The VVitch: il male e le sue molte forme.


«Un’incubo proveniente dal passato, l’incubo di una famiglia puritana» così definisce il suo film d’esordio Robert Eggers, il talentuoso e promettente regista, sceneggiatore e scenografo del New Hampshire che, oltre a regalarci nel 2015 questo horror atipico e gotico, ci donò il folle “The Lighthouse” (2019) e ci proporrà il misterioso “The Northman“.
Premiato come Miglior Film d’Esordio e Miglior Sceneggiatura d’Esordio all’Independent Spirit Awards e vincitore del U.S. Dramatic (il gran premio della regia) al Sundance Film Festival, questo “The VVitch“, ideato, sceneggiato e diretto dallo stesso Eggers, ha fin dal principio attirato l’attenzione di critici e cinefili ed il perché è presto detto. D’altronde, dove trovare un altro film dell’orrore moderno totalmente privo di CGI che fa della colonna sonora, della sceneggiatura e del sapiente mix di regia e fotografia le sue uniche componenti orrorifiche? In un panorama cinematografico pigro, banale ed alla deriva come, purtroppo, al momento è quello horror, i sopracitati elementi sono veramente molto difficili e rari da riscontrare, motivo per cui il nostro racconto popolare del New England, per citare il sottotitolo della pellicola, è una boccata a pieni polmoni d’aria fresca.

Quando si parla del cinema di Eggers, una sola è la parola d’ordine: raffinatezza. E la sua opera prima non fa certo eccezione.
È il 1630 e siamo, appunto, nel New England. William e Katherine con i loro cinque figli, il neonato Samuel, i gemellini Mercy e Jonas, il ragazzotto Caleb e la maggiore, Thomasin, vengono cacciati dalla comunità nella quale vivono a causa dell’estremismo religioso del padre, che interpreta il Vangelo e la parola di Dio in modo talmente infervorato da ignorare le leggi in vigore nella comune. La famiglia ora ha bisogno di un nuovo inizio e di una casa, viene scelto così un terreno confinante con una foresta che promette cibo e tranquillità, il luogo perfetto per dei puritani timorati di Dio che anelano la vita umile e spirituale. Dediti all’agricoltura e all’allevamento, la famiglia di William e Katherine passa le sue giornate a lavorare sodo e a pregare ma, un giorno, una disgrazia sconvolge nuovamente le loro vite. Il piccolo Samuel scompare sotto agli occhi di Thomasin.
La madre impazzisce dal dolore e a nulla servono le disperate ricerche di William e Caleb, il piccolo è come evaporato nell’aere, ma questo non è che l’inizio di una serie di avvenimenti che porteranno i nostri superstiziosi protagonisti ad interfacciarsi proprio con lui, il demonio.
Se già state immaginando una sequela di jumpscares ed apparizioni mostruose, non potreste essere più lontani di così dalla verità. Il film ci parla con un tono serio, elegante ed autoriale e ci trasporta in un’atmosfera cupa, fredda, opprimente e pesante che fa della componente cristiana il vero ed unico punto focale, mostrandoci uno spaccato del XVII secolo rurale, patriarcale, ignorante e grezzo che già di per se è molto inquietante, se a tutto ciò aggiungiamo una colonna sonora onirica, sinistra ed intensa, una regia sinuosa, lenta, statica e soffocante ed una color palette desaturata, pallida e buia allo stesso tempo, la base per un ottimo film horror è pronta.
Il background medievaleggiante legato al mondo esoterico ed alle streghe, poi, è a dir poco perfetto accostato all’ambientazione storica ben ricostruita ed allo stile estetico e sonoro di Eggers che, con una notevole vena creativa, riesce a dare un sapore tutto suo ad una tematica già molto vista nel cinema dell’orrore e non, senza scadere mai in cliché o in banalità, anzi; le streghe che ci vengono proposte sono donne libere, nude, audaci, spaventose solo nei loro modi selvaggi e selvatici, delle donne normali che, però, hanno abbracciato il satanismo e l’oscurità.
La fotografia, uno dei più grandi pregi di questa tecnicamente ineccepibile opera ed uno dei miei lati preferiti del prodotto in questione, ci ammalia frame dopo frame, offrendoci dei veri e propri quadri su pellicola che arricchiscono il film di un enorme carico di mistero, angoscia, carisma e fascino, senza dubbio un fattore che impedisce allo spettatore di dimenticare l’esperienza audiovisiva appena vissuta, una gioia per gli occhi di noi cinefili (e non solo).
Passo dopo passo e con grande classe “The VVitch” si insinua nello spettatore, incutendo un senso di timore e rispetto che stuzzica la curiosità degli amanti del macabro e che lega chi lo guarda ai capaci attori ed alla tetra vicenda, consengando alla cinematografia statunitense e mondiale un horror ricercato e fine come non se ne vedevano da tempo.

Lo stile di questa pellicola mi ha davvero appagata ed entusiasmata, soprattutto a livello celebrale, tuttavia le emozioni che mi sono arrivate non sono riuscite a sconvolgermi o a destabilizzarmi tanto quanto avrei desiderato ma, detto ciò, l’appeal di questo film è davvero innegabile. Consigliatissimo a chi è stufo dell’horror mainstream.

~Rebel Rabel

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