Bridgerton e la Dissonanza Ludonarrativa

Cos’è la Dissonanza Ludonarrativa?

Sì, è vero. Dissonanza Ludonarrativa è un parolone, ma non è così complicato come sembra! In realtà l’ambito di appartenenza è quello prettamente videoludico, ma in questo articolo lo si vuole associare a quello della settima arte e, in particolare, alla serie televisiva Bridgerton.

Per Dissonanza Ludonarrativa si vuole intendere un disaccordo tra la componente prettamente ludica, ovvero la fase del videogioco in cui si compiono attivamente le azioni e che si definisce tecnicamente come Gameplay, e quella legata alla storia e alla sua prosecuzione. Uno squilibrio che il giocatore avverte nel momento in cui due aspetti del medium videoludico non riescono a collimare perfettamente. Si può citare il famoso caso della serie di videogiochi Uncharted in cui il sardonico e bonario mascalzone Nathan Drake appare sempre come un personaggio estremamente positivo e in cui addirittura nelle sequenze di intermezzo non interattive, quindi nei filmati che riguardano la storia e in cui il giocatore non ha voce in capitolo, il malvagio antagonista di turno non viene mai direttamente ucciso dal protagonista. Tuttavia quando si prende in mano il pad e si inizia a giocare attivamente e i vari nemici cercheranno di fermare il caro eroe, Nathan (per mezzo del giocatore) non si pone il problema di trucidare decine di avversari senza la dimostrazione di alcun tipo di rimorso o consapevolezza di ciò che è stato compiuto durante le fasi di gioco. Si viene, quindi, a creare quella dissonanza, quel cortocircuito in cui il giocatore sente il peso di un contrasto tra ciò che viene raccontato nelle fasi di gioco e ciò che il protagonista fa, come agisce e cosa dice nella storia e nella struttura narrativa.

Nel mondo del cinema e della televisione è presente un concetto molto simile che prende il nome di Sospensione dell’Incredulità che potrebbe essere definito come la volontà dello spettatore per cui si sospenda la facoltà di criticare e stupirsi o sorprendersi in frangenti della storia in cui sono presenti delle incongruenze di natura fisica (come in particolari sequenze di film d’azione) o concettuale (in definiti buchi ed errori di trama). Tuttavia dopo aver visto la serie Netflix, campionessa di visualizzazioni, Bridgerton il primo pensiero non è stato che la Sospensione dell’Incredulità sia venuta a mancare, ma che ci si fosse ritrovati davanti a un particolare caso di Dissonanza Narrativa, tra due aspetti importanti che mal cozzano e che reggono il sostrato concettuale di tutta la produzione.

Bridgerton: Piccola Recensione

Tratto dalla saga di romanzi della scrittrice Julia Quinn, la storia di Bridgerton è ambientata nell’Inghilterra del 1800 e vede protagonista una giovane dama che fa il suo ingresso in società e che deve trovare marito. Insieme allo scapolo, e intenzionato a restarci, Duca Simon Hastings ordirà un piano per tenere le donne lontano da lui e gli uomini interessati a lei. La storia è molto semplice e si sviluppa senza troppi guizzi, con qualche colpo di scena prevedibile e un gusto assurdo per il plagio. Tuttavia si lascia seguire più che bene, perciò qualche motivo se è riuscita ad arrivare in vetta alle classifiche di serie più vista in assoluto su Netflix ci deve essere, no? Alla fin fine è pur sempre un Love Drama in cui il gossip, gli intrighi e le storie d’amore la fanno da padroni e riesce a portare placidamente lo spettatore fino a una buona conclusione. Ciò che stupisce maggiormente di questa produzione è la volontà di creare un mondo di fantasia, una bella fiaba, nell’epoca dell’Inghilterra ottocentesca, costruendo una società semi paritaria e inclusiva per differenti motivi validi, ma con un problema di fondo.

La Dissonanza in Bridgerton

Cosa rende tanto speciale Bridgerton e dove risiede la Dissonanza? In sostanza si tratta di una versione del 2021 ambientata nel 1800. Esatto, perché uomini e donne di colore siedono su troni e ricoprono ruoli di rilievo, determinati personaggi femminili (sebbene siano vessati e incompresi) hanno una mentalità anacronistica e il comportamento delle persone comuni è perfettamente a proprio agio con questi aspetti. Questo genere di espediente non è affatto disturbante. In prima battuta perché la volontà iniziale dietro questa scelta era di dare la possibilità ad attori afroamericani di interpretare ruoli che normalmente in una serie storica accurata gli sarebbero preclusi, inoltre essendo un’opera di pura fantasia e calata in un contesto inventato ci può stare questo genere di situazione. Sicuramente sarebbe assurdo se in The Crown (la serie sulla vita della regina Elisabetta II e sui Windsor) i ruoli della regnante d’Inghilterra o del principe Carlo venissero assegnati ad attori\attrici non caucasici, ma in Bridgerton è tutto canonico e in perfetto stile con il sostrato narrativo.

Per questo motivo non è tanto il fatto che un uomo di colore sia un Duca e che la corte non abbia mai atteggiamenti razzisti nei suoi confronti, poiché quel mondo è totalmente invertito e la mentalità contemporanea viene riutilizzata nel periodo 1800, quanto il fatto che un aspetto specifico della società venga, invece, rappresentato come storicamente accurato: gli omosessuali e le personalità gender fluid.

Ed è a questo punto che la dissonanza narrativa, un concetto più pertinente della sospensione dell’incredulità, si fa largo nello spettatore perché due aspetti contigui della trama, posti da delle basi certificate e accettate, cozzano malamente l’un l’altro e si annullano. Perché personaggi omosessuali devono fingersi eterosessuali e sono mal visti, mentre altri aspetti anacronistici vengono ben regolati e giustificati? Il cortocircuito nel cervello di chi guarda è inevitabile, o almeno per determinati soggetti. Perché esattamente come per la versione ludonarrativa che si trova nei videogiochi, quella narrativa di film e serie tv non si presenta in tutti, ma in base alla sensibilità e al gusto di ognuno di noi, poiché c’è chi prova un’irritazione di tipo emotivo e chi si infastidisce per una mancanza di coerenza alla base della struttura della trama. Sta a voi ora stabilire se siete del team che ha avuto il cervello sconquassato durante la visione di Bridgerton per questo particolare aspetto o se non ci avete fatto minimamente caso. Qual è la vostra scelta?

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. pattymada ha detto:

    La situazione mi ricorda la serie televisiva Merlin del 2008 che a me è piaciuta tantissimo, con una serie di ottimi attori inglesi e irlandesi (Bradley James, Colin Morgan…) dove Ginevra (Gwen) è, non solo interpretata da una ragazza di colore (Angel Coulby di origini guyanesi) e non come dice la storia all’origine, essere figlia di un re vicino di Camelot, ma è la serva di Morgana, che diventerà regina sposando Artù. Devo dire che qualche perplessità, viene. Però la serie è talmente carina e gli attori sono così bravi, che tutto sommato, sulla suddetta situazione si può sorvolare. Vedremo con Bridgerton….

    Piace a 1 persona

    1. Andrea Palazzolo ha detto:

      si ma infatti anche in questo caso si può sorvolare, anche perché la serie è quello che è, piuttosto semplice e scemotta, quindi non ci si aspetta nulla di che da approfondimenti di sorta. però un minimo in più potevano fare.

      "Mi piace"

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