioli ha detto:

    Ho amato tantissimo Hell or High Water, così come Perfect Sense; stranamente però non ho mai pensato di recuperare tutta la filmografia di David Mackenzie, sebbene sia chiaramente qualcuno che sa parlarmi. Da come ne hai parlato questo film mi ispira molto, mi sa che lo cerco e passati gli Oscar me lo guardo!

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    1. Rebel Rabel ha detto:

      Che bello, sono molto contenta! Quando lo vedrai ricordati di dirmi la tua impressione

      Piace a 1 persona

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