Recensione Saga di Venerdì 13

Venerdì 13/11/2020 –

Il Jason Voorhees Day

I film horror sono cambiati molto nel corso degli anni, dalle origini del cinema con Il Gabinetto del Dr Caligari di Wiene che ha imposto le atmosfere disturbanti e contorte tipiche dell’espressionismo tedesco, passando per la classica ansia prima dell’arrivo del mostro con Nosferatu Il Vampiro di Murnau procedendo nelle ere, negli stili cinematografici e nell’appetito del pubblico che diventava sempre più affamato di tensione, di orrore e di paura. Dracula, Blob, La Cosa da un Altro Mondo, Profondo Rosso, Alien, L’Esorcista sono alcuni tra i più importanti e altisonanti esponenti del cinema horror in cui questo genere si evolve e diventa qualcosa di diverso, di sempre nuovo e in costante mutamento. Si potrebbe dire che le pellicole orrifiche abbiano ricevuto un’evoluzione più corposa e sensibile rispetto a generi che sono stati più placidi in tema di evoluzione, come il Dramma o la Commedia, mentre altri ancora sono quasi del tutto morti, come il Western di cui si contano ormai rarissimi casi. E si potrebbe anche dire che gli horror siano anche i più difficili da giudicare poiché se è vero che le recensioni debbano essere primariamente soggettive, è anche corretto che necessitino di un dovuto grado di analisi e critica oggettiva, di studio delle dinamiche, delle cause e degli stilemi di pellicola in pellicola, di periodo in periodo.

Dove risiede allora il problema nell’approcciarsi a una recensione horror? Che i dramma o i western o i noir hanno delle strutture oggettive che vanno esaminate e giudicate di conseguenza, oltre che un sostrato di fondo che sappia reggere la struttura intrinseca della produzione. Nel caso horror è corretto dire che il genere, così come le sue correnti, sia composto da tutto ciò che è stato elencato, ma anche che la paura, il timore e lo spavento sono assolutamente soggettivi. Ciò che spaventa me oggi potrebbe non spaventare qualcun altro o potrei non essere più intimorito da un film visto anni fa. Per questo motivo le recensioni horror vanno sempre prese un po’ con le pinze perché quello che potrebbe aver terrorizzato uno spettatore potrebbe lasciare indifferente qualcun altro. Ciò che però si può dire durante la stesura di questo lungo pezzo, e ciò che potrete constatare voi leggendolo, è che in questo caso ci si ritrova davanti a una serie di film che ha saputo stupire per la sua inutilità contenutistica, espressiva e stilistica. Insomma lasciando da parte la soggettività del SE i film che verranno analizzati in questa sede facciano paura o meno, dal punto di vista oggettivo ci si ritrova davanti alla fiera del trash più totale. Ma di cosa stiamo parlando? Toccherà fare un’altra premessa!

Si è parlato dell’evoluzione degli horror lungo i decenni, ma è nell’80 che ci si ritrova con una vera e propria nuova corrente rivoluzionaria, ovvero quella delle saghe e degli antagonisti\protagonisti, oltre che del nuovo sottogenere dello slasher (termine che definisce film in cui il cattivo fa a pezzi le sue vittime con armi generalmente da taglio). Da questo momento in poi tanti saranno gli antagonisti che, per via principalmente della caratterizzazione fisica ed estetica, stupiranno talmente tanto il pubblico da spingere i produttori a proporre di nuovo quegli stessi cattivi carismatici facendo si che la figura dell’antagonista convogliasse in quella del protagonista. Di fatto sarà il mostro o il killer il vero eroe della vicenda, tutti gli altri personaggi saranno solo le povere vittime massacrate dal bestione di turno in pellicole che diventeranno più un parco giochi per adulti, tra sangue e violenza estrema di cui lo spettatore non sarà mai sazio. Questa è la principale motivazione dietro alla continua produzione di sequel su sequel, ovvero un pubblico ingordo di un tipo di horror macabro.

