WALL·E: quando il messaggio si perde nell’intrattenimento.


Terra, anno 2805.
Grattacieli di immondizia sfidano l’orizzonte grigio ed inquinato che la razza umana si è lasciata alle spalle prima di partire per una lussuosa ed agiata crociera spaziale al fine di sopravvivere. La Buy n Large Corporation, una multinazionale che costituisce ormai il governo del mondo, ha messo a disposizione una flotta di navi spaziali e la sua ammiraglia, la Axiom, per far vivere nell’ozio più totale gli umani mentre i WALL·E, dei robottini incaricati di smaltire la spazzatura terrestre, lavorano sul pianeta per renderlo di nuovo ospitale, solo che qualcosa va storto. Con l’andare del tempo i robot si disattivano tutti e ne rimane uno soltanto in funzione, il nostro WALL·E.
Solo e malinconico, WALL·E compatta i rifiuti e colleziona quelli più belli, desiderando unicamente una compagna con cui condividerli e con cui essere felice, fino a quando, un giorno, EVE arriva sulla Terra. EVE, un misterioso robot di ultima generazione, diventa da subito oggetto delle attenzioni amorose di WALL·E, che mai prima di quel momento aveva avuto una vera e propria compagnia in quel mondo desolato ed abbandonato, tuttavia lo scopo di EVE sulla Terra è ignoto ma basterà la visione di una piccola piantina per renderlo subito più chiaro.
Nono cortometraggio della Pixar Animation Studios e vincitore del Premio Oscar e del Premio BAFTA per il Miglior Film d’Animazione nel 2009, questo cartone animato firmato dal noto e pluripremiato Andrew Stanton, già noto per aver diretto “Alla Ricerca Di Nemo” (2003), mette in gioco molte fondamentali ed attualissime tematiche che, tuttavia, poteva affrontare molto meglio. Perché? Ve lo spiego subito.

Partiamo parlando del comparto estetico. Dire che è perfetto è dir poco.
Dal character design assolutamente accattivante, memorabile, curato e riconoscibile dei personaggi ai colori sfavillanti, limpidi e carichi di ogni singolo frame, dalle animazioni fluide, briose e realistiche alla regia dinamica e molto scorrevole, tutto ciò su cui si posa l’occhio dello spettatore durante la visione è gradevole, azzeccato e godibile, da inizio a fine, sempre. D’altronde, la Pixar su questo non ha mai commesso errori, anzi, ha fatto scuola a tutti riguardo la CGI, non a caso fu la prima casa cinematografica ad aver sviluppato un lungometraggio interamente in computer grafica, ossia “Toy Story” (1995) di John Lasseter alla quale, tra l’altro, partecipò alla stesura del soggetto e della sceneggiatura lo stesso Stanton. Quindi se c’è proprio da dover nominare il più grande pregio di questa pellicola, io parlerei della sua estetica.
Inizialmente però “WALL·E” mi colpì anche soprattutto per la lodevole ed importante trama che ci propone e proprio per questo decisi di vederlo, ma non avrei potuto rimanere più delusa di così.
L’ottimo ed istruttivo messaggio sulla cura del nostro pianeta e della natura, sul non robotizzare qualsiasi cosa possa esserci utile e sull’essere autosufficienti e non dipendenti e comandati dalle multinazionali svanisce dopo una misera mezz’ora di visione, sotterrato da banali sottotrame che diventano il fulcro della situazione, da gag molto infantili e poco spiritose e da momenti estremamente futili atti ad allungare il brodo, come se la tematica scelta dalla pellicola non fosse abbastanza interessante o ricca di contenuti da essere un minimo più approfondita e protagonista della vicenda. Sì, il prodotto è indirizzato ai più piccoli, ma non per questo deve per forza essere un’estenuante avventura all’ultimo fiato che lascia poco spazio ai ragionamenti ed alle emozioni in favore di mille colpi di scena e soluzioni qualunquiste ed un pò blande, i bambini hanno anche bisogno di un contenuto alla loro portata che li istruisca grazie al divertimento, non solo di divertimento fine a se stesso, proprio in questo secondo me “WALL·E” fallisce, si perde. Ed è veramente un peccato, le premesse erano delle migliori e non è mai abbastanza la sensibilizzazione che si fa su questi temi, a maggior ragione al giorno d’oggi e a maggior ragione ai bambini.

Insomma, mi sento di poter riassumere questo amato film Pixar con la famosa frase “tutto fumo e niente arrosto”, ma ovviamente si parla sempre di un parere personale.

~Rebel Rabel

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