Indovina chi viene a cena?

I classici del cinema hollywoodiano sono capaci di parlarci, ancora oggi, a distanza di decine e decine di anni. Le pietre miliari della cinepresa assumono sfumature diverse a seconda del periodo storico in cui vengono guardate, comprese ed assimilate: gli ingredienti segreti per apprezzarne il contenuto sono un briciolo di senso critico e di contestualizzazione. Questa settimana è dedicata a livello internazionale alla lotta contro le discriminazioni etnico-razziali, piaga prepotentemente presente nella nostra società, difficile da debellare nonostante le inutili e orrende fondamenta su cui poggia. Il razzismo è un inno alla violenza, nella sua accezione più cruda e disastrosa, e alcune delle armi più forti contro la violenza sono la cultura, la consapevolezza, l’ironia. E si da il caso che il film di cui vi parlo oggi le contenga tutte e tre…

Indovina chi viene a cena? è forse una delle pellicole che fondono al meglio questi tre aspetti. Posizionato tra i 100 film migliori della storia, il cult anni ’60 diretto da Stanley Kramer analizza sotto il diretto occhio della quotidianità la discriminazione razziale, fenomeno che in quegli anni in America rappresentava una terrificante e palpabile realtà. Accanto a quella del razzismo, ci sono tante altre tematiche che il film affronta (come il rapporto genitori/figli, quello tra marito e moglie e quello tra amore giovane e amore maturo, tutti affrontati con commovente delicatezza) e che lo rendono un prodotto fondamentale da vedere almeno una volta nella vita.

John, futuro avvocato afroamericano, e Joanna, studentessa bianca di buona famiglia, si conoscono su un volo aereo e tra loro scatta immediatamente la scintilla. Giovani e innamorati, decidono di sposarsi, ma prima del lieto annuncio c’è uno scoglio che dovranno superare: l’approvazione dei reciproci genitori e del mondo che li circonda, il quale sta cambiando, ma non così velocemente come essi desidererebbero.

Si snoda con agile armonia questa deliziosa commedia, capace di parlare senza peli sulla lingua di temi all’epoca rivoluzionari e che ancora oggi trovano terreno fertile su cui germogliare. Per comprendere la portata di questo fenomeno cinematografico basta pensare che nello stesso anno d’uscita, il 1967, la Corte Suprema americana stabilì la legalizzazione dei matrimoni misti, il cui divieto fu finalmente identificato come anticostituzionale. La pellicola, rivolta ad una maggioranza di spettatori bianchi, in un contesto così fragile, suscitò scalpore nelle sale, ma ciò non la bloccò nel posizionarsi agli Oscar tra i vincitori. Indovina chi viene a cena? vinse infatti la statuetta per la miglior sceneggiatura originale (impossibile da non premiare) e Katharine Hepburn si aggiudicò la vittoria come miglior attrice protagonista.

L’estetica deliziosa e raffinata che contraddistingue un po’ tutte le commedie di quegli anni si sposa armonicamente ad una sceneggiatura capace di far commuovere e riflettere con poche frasi che arrivano dritte al cuore dello spettatore. Il grande messaggio che questo film vuole veicolare è Amore, un amore che comprende tante delle sue sfaccettature: l’amore romantico, l’amore per la propria famiglia, per il proprio popolo, l’amore verso l’accettazione del prossimo, quello giovane e quello vissuto, quello che un genitore prova nei confronti della propria prole. Tanti colori che formano un unico insieme chiamato Vitalità: perché è proprio la vitalità l’elemento che in Indovina chi viene a cena? unisce tutti i personaggi. Vitalità è il contrario Morte. Amore è il contrario di Odio. Significati che, con la leggerezza espressiva del genere comico, si oppongono ad un sistematico modo di pensare ancora oggi basato sulla ghettizzazione delle “razze”.

Indovina chi viene a cena? insegna ad abbattere il pregiudizio e ad aprire mente e anima per abbracciare una filosofia che professa l’interculturalità e l’abbattimento dell’odio razziale, la stessa filosofia che con faticate conquiste cerca di farsi strada tutt’oggi. Insegna che il razzismo non ha senso di esistere, semplicemente perché è la sua stessa esistenza a basarsi su affermazioni e fatti completamente nulli. Le persone sono solo persone, con sentimenti, intelligenza e animi diversi: l’unica differenza tra le persone sta, infatti, nella loro umanità.

“Tu sei mio padre e io sono tuo figlio. Ti voglio bene, te ne ho sempre voluto e te ne vorrò sempre. Ma tu ti consideri ancora un uomo di colore, mentre io mi considero un uomo.”

Consiglio la visione di questa pellicola con spassionata enfasi! Un film che non solo merita di essere visto per la bravura dei suoi attori (incredibili Katharine Hepburn e Spencer Tracy) e per la discreta maestria della camera da presa, ma che si fa necessario per le sue tematiche e per il modo in cui le tratta. Divertente, romantico, intenso e commovente, facile che entri a gamba tesa tra i vostri film preferiti di sempre. Con me ci è riuscito senza alcuno sforzo.

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