È così che si impongono vere e proprie icone horror e pop come il sibillino Freddy Krueger (con 9 film all’attivo e di cui per fortuna la maggior parte molto ben fatta), il macabro Leatherface (con i suoi 8 capitoli, anche in questo caso una buona metà è meritevole), il glaciale Michael Myers (con ben 11 pellicole all’attivo e 2 di prossima uscita, sebbene uno sarebbe dovuto arrivare in questi mesi se non fosse stato per questo maledetto Covid) e il mastodontico Jason Voorhees che con i suoi 12 film è di diritto il Re di questa recensione. Non tanto perché sia il più meritevole, anzi, ma solo perché oggi cade proprio di Venerdì 13, come il titolo delle pellicole che lo vedono protagonista. Perciò a causa di questa assurda coincidenza (nemmeno troppo, il testo è in preparazione da mesi per essere pubblicato oggi) ecco la recensione dell’intera saga di Venerdì 13!

Si avvisa che le seguenti recensioni faranno spoiler di trama e colpi di scena, se così li si può chiamare, perciò se volete un commento senza spoiler andate giù fino alle considerazioni finali. Certo però così vi perdereste tutte le curiosità e i retroscena della lunga produzione della serie. A voi la scelta!

Venerdì 13 1980 – Le Origini

Sean S. Cunningham e Victor Miller hanno dato il via a tutto questo baraccone con il primo Venerdì 13 del 1980, sebbene l’intenzione fosse in realtà lodevole e mossa dai più saldi princìpi. In realtà questo capitolo è probabilmente uno dei più riusciti e intriganti in assoluto, sia per scelte di regia e sound design ispirate, sia per un’ottima idea finale grazie al colpo di scena che stupisce. Scoprire che l’assassino brutale di Crystal Lake è in realtà una signora di 50 anni, una madre assetata del sangue di coloro che hanno provocato la morte di suo figlio, è stata una giustissima decisione che rende il film e il suo finale più accattivante di quanto ci si possa aspettare. La colonna sonora di Harry Manfredini, che sarà l’unica cosa di valore che tornerà in ogni capitolo del franchise, è ansiogena e accattivante, sebbene non sia di forte impatto come quella di altri brand come Halloween. Oltretutto la sua idea durante la realizzazione era quella di riprodurre la musica solo quando il cattivo è effettivamente presente nelle scene, mentre se ci sono altre situazioni di spavento, senza che muoia effettivamente nessuno, allora si può notare che non viene riprodotta la colonna sonora. Considerando che è un film uscito nel 1980, e che il budget non è mai stato altissimo, si può chiudere un occhio su qualche piccola incertezza tecnica in favore di idee stimolanti.

Infatti per i creatori, in particolare per lo scrittore Victor Miller, c’è sempre stata la volontà di portare avanti la serie con altre pellicole, ma dovevano essere thriller horror antologici in cui di volta in volta il cattivo sarebbe dovuto essere sempre differente, così come anche le ambientazioni e le situazioni. Purtroppo sappiamo tutti com’è andata a finire. La saga è proseguita con più di 10 episodi decisamente non antologici e tutti con la stessa struttura, trama, narrazione, antagonista e anche lo stesso modo di far morire i poveri malcapitati.

Questo primo film è in sostanza intrigante, sa farsi valere anche solo per la geniale trovata di rendere una madre distrutta dal dolore del lutto un’assassina, perciò se doveste decidere di vedere uno dei capitoli di questa serie il consiglio è di guardare sicuramente questo.

