Billy Wilder e la Poetica di un Genio

I Tratti Distintivi Di Un Maestro

Nel mondo della settima arte sono tantissimi i nomi che si rincorrono nel corso del tempo, quei nomi altisonanti che non si può far altro che guardare con un misto di rispetto reverenziale e curiosità. Oltretutto mentre al giorno d’oggi i registi che divengono famosi sono stati formati da accademie specializzate oppure senza un titolo ma con il sudore della fronte, è ben diversa la situazione di coloro che ad oggi sono considerati i grandi maestri del cinema. Iniziavano a lavorare sin da ragazzi e si facevano le ossa sul set di varie personalità e capitava spesso che la loro bravura, il loro stile veniva notato e un regista famoso prendeva quei giovani virgulti sotto la propria ala protettrice, insegnandogli tutto ciò che sapevano e scommettendo tutto su ragazzi che sarebbero diventati dei grandi e a loro volta avrebbero ripetuto il ciclo da maestro a discepolo. Tra questi menzion d’onore va fatta a Billy Wilder che ha iniziato la sua carriera come scrittore e sceneggiatore presso registi come Siodmak o Zinnemann, ma sarà con Ernst Lubitsch che lavorerà più assiduamente e dal quale riceverà la maggior parte degli insegnamenti e aiuti. È famosissimo il fatto che nel suo studio, Wilder, tenesse appesa una targa con la scritta “How would Lubitsch do it?” ovvero “Come l’avrebbe fatto Lubitsch?” dandole uno sguardo ogni volta che fosse stato dubbioso su come rendere al meglio una scena.

Ispirandosi anche tantissimo alla filmografia di Frank Capra e Howard Hughes, Wilder sviluppa un proprio stile unico e inconfondibile che porterà avanti grazie a una serie di tematiche che gli erano particolarmente care. Dirige pellicole di ogni genere, ma si focalizza soprattutto sui noir (di cui è uno dei padri assoluti) e sulla commedia sofisticata e amorosa per cui viene maggiormente ricordato. Il suo modo di rappresentare scene e personaggi così semplici, ma raffinati, stravaganti e accattivanti dà dimostrazione di una costruzione contenutistica poliedrica con la quale si possono rintracciare 4 macro temi riscontrabili nella maggior parte della sua filmografia. In questo articolo non sarà possibile snocciolare ogni suo singolo film, sarebbe folle, ma ne verranno selezionati pochi con i quali si vedrà come i caratteri wilderiani siano sempre ricorrenti.

Il Mentore

C’è praticamente sempre un personaggio sagace, saggio, con una visione del mondo anticonformista e matura che aiuta il protagonista nel corso delle vicende. È così che in Frutto Proibito, suo film d’esordio, abbiamo la figura stravagante di Lucy, ovvero una 12enne che però sa tutto su come va il mondo e, dopo aver scoperto la farsa di Susan di fingersi una bambina, sarà il suo supporto ad aiutarla a giostrarsi tra ragazzini con gli ormoni a mille e un Maggiore dell’esercito troppo paterno.

In A Qualcuno Piace Caldo non è presente un vero e proprio maestro di vita, ma potremmo associare la figura di un uomo vissuto, che non si scandalizza di nulla e non si crea problemi a innamorarsi di un travestito, con Osgood che grazie alla sua natura ambigua e politicamente scorretta regalerà al pubblico quella battuta che è diventata instant cult. Perché in fin dei conti ha ragione: “Nessuno è perfetto”.

In Vita Privata di Sherlock Holmes non abbiamo un Watson molto brillante, anzi è più una macchietta comica, ma stranamente per il detective di Baker Street sarà questa volta suo fratello Mycroft a infondere delle perle di saggezza al protagonista, cosa che gli permetterà di “risolvere” il caso.

Infine i due personaggi che più di tutti sono il vero esempio di “Mentore” di cui stiamo parlando, apparendo chiaro dalle prime battute: Il Dr Dreyfuss di L’Appartamento aiuta CC Baxter nel momento del bisogno, anche quando dimostra tutto il suo disprezzo e la sua disistima per il suo comportamento meccanico e amorale, spingendolo ad assumersi le proprie responsabilità e a diventare un Mesch ovvero un Uomo, un vero essere vivente e senziente che sappia guardarsi allo specchio la mattina ed essere orgoglioso di se stesso; Con Irma La Dolce troviamo, invece, Moustache che con i suoi mille lavori, dal barista all’avvocato, vuole sia spingere alla risata brillante grazie al suo fare sardonico e frizzante, ma anche farci ragionare con le sue massime agrodolci e ciniche che tutto dicono del mondo. “Essere onesti in un mondo disonesto è come spennare un pollo controvento, si finisce con la bocca piena di penne” è una di queste perle di saggezza e sarà grazie al suo utile aiuto se il protagonista potrà crescere emotivamente e in quanto uomo.

È quindi un dato di fatto che il Mentore sia per Wilder una figura fondamentale, in grado di veicolare le sequenze e dare una spintarella ai protagonisti nella loro formazione, dando loro una chance di migliorarsi e risolvere i propri problemi.

L’Omosessualità Latente e il Trasformismo

Altra tematica fondamentale e sempre presente in praticamente tutti i suoi film è la fissazione per l’omosessualità latente dei suoi personaggi e per il trasformismo, l’essere dei travestiti e nell’essere a proprio agio con un nuovo ruolo che non si credeva di avere. Soprattutto perché in quel periodo era uno scandalo ed è probabilmente per questo motivo se Wilder spingeva su questo tasto a più non posso. Il bigottismo era da eliminare per il regista austriaco e una delle cose più importanti per lui era la libertà di essere se stessi, di amare se stessi e di poter amare chiunque si voglia. E l’amore è un’altra tematica che ha una doppia valenza, ma se ne parlerà a breve.

