Billy Wilder: Il Peggior Regista nella Storia del Cinema!

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La società contemporanea su cosa fa affidamento più di tutto? Sui social, sui commenti, l’interazione continua e sulla ricerca infinita di qualcosa di nuovo e interessante. È così che il giornalismo insegue ossessivamente il suo pubblico con news e articoli che focalizzino l’attenzione su fatti scabrosi e interessanti, esaltando le notizie più semplici con titoli spettacolari e troppo spesso fuorvianti per il bisogno morboso di attirare pubblico. Al giorno d’oggi si usa il neologismo “clickbaiting” per intendere un titolo esaltante e, il più delle volte, fasullo che attiri il click degli utenti e dei lettori. Ma la piena dimostrazione che il mondo non cambia, e soprattutto non migliora, la si può ritrovare nel bellissimo L’Asso Nella Manica di Billy Wilder del 1951 in cui queste tematiche sono affrontate analogamente. La trama del film in questione narra le vicende di Charles Tatum, un avido giornalista alla ricerca di notizie scabrose, che innalzerà un circo mediatico attorno a un fatto di cronaca di poco conto. Userà tutto e tutti pur di ottenere fama e potere, finché la situazione non rischierà di sfuggirgli di mano.

Billy Wilder e il Noir

Billy Wilder è sempre stato un autore poliedrico, in grado di gestire alla perfezione film dai più disparati generi grazie a uno stile sibillino e accattivante, oltre alla capacità di affrontare tematiche complesse senza accostarsi a un’unica tipologia di film. Sebbene la commedia brillante sia ciò che lo ha reso maggiormente famoso, bisogna considerare che Wilder è anche uno dei fautori del genere noir. Le caratteristiche fondamentali di questo tipo di pellicole risiedono principalmente nei loro protagonisti che rappresentano una società malsana, macchiata dall’avidità e dalla sete di potere e conquista. I personaggi non sono positivi, non vogliono esserlo e danno sfogo ai loro turbamenti e alle loro ansie facendo di tutto per raggiungere i propri scopi, anche e soprattutto giocando sporco. Coloro che gravitano attorno a questi antieroi vengono inevitabilmente inghiottiti dalla loro negatività riuscendo a trasformare personaggi positivi o apparentemente neutrali in complici delle loro macchinazioni. La maggior parte delle volte, forse per far passare il messaggio che il crimine o la disonestà non pagano, giunti alla fine della storia i protagonisti o trovano un modo per redimersi dopo aver compreso di aver intrapreso una strada sbagliata, oppure più semplicemente muoiono.

L’Asso nella Manica nel 1951

L’Asso Nella Manica è un film estremamente interessante sia per la storia e il messaggio che propone, ancora così attuale e declinata ancora al giorno d’oggi come vedremo fra poco, ma anche per una regia e una resa scenica e recitativa di prim’ordine. Ma su quest’ultimo aspetto c’e poco di cui stupirsi. Il protagonista è pur sempre Kirk Douglas (venuto a mancare proprio all’inizio di quest’anno, il 5 Febbraio 2020), che con la sua espressione magnetica e granitica e gli occhi serrati in uno sguardo attento e pronto a cogliere la più piccola opportunità, è riuscito a delineare un personaggio mellifluo, subdolo seduttore e implacabile cercatore di notizie, con l’innata capacità di farsi da sé partendo da zero e senza lo scrupolo della vita altrui pur di raggiungere la vetta.

E come detto nel blocco precedente questo personaggio così profondamente noir e ingannatore inghiottirà nel pozzo oscuro della sua negatività il giovane fotografo che lo accompagna, Herbie, che se dapprima avanza titubante sull’eticità dell’operato di Charles, poi deciderà di restare al suo fianco fino alla fine poiché è così che si fa successo. Solo quando il personaggio di Kirk Douglas inizierà ad affezionarsi al povero Leo Minosa(un povero minatore che Chuck usa per i suoi scopi) a poco a poco aprirà gli occhi e prenderà coscienza della depravazione della società affamata di notizie scabrose, notizie che lui stesso ha esacerbato e spettacolarizzato, e dei personaggi che dimostreranno di essere interessati solo al loro tornaconto tanto quanto lui, iniziando un breve e futile percorso di redenzione. Ma forse il reale motivo per cui Chuck Tatum ha provato a tornare a essere un uomo migliore è che gli è crollata la terra sotto i piedi, che ha perso tutto ciò che aveva e che lo rendeva potente e autoritario. La sua natura ambivalente e la rappresentazione di un pubblico di lettori e spettatori marci e avidi di situazioni eccessive, fuori dall’ordinario ma allo stesso tempo così usuali, rappresentano il fulcro del messaggio del regista.

