Non fidarti degli esseri umani. La visione di Carpenter ne “La Cosa”.

ALLERTA SPOILER A FINE ARTICOLO! VI HO AVVISATI!

La pandemia globale ha messo a dura prova tutti, questo è certo. Le conseguenze fisiche e psicologiche di questo periodo storico che l’uomo sta vivendo sono impressionanti, non c’è nulla che possa fermare questo virus, anzi nessuno si sarebbe mai aspettato che avrebbe sconvolto la vita e le abitudini di chiunque. Si può dire che l’umanità intera si è dimostrata impreparata di fronte a questa emergenza, ha dovuto ricorrere a metodi che ha messo in ginocchio varie attività e ha distrutto le relazioni tra gli esseri umani, costretti alla distanza: la paura di essere contagiati è paragonabile al timore di essere travolti da qualcosa che è ignoto alla mente umana.
Ritroviamo una miscela di queste conseguenze ne La Cosa (1982) di John Carpenter, celebre regista di Halloween-La Notte delle Streghe (1978), dove un gruppo di ricercatori americani in Antartide si ritrova a confrontarsi con una forma di vita aliena parassita, la quale tende a prendere le sembianze di colui che attacca. A partire da questa premessa, tra gli stessi scienziati crescerà un clima di sospetto che li porterà ad accusarsi a vicenda, perché questa “Cosa” è in mezzo a loro e potrebbe essere chiunque, perfino il più innocuo del team.

È vero, non si tratta di virus, ma di un’entità aliena, anche se l’atmosfera che si respira durante la visione del film è simile a quella degli ultimi tempi: non sai che spostamenti ha fatto l’altro, isolamento fiduciario in caso di contatto, l’isteria porta l’individuo a fare delle scelte difficili in un clima di incertezza generale, dove a sorgere sarà uno stato di violenza e carneficina.
Carpenter fin dai primi minuti fa capire allo spettatore che qualcosa non va: mostra un elicottero che insegue e spara ad un cane, il quale sfugge e si ritrova nell’accampamento degli scienziati statunitensi. L’ordine e la tranquillità vengono così messe da parte, l’uomo torna animale, la vera natura dell’essere umano esce allo scoperto a causa di un nemico con cui i protagonisti rimangono impreparati: solo il più forte sopravvive, solo chi detiene le armi può dichiararsi capo e prendere il comando di un’impresa che, se dovesse fallire, farebbe cadere l’intero pianeta Terra in un baratro senza fine. Inizialmente la struttura sociale viene sacrificata per un bene comune, ovvero sconfiggere il mostro, ma, successivamente, l’egoismo umano sottomette tutti gli scienziati per salvarsi la vita. L’istinto prevarica sulla ragione, non c’è il tempo per pensare, ma, piuttosto, per agire di fronte ad una calamità e non esiste uno spazio per i buoni sentimenti, tutti sepolti sotto la neve e il ghiaccio, come la navicella aliena.


Il grosso lavoro di questo cult degli anni ’80, da ricordare come un buonissimo remake de La Cosa da un altro mondo (1951), prodotto da Howard Hawks, merita tutte le lodi nel campo degli effetti speciali, specialmente per la messinscena della Cosa, creata a mano e utilizzando diversi animatronic, dando quella concretezza e senso dell’horror che ancora oggi è il pallino del film assieme alle scene gore, non consigliabili per i deboli di stomaco.
La visione negativa dell’uomo pervade il lungometraggio dall’inizio alla fine: il finale aperto, dove il protagonista ed un membro dell’equipaggio si ritrovano faccia a faccia come ultimi sopravvissuti, lascia intendere che la diffidenza verso il prossimo a causa del contagio alieno è qualcosa che va oltre la comprensione umana e l’unico modo per poterne uscire fuori è fidarsi, per poi essere ucciso alle spalle, oppure lasciarsi andare e morire, rassegnandosi di fronte all’evidenza della morte e della legge del più forte. Con La Cosa, John Carpenter è chiaro: non puoi fidarti degli esseri umani.

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