Chiedimi se sono felice, un apostrofo rosa tra le parole Franco e Forte

Terzo film di Aldo Giovanni e Giacomo, sempre con la presenza di Massimo Venier come co-regista. Il film debutta nelle sale italiane il 15 dicembre del 2000 e visto il successo del precedente (Così è la vita) non dovrà attendere per essere notato; al botteghino è il loro maggior successo, con più di 28 milioni di euro d’incassi.

La trama

Il film si apre con una terribile notizia, Aldo sta male e a comunicarcelo è Giacomo, mentre riporta la notizia a Giovanni; i due non sembrano essere in buoni rapporti e proprio per questo si parte con un enorme flashback.

Veniamo portati a tre anni prima, nel ’97, e i tre protagonisti conducono una vita quasi misera. Aldo, infatti, lavora al teatro della scala, ma come semplice comparsa, Giovanni fa il manichino umano ai grandi magazzini e Giacomo è doppiatore, ma di ruoli marginali, come Mr. Quaggot (al quale speriamo sia passata la tosse). Nonostante le loro situazioni altamente precarie sono legati da una forte amicizia e hanno un sogno nel cassetto, quello di portare in scena uno spettacolo tutto loro; dopo aver discusso a lungo sull’opera, la scelta ricade sul “Cyrano de Bergerac” (o “Sirano de Bergerak” secondo Aldo).

Ma la loro vita non si limita solo a questo e c’è anche spazio per gli innamoramenti, specialmente per Aldo che sembra essere un donnaiolo nonostante sia fidanzato. Dopo essersi reso conto che Silvana, la fidanzata, non gli piace poi così tanto chiede un favore a Giovanni, ovvero quello di andare da lei e “scarricargliela”; l’amico accetta e va alla casa della povera fidanzata di Aldo, dove passa un po’ di tempo e le elenca una serie di motivazioni riguardanti la rottura, senza mai farla parlare, il problema è che alla fine di questo monologo scopre di aver sbagliato casa e di non aver parlato con Silvana l’attrice, ma con Marina la hostess.

Aldo allora chiede aiuto a Giacomo, che è solito fare questo “lavoro” per aiutare l’amico, solo che stavolta in cambio chiede una cena composta da tre coppie, perché è interessato alla coinquilina di Silvana, Daniela. Aldo accetta le condizioni e i tre amici partecipano a questa cena, Giovanni scopre con stupore che la terza amica è proprio Marina e durante la serata sembrano gli unici due a essere davvero in sintonia.

I due sono sempre più innamorati, tanto che Giovanni è deciso ad andare a convivere, mentre lei ha ancora molti dubbi e proprio per questo dirà a lui che deve stare un po’ sola e che ci deve pensare. A Giovanni crolla il mondo addosso, ma gli altri due da buoni amici provano a tirarlo su di morale, in particolar modo Aldo che lo convince ad andare a Francoforte (o Pietroburgo, perché la geografia è importante, ma anche la salute), luogo dove Marina si trova per lavoro, e dirle tutto ciò che pensa di lei nel tentativo di convincerla che la ama veramente. Solo un “piccolo” problema fa saltare gli schemi, la hostess decide di non partire per tornare a parlare con Giovanni, solo che ai grandi magazzini trova Giacomo, che sta sostituendo l’amico, i due iniziano a parlare e da qui entrerà in atto la teoria del piano inclinato.

Considerazioni

Ovviamente nella trama ho omesso un po’ di particolari, per evitare di rovinare il film a chi non l’ha mai visto e soprattutto lasciargli la scoperta della teoria del piano inclinato, ma ora passiamo alle vere e proprie considerazioni. (Piccolo avviso prima di procedere, non ci saranno grossi spoiler nelle righe seguenti, ma il mio consiglio è sempre quello di leggere considerazioni e recensioni dopo la visione, per farsi una propria idea senza essere influenzati)

Rispetto al primo troviamo molti meno riferimenti alle loro opere al di fuori del grande schermo, dando quindi vita a un film molto più “originale”, ma pressoché ugualmente divertente nonostante tenda più alla commedia che al film comico. Proprio le situazioni che si verranno a creare saranno quelle che ci faranno ridere e sorridere, senza notare particolari stacchi dalla trama come magari si poteva percepire in Tre uomini e una gamba. Quindi il risultato è un film più maturo a livello di scrittura; ovviamente stiamo pur sempre parlando di Aldo Giovanni e Giacomo dove lo scopo principale è quello di intrattenere divertendo, senza voler far passare chissà quale messaggio e rimango dell’idea che il punto di forza dei primi film si basi proprio su questo.

Voglio spendere anche qualche parola sulla colonna sonora, che secondo me è la migliore della loro filmografia; firmata Samuele Bersani, si sposa a pennello con tutte le situazioni che si sviluppano, dandogli ancora più risalto e facendocele percepire meglio; è vero che lo scopo della colonna sonora è proprio quello, ma in film leggeri come questo si tende a farci meno caso, almeno per quanto mi riguarda, ma in questa pellicola salta subito all’orecchio, con pezzi come Giudizi universali o Spaccacuore.

Anche stavolta possiamo porci la seguente domanda “Chiedimi se sono felice è il miglior film del trio?” Ovviamente non esiste una verità assoluta, ma sicuramente ricade nei meglio riusciti, proprio assieme a Tre uomini e una gamba lo considero di maggior livello rispetto ai successivi. Anche stavolta non mancano scene e battute celebri, come la parte dei provini, dove viene chiamato in causa anche il grande e irreprensibile Albertazzi, la scena del supermercato dove si cita Il teorema canzone di Marco Ferradini, tuttologo sull’amore; oltre a molte altre, che se dovessi star qui a elencare questo articoletto non uscirebbe per tempo.

E anche oggi ho finito di blaterare, ringrazio come sempre chi ha deciso di leggere questa pseudo-recensione fino a qui, ricordatevi di essere dei teneri amanti e buona visione!

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