Con A Qualcuno Piace Caldo, la storia di due musicisti che devono travestirsi da donne per nascondersi dalla mafia, è semplice notare certi riferimenti sia perché il personaggio di Jack Lemmon si calerà talmente tanto nella parte da dimenticarsi il più delle volte di essere un uomo, sia per quella frase finale sopracitata che fa capire quanto dovrebbe essere normale l’amore libero.

In Frutto Proibito Susan si traveste da 12enne e tutti gli altri personaggi crederanno davvero nell’età che dichiara, spingendone alcuni anche a essere interessati a lei da un punto di vista sentimentale, il che è chiaramente assurdo.

Vita Privata di Sherlock Holmes presenta due casi, uno evidente e uno latente. Il secondo è quello riguardante il travestitismo in senso lato poiché tutto ciò che vediamo nel film non è come sembra, dal balletto russo nel prologo al mostro del finale, in una pellicola in cui contano solo le menzogne che diciamo agli altri, ma in particolare a noi stessi. Inoltre l’altro caso riguarda il fatto che Holmes per sfuggire alle mire di una seduttrice affermerà di avere una relazione con il dottor Watson, che verrà scambiato per omosessuale, e nel resto del film ci saranno continui riferimenti alla possibilità che il detective potrebbe provare interesse per gli uomini. Ma come dice egli stesso al dottore “Anche fosse, cosa ci sarebbe di male?”.

L’Appartamento ha meno riferimenti da questo punto di vista, ma li si potrebbe rintracciare nella figura del protagonista che finge di essere chi non è, in particolare un donnaiolo coprendo i suoi capi, dando adito a pettegolezzi.

Infine in Irma La Dolce il protagonista Nestore si fingerà un ricco nobile e sarà nel cambio d’identità la chiave di volta della trama e della maggior parte delle gag comiche.

La Critica alla Borghesia

“Era uno di quelli, un piccolo borghese”, è così che esordisce Moustache all’inizio di Irma La Dolce quando descrive il protagonista, dicendo questa frase con un misto di veemenza e disincanto, quasi a voler intendere che non fosse un vero uomo a causa del suo ceto sociale. In realtà Wilder mal sopportava la borghesia poiché credeva che fosse il veicolo di una perdita dei valori fondamentali dell’uomo come il rispetto e l’altruismo. Il borghese è cinico, approfittatore ed egocentrico pensando solo al proprio tornaconto personale.

È con queste premesse che vediamo CC Baxter tentare la scalata al successo in L’Appartamento, facendosi sfruttare dai suoi capi borghesi, ma sfruttando lui stesso gli altri per poter diventare ricco e potente, fregandosene di chi lo circonda, pensando che fama e soldi possano comprare la stima che hanno gli altri di lui. Ma sarà il suo Mentore a fargli capire che restando chini sulla propria scrivania in un mondo capitalista ci si dimentica di guardarsi attorno e, soprattutto, di potersi guardare allo specchio.

Nella pellicola su Sherlock Holmes vediamo come la borghesia tipica britannica rappresentata dal fratello del detective rischia di essere annientata da un gruppo di comunisti. In Frutto Proibito l’uomo di cui Susan è innamorata è un militare che abbandona gli agi e la sicurezza di una donna borghese e ricca per dedicarsi a un amore proibito. In A Qualcuno Piace Caldo il capitalismo marcio è, invece, rappresentato dalla mafia che inseguirà per mezza nazione i due poveri malcapitati.

L’amore Proibito

Ultimo tema fondamentale è quello dell’amore proibito, cinico e negativo. Non perché Wilder pensasse che un tale sentimento avesse qualcosa che non andava, ma è la società in cui viviamo a pensarlo. Riallacciandoci al discorso sull’omosessualità sappiamo che il mondo preferisce scandalizzarsi, criticare e sospettare che abbracciare con amore il prossimo.

L’Appartamento di CC Baxter sarà il simulacro della sua sottomissione e sarà il luogo dove i suoi capi sfrutteranno un pover’uomo per soddisfare i propri istinti sessuali. In questo caso il luogo dove risiede l’amore è da intendere come la base dell’immoralità del personaggio di Jack Lemmon, la sede di una tragedia e di un amore confuso. Oltretutto il finale del film è assolutamente amaro per la mancanza del tipico happy ending in cui gli innamorati si baciano e, anzi, passano la serata a giocare a carte.

A Qualcuno Piace Caldo ovviamente propone sempre quel modello in cui l’amore tra due uomini vuole essere normale (e lo è), ma l’insistenza di Joe nello sfuggire dalle mire di Osgood segna un chiaro riferimento a un tipo di società che non accetterebbe un amore diverso.

Con Frutto Proibito il Maggiore dell’esercito tenta in ogni modo di sfuggire all’interesse di una ragazzina minorenne, strizzando l’occhio a una metafora di amore impossibile. Nel film su Holmes quest’ultimo apre la propria corazza e abbassa le proprie difese a una donna che si rivela essere una doppiogiochista, spezzandogli il cuore e rappresentando forse l’amore più cinico di tutti. Infine è con Irma La Dolce che abbiamo la perfetta conclusione di questa analisi. Il saggio Moustache ha una delle sue solite massime che saprà lasciare in bocca allo spettatore un amaro indicibile per la tremenda veridicità dell’asserzione.

“L’amore è illegale. L’odio no.”

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