Normal People: un racconto di intimità e solitudine

Normal People è una miniserie irlandese del 2020 tratta dall’omonimo best seller della giovane scrittrice Sally Rooney. Alla regia si alternano Lenny Abrahamson (regista di Room) e Hettie MacDonald (nota per aver diretto diverse serie, tra cui alcune puntate di Doctor Who). In Italia si può vedere sul canale Starzplay, tramite Amazon Prime Video o Apple Tv, ed è composta da 12 episodi da 30 minuti circa.  

Già dal titolo si può facilmente intuire di cosa tratta questa serie: persone normali. Ma partiamo dalla trama. L’ambientazione è una piccola cittadina fittizia dell’Irlanda. Connell Waldron è un adolescente brillante ma introverso, atleta popolare e apprezzato da tutti. Marianne Sheridan è una ragazza intelligente ma un po’ scontrosa, che fa fatica ad integrarsi con i suoi coetanei, che spesso la prendono in giro per il suo mostrarsi e credersi in qualche modo “superiore” agli altri. I due frequentano la stessa scuola, e la madre di Connell lavora come domestica a casa di Marianne. Per questa ragione i due si conoscono, seppur a scuola fingano il contrario e a stento si salutino. Intraprendono una relazione, che Connell chiede di tenere segreta, per paura del giudizio dei compagni.  Entrambi riescono poi ad entrare al Trinity College di Dublino, e si trasferiscono nella capitale. Qui Marianne trova il suo posto e riesce a sbocciare, stringendo diverse amicizie e facendosi apprezzare da professori e colleghi. Connell, al contrario, vede il suo mondo e i suoi rapporti stravolgersi e fa fatica a sentirsi a suo agio nel nuovo ambiente. I ruoli quindi si invertono. La serie segue il loro rapporto tra le varie vicende scolastiche e personali, dal liceo fino ai primi anni di università. Due persone all’apparenza lontane, ma profondamente attratte l’una dall’altra, incapaci di stare separate.

Persone normali. La bellezza di questa serie sta proprio in questo: la profondità nell’affrontare tematiche importanti come l’amore, il dolore, la paura, la solitudine, l’ansia. Una potenza indescrivibile nello sviscerare l’intimità che si crea tra i due protagonisti privandola di qualsiasi orpello, soprattutto quando si tratta dell’esprimere i sentimenti. Normal People mostra la realtà di una relazione totalizzante, non per questo facile e immediata, ma anzi con tutte le difficoltà che si possono incontrare, soprattutto nei primi rapporti e nel riuscire a comunicare ciò che si prova, frenati dalle proprie paure e fragilità. Una particolarità di questa serie è che Connell e Marianne parlano poco, ma così poco che si arriva quasi a odiarli per la loro incapacità di dirsi apertamente le cose. Tanti grandi e piccoli misunderstanding attraversano tutti gli episodi, scene di silenzio che sembrano infinite, colme di “non detto”, e che creano un clima snervante per lo spettatore, a cui sicuramente non si è abituati. Ma l’unicità di questa serie sta proprio qui: chi guarda riesce ad immedesimarsi, capendo (con calma, verso metà) che è un rapporto vero, profondo e complesso, in cui non ci sono dichiarazioni eclatanti o snocciolamento di sentimenti da commedia romantica, proprio perché nella vita reale spesso non succede, ed è più facile invece che due persone, nonostante l’amore, facciano fatica a comunicare tra loro.

Un’altra cosa che mi colpisce di Normal People è l’intimità che si crea tra i due protagonisti, e il modo in cui viene portata sullo schermo, con scene di rapporti sessuali così delicate e aderenti al vero che si percepisce subito il legame non solo fisico, ma anche e soprattutto mentale, quel legame profondo per cui si arriva a dire “non mi sento mai solo quando sto con te” (cit.). Ultima ma non meno importante: la fotografia, capace di catturare l’essenza di ogni scena e ambientazione e che rende questa serie bellissima anche a livello estetico. Tutti elementi che, insieme ad una sceneggiatura diretta e senza fronzoli, combaciano e si incastrano alla perfezione.

La serie vede in campo due bravissimi giovani attori protagonisti praticamente agli esordi: Daisy Edgar-Jones, britannica, classe 1998, e Paul Mescal, irlandese, classe 1996. Inutile dire che la chimica che si crea tra loro è incredibile, ed è uno dei pilastri e fattori di successo su cui poggia l’intera serie. Daisy Edgar-Jones ha inoltre ricevuto diverse candidature per la sua performance, tra cui una come miglior attrice protagonista in una miniserie ai Golden Globes, e una nella stessa categoria per i Critics Choice Awards. A mio parere la vera rivelazione di questa serie è Paul Mescal, che sicuramente meritava una candidatura al pari della co-protagonista, ma non ho dubbi che la carriera di questo giovane attore – e di entrambi – sia solo all’inizio.

Normal People è un vero gioiello di serie, intensa e percorsa da una corrente malinconica e dolceamara, e potrebbe rivelarsi un raro esempio in cui la trasposizione su schermo risulta migliore del libro.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Daniele Artioli ha detto:

    Sembra molto bella; mi trattiene il fatto di essermi già scottato con Sally Rooney, della quale ho letto Parlarne tra amci e che ho odiato come raramente mi è capitato di detestare un libro! Per cui c’è un po’ di diffidenza a lasciarmi andare ancora in una sua storia.

    Piace a 2 people

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