Venerdì 13 1981/1984 – Jason il Mammone

L’idea originale di Victor Miller, che anche in questo caso non è stata rispettata, era di basare il movente degli omicidi in base all’amore di una madre per il proprio bambino, deforme e disabile che viene lasciato a morire per l’incompetenza degli animatori del campeggio. Per Miller la figura di Jason era assolutamente quella di una vittima innocente che da piccolo non aveva mai fatto del male a nessuno e che andava compatito e doveva muovere a commozione poiché non veniva accettato per una diversità fisica. L’intenzione è lodevole e anche piuttosto profonda e arguta, ma il potere del denaro e del successo ha spinto i produttori del primo Venerdì 13 a far partire le riprese di altri 2 seguiti che avessero come protagonista proprio quel povero e indifeso Jason che questa volta tornava, in qualche modo mai troppo spiegato (ci si dovrà fare l’abitudine), dalla morte per annegamento, crescendo e trasformandosi in un armadio a 2 ante e iniziasse a falciare qualsiasi campeggiatore nelle vicinanze di Camp Crystal Lake. Questa la trama del secondo e terzo capitolo, il che assomiglia un po’ troppo a quella del primo senza però il bellissimo colpo di scena finale, accantonato in cambio di un antagonista massiccio e brutale tanto quanto lo poteva essere il ben più carismatico Michael Myers.

In realtà si deve molto a Carpenter sulla realizzazione di questa saga, poiché il regista del primo Venerdì 13, Sean S. Cunningham, e il produttore, Steve Miner, avrebbero lavorato ad alcuni film di Carpenter e Wes Craven, in particolare al lungometraggio d’esordio di quest’ultimo, sviluppando in Miner l’idea di un assassino taciturno, enorme, brutale e implacabile, praticamente immortale e con una maschera a coprirgli il volto e su questa caratterizzazione, chiaramente ispirata a Michael Myers ovvero l’antagonista della serie Halloween, si basa la genesi del personaggio di Jason. Tuttavia l’idea che si ha durante la visione di questi due sequel è quella di una mancanza di originalità e di immaginazione fin dal principio. Considerando che è stata solo la volontà di cavalcare l’onda del successo del primo a fare in modo che venissero prodotti seguiti di bassa lega è già un forte indizio su quanto poco sia interessante questo franchise rispetto ad altri più blasonati, e per un buon motivo. Per intenderci John Carpenter e Wes Craven, per citare solo loro due ma gli esempi si sprecano, hanno convogliato enorme impegno nei progetti di Halloween e di Nightmare facendo in modo di realizzare un personaggio carismatico sia nell’aspetto che nel comportamento, cosicché tutto fosse perfetto. Trovarsi davanti un Jason in via di evoluzione, dove nel secondo capitolo indossa una maschera di iuta, una camicia azzurra e dei jeans mentre sarà solo nel terzo che lo vedremo con la mise a cui si è abituati a conoscerlo, ovvero camicia da boscaiolo verde e maschera da hockey, lascia in bocca una sensazione amara, di posticcio e poco ispirato, come se avessero dovuto aspettare ben due lungometraggi prima di trovare una quadra sull’aspetto dell’antagonista.

Oltretutto la lavorazione di “Venerdì 13 Parte II – L’Assassino Ti Siede Accanto” è stata molto travagliata poiché lo stuntman che interpretava Jason ha subìto innumerevoli ferimenti e incidenti sul set durante le riprese. Tra cadute che hanno provocato costole incrinate fino ai due episodi più conosciuti, come quando in una sequenza il personaggio di Ginny doveva tentare di colpire il cattivone con un machete, ma l’attrice avrebbe sferrato il colpo troppo presto tagliando un dito a Steve Dash, il povero stuntman, che ha ricevuto 13 punti di sutura e un bel dito nuovo (di gomma, per terminare le riprese). Inoltre il sacco di iuta che doveva indossare gli si spostava continuamente perciò la produzione ha ben pensato di applicare del nastro adesivo sul volto all’interno della maschera per tenerla ferma. Il risultato? Nel toglierla il nastro procurò lesioni ai lati del volto e la colla delle bruciature attorno agli occhi. In pratica quel poveraccio dello stuntman è diventato bello in viso tanto quanto il personaggio che doveva interpretare.