L’Asso Nella Manica nel 2014

Ma se Wilder avesse potuto girare questo film ai giorni nostri quale sarebbe potuto essere il risultato? La risposta probabilmente più immediata è Lo Sciacallo – Nightcrawler. Film neo noir di Dan Gilroy con Jake Gyllenhaal come protagonista in cui un giovane senza scrupoli andrà alla ricerca di crimini e incidenti da riprendere per vendere le notizie all’emittente che paga di più, spingendolo fino al punto da rasentare l’illegalità, e sfociare completamente nella mancanza di etica giornalistica, per ottenere più potere contrattuale e scalare la catena alimentare del giornalismo d’assalto.

È incredibile quanto queste due pellicole si assomiglino, non solo per i contenuti che ci danno una prova inquietante di quanto poco è cambiato il giornalismo negli ultimi 70 anni, ma anche per l’evoluzione della trama che ha tantissimi punti di contatto. Sebbene il regista non lo abbia mai dichiarato, sembrerebbe chiara la fonte d’ispirazione wilderiana. Un giornalista arrivista e assetato di potere va a caccia di notizie esaltandone il gusto macabro, falsificandone la veridicità per venire incontro a un pubblico sempre più affamato di tragedie e morbosità, fino al culmine di estrema follia e mancanza d’etica e umanità. Una spalla giovane, che parte da zero e che a poco a poco viene inglobata nella profonda negatività del protagonista, per non parlare di una società dissacrante e mistificatrice che spinge questa macchina a muoversi sempre più rapidamente e incessantemente. E senza gli stilemi del noir classico, il personaggio di Gyllenhaal può farla franca, senza rimpianti o ravvedimenti, senza redenzione ma soltanto con la possibilità di acquisire ancora più potere e fama. Il che rappresenta la più cinica e realistica rappresentazione della società moderna e contemporanea.

Tuttavia da questo punto di vista Wilder, per non parlare di Gilroy più di recente, non ha inventato nulla, al massimo ha migliorato la riflessione sul tema. Certo perché già possiamo rintracciare nel 1928 The Cameraman, un film di Edward Sedgwick con protagonista il leggendario Buster Keaton, in cui un un operatore di camera e fotografo insegue incidenti e criminali per registrarne le crudeltà e venderne gli estratti a un cinegiornale. Vi dice qualcosa questa trama?

L’Asso nella Manica nel 2020

Il film di Gilroy è un perfetto spaccato di un giornalismo che si è evoluto per mezzi tecnologici, ma non nella forma e soprattutto non in meglio. Lo stile sardonico e graffiante di Wilder ne L’Asso Nella Manica è di forte impatto, rappresentativo e formale grazie a una forte sceneggiatura, una regia chiara e accattivante e un protagonista magnetico. Ciò che traspare dalla visione combinata di questi film gemelli, complementari e magnificamente raccapriccianti è una morale destabilizzante. Non tanto per la storia che raccontano in superficie, quanto per ciò che nascondono e che lasciano sottinteso. Perché la verità è che il giornalismo sensazionalistico è un serpente che si morde la coda, un loop continuo e in costante mutamento, sempre più estremo.

D’altronde quest’ultimo periodo è stato sovraccaricato di notizie pompate e saggiamente mascherate per qualcosa di interessante. Che senso avrebbe riportare una notizia degnamente e senza rischiare di scatenare il panico, se si può creare ad hoc qualcosa che faccia il giro del web con la sola forza di una parola esagerata posta nel punto giusto? L’attuale pandemia ci ha insegnato a non fidarci troppo delle notizie che leggiamo tutti i giorni e ad approfondire sempre ciò che diamo per scontato o le conseguenze possono essere disastrose. Ma i motivi dietro la scelta di una tale scelleratezza?

Forse perché i giornalisti come il Chuck Tatum di Wilder e il Lou Bloom di Gilroy ricercano l’attenzione del pubblico perché sanno che è questo che le persone vogliono, e il pubblico vuole questo genere di news perché ci sono giornalisti come loro che cercano fatti che facciano scalpore. Perché un articolo semplice non viene nemmeno considerato. Perché senza lo scaltro uso di un titolo clickbait che attiri l’attenzione e spinga le persone a prestare il loro tempo e i loro soldi a una notizia, purtroppo, non funziona. Perché se questo articolo non avesse avuto un titolo tanto altisonante e provocatorio, forse, avrebbe ricevuto la metà dell’attenzione.

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