La Rivincita di Natale: una partita lunga 17 anni.


“È lecito non vendicarsi? Non vendicarsi avvelena l’animo almeno quanto vendicarsi, se non di più“.

(Emil Cioran)

Gli anni sono passati veloci per Franco Mattioli che, ormai, ha di gran lunga superato i vecchi problemi economici che lo affliggevano e che ora gode di un’ottima situazione famigliare e monetaria. Tuttavia, una cosa soltanto non è mai andata via dalla sua mente: quella vecchia partita di poker illuminata dalle luci del Natale.
Ugo gli aveva giocato un bel tiro mancino ed i soldi che aveva perso a quel tavolo, con i suoi vecchi amici e l’avvocato Sant’Elia, erano veramente troppi, troppi da dimenticare, e l’ennesimo tradimento subito dal suo “amico” bruciava ancora. Quando ad una festa Franco incontra l’oncologo Renato Delai, un appassionato di gioco d’azzardo e della storica partita di poker giocata da Franco ed i suoi amici, apprende la notizia che il suo amico Lele, Gabriele, uno di quelli presenti alla fantomatica partita, è ormai malato di tumore ai polmoni ma che, dopo l’operazione eseguita da Delai, sta meglio. Franco si reca così a Bologna per incontrare Lele, Stefano ed Ugo, con l’unico scopo di ricontattare Sant’Elia ed organizzare una rivincita, 17 anni dopo, sempre la notte di Natale.
Dopo qualche iniziale difficoltà, i quattro amici e l’avvocato sono finalmente riuniti intorno al tavolo verde con le carte in mano, un grande e sontuoso albero di Natale si illumina alle loro spalle e qualcosa nell’elegante villa di Stefano, o meglio, qualcuno, trama nell’ombra.
Potrà Franco fidarsi di chi siede lì con lui?

Stesso cast, stesso compositore della colonna sonora, stesso direttore della fotografia, stesso montatore, stesso produttore e stesso regista e sceneggiatore, squadra che vince non si cambia. Pupi Avati idea, sceneggia e dirige il sequel dell’amato “Regalo di Natale“, pellicola da lui firmata nel 1986 presentata in concorso alla 43ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e premiata con la Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile, quella del particolare e carismatico Carlo Delle Piane, notissimo attore romano famoso per aver lavorato con personalità di spicco come Totò, Eduardo De Filippo, Alberto Sordi, Roman Polański, Vittorio De Sica, Vittorio Gassman, Steno, Mario Monicelli, Sergio Corbucci, Aldo Fabrizi ed il nostro Pupi Avati.
Questo accattivante, godibile e ben struttato sequel, a quasi vent’anni dal suo predecessore, riesce a riproporre in modo fresco, nuovo e brillante la stessa atmosfera tesa e rancorosa del primo capitolo, senza perdere colpi e senza intaccare ciò che era stato detto ma anzi, aggiungendo un’ulteriore e molto apprezzabile nota di colore a livello visivo. I colori utilizzati in “Regalo di Natale“, infatti, vertevano tutti su toni molto scuri, opprimenti, ombrosi, ed il marrone era predominante, in questa pellicola invece si da molto più spazio alla luce e a nuance più vivaci, come il giallo, il beige e l’oro, caratteristica che svecchia e rinfresca di molto la situazione.
La regia di Avati è come sempre semplice e creativa ma senza grandi vezzi o ricami, diretta ed efficace, sobria, dinamica, estremamente adeguata alla storia lineare e di facile visione che la scorrevole pellicola ci propone; il cast è impeccabile e, sotto certi punti di vista, anche cinematograficamente più maturo rispetto al primo film. Insieme al notevole Carlo Delle Piane spicca per charme e fascino Diego Abatantuono che, a mio modesto parere, avrebbe meritato qualche riconoscimento.
La fotografia, curata dallo storico collaboratore di Avati, Pasquale Rachini, che abbiamo visto all’opera ne “La Casa Dalle Finestre Che Ridono” (1976) e in molti altri film del regista bolognese, è di classe ed elegante, curata, anche se non particolarmente anticonvenzionale; la colonna sonora invece, composta dal celeberrimo Riz Ortolani, compositore attivo dal 1954 al 2012 con alle spalle una mole sbalorditiva di opere, alcune anche per registi come Quentin Tarantino e Vittorio De Sica, arriva in punta di piedi e risulta assolutamente memorabile, inconfondibile nella sua classica particolarità, davvero un tratto distintivo del film in questione. Dialoghi e sceneggiatura oserei dire perfetti, il ritmo non manca mai e le soluzioni trovate riescono a stupire lo spettatore, che difficilmente riuscirà ad annoiarsi.

Sì, “La Rivincita di Natale“, insieme a “Regalo di Natale“, è di certo un buon pezzo del cinema italiano, senza dubbio uno di quei rari casi nella quale il sequel sa tenere il passo con il primo capitolo, riuscendo addirittura ad apportarci qualcosa di nuovo, quasi rifinendolo.
Non mi sento di elevare a capolavoro questi due film ma, sicuramente, sono da vedere almeno una volta, se non altro per la loro particolarità.

~Rebel Rabel

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