“Il Gabinetto del Dottor Caligari”, di Robert Wiene.

La città di Hostenwall, scenario principale degli eventi narrati

Siamo negli anni ’20 del XX secolo, da qualche tempo la Germania è stata sconfitta durante la Prima Guerra Mondiale e il cinema stava esplodendo come fenomeno, sia commerciale che artistico, in Europa e negli Stati Uniti. Se da un lato la Francia vive un periodo di prosperità, non si può certo dire la stessa cosa per la nazione tedesca. Eppure, un nuovo movimento artistico d’avanguardia sorse lì, destinato a rimanere nelle pagine della storia del cinema: l’espressionismo tedesco. Oggi riecheggia in cineasti come Alfred Hitchcock, in Io ti Salverò (1945), e Robert Eggers e il suo The Lighthouse (2019). Fra le varie pellicole sfornate dal cinema espressionista tedesco troviamo Golem (1914) e Nosferatu (1922), di Friedrich Wilhelm Murnau, importanti per la loro ambientazione storica e le scenografie bizzarre e vivaci.

Ma, più di tutti (e secondo la mia modesta opinione, quella di un cinefilo in costruzione), è uno il film che possa fare da summa di tutti gli aspetti dell’espressionismo tedesco: Il Gabinetto del Dottor Caligari (1920), di Robert Wiene.

L’importanza di questa pellicola sta tutta nella messa in scena, su questo non ci sono dubbi. Il cinema espressionista è stato caratterizzato da una deformazione nelle scenografie attorno ai personaggi, soprattutto in una trama come quella de Il Gabinetto del Dottor Caligari, in cui nella cittadina di Holstenwall del 1830 avvengono dei misteriosi omicidi e sembra di addentrarsi in una città labirintica, fatta di strade a zig-zag, fondali dipinti e individui loschi e inquietanti come il dottor Caligari e il sonnambulo Cesare, lo scienziato pazzo e la sua creatura che, tramite l’ipnotismo del primo, si risveglia dal lungo sonno per rispondere a qualsiasi domanda che gli si può rivolgere.

La sceneggiatura trasporta lo spettatore verso un finale delirante, un colpo di scena che capovolge tutto ciò che è stato mostrato nel flashback del giovane protagonista, che alla fine si scopre essere in un manicomio, luogo dove i folli vengono rinchiusi. Le prove attoriali sono teatrali, i gesti e le mimiche facciali vengono accentuati per dar libero sfogo alle emozioni dei personaggi, ad alcuni dei quali va aggiunto un ingente lavoro di trucco, il quale denota la malvagità del dottor Caligari. Tuttavia nel loro accentuare questi aspetti si dà conferma di quelle che erano le caratteristiche delle pellicole espressioniste tedesche di quel periodo. La follia, la confusione, il sospetto, l’esasperazione degli attori e il gusto teatrale di questa perla della settima arte sono fondamentalmente gli elementi per una ricetta in salsa horror che vuole essere un’esperienza visiva ricca di sorprese e innovativa per il tempo. In poche parole, una pietra miliare per la storia del cinema.

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