Ma cosa c’è da dire di positivo di questo capitolo e del successivo, “Venerdì 13 Parte III – Weekend di Terrore”? Che tutto sommato ci si ritrova davanti qualcosa di non ancora troppo abusato, qualcosa di piacevole da vedere e che riesce ancora a incutere timore grazie alla figura di Jason, che per quanto non sia particolarmente ispirata c’è da dire che sia l’unica cosa davvero bella dell’intera saga. È comunque diventato un’icona horror e visivamente il bestione con machete e maschera da hockey è indimenticabile, perciò scoprirne le origini è interessante e per questo se ne consiglia la visione. Certo però che Jason è un vero cocco di mamma se basta parlare in falsetto e dirgli “ti voglio bene” per frenarlo dalla sua furia omicida!

Venerdì 13 1985/1989 – A Slasher Story

Ecco ora si entra in un campo minato, ovvero in un grosso gruppo di pellicole che probabilmente meglio rappresenta il genere slasher di cui Venerdì 13 fa parte, ma che porta il grado di attenzione dello spettatore a zero. Per dirla tutta il quarto film “Venerdì 13 Capitolo Finale” andrebbe conteggiato insieme ai due precedenti, ma considerando che non finisce proprio niente e anzi, per il metro di paragone con cui si è scelto di suddividere le pellicole in questa sede, è il primo che inizia la curva tremendamente discendente verso il basso in termini di qualità e ripetitività della saga. Ironico vero? È per questo motivo che i film dal quarto all’ottavo li si potrebbe riassumere con il termine “inutile”!

Curiosi di conoscere la trama con tanto di spoiler? Un gruppo di ragazzi in preda ai propri ormoni va in campeggio, ma saranno trucidati da Jason a colpi di machete, con la gola tagliata da sotto un letto o infilzati con un bastone appuntito. Fine. Questo è tutto ciò che succede in sostanza e per ben 5 film consecutivi! Non lamentatevi più dei cinecomic…

Se siete ghiotti di curiosità eccone un paio per voi: in “Venerdì 13 – Il Terrore Continua” l’assassino non è Jason ma un barelliere a cui è stato ucciso il figlio e la produzione ha pensato di lasciare degli indizi ai più attenti durante la visione come la maschera di colore differente e la totale assenza della colonna sonora; in “Venerdì 13 Parte VI – Jason Vive” il cattivo doveva essere Tommy, il protagonista dei due film precedenti, ma per via di un responso negativo del pubblico si è scelto di far tornare in vita il classico Jason, inoltre è l’unico capitolo della saga in cui non vengono mostrate scene di nudo; nell’ottavo film Voorhees avrebbe dovuto colpire realmente un cane con un calcio per farlo guaire dimostrando la sua cattiveria, ma l’interprete Kane Hodder disse che poteva risultare una scena troppo forte e che mai avrebbe fatto del male a un animale, rifiutandosi di girare.

In più dal quarto all’ottavo viene introdotta quella vena trash e imbarazzante che contraddistingue questi lungometraggi. Un esempio? In “Venerdì 13 Parte VII – Il Sangue Scorre di Nuovo” la giovane Tina ha niente meno che il potere della telecinesi, giusto per inserire cose a caso per evidente mancanza di idee, ma non potrà nulla per contrastare il killer di Camp Crystal Lake. Tuttavia all’ultimo secondo il padre morto annegato in quel lago più di 10 anni prima, e che era stato pure seppellito, sbuca fuori dall’acqua come un salmone per acchiappare Jason e portarlo in profondità con lui. È decisamente imbarazzante e ilare. E non è mica l’unica situazione cringe!

Va però specificata la lodevole intenzione di spostare l’ambientazione classica del campeggio nella caotica New York in “Venerdì 13 Parte VIII – Incubo a Manhattan” che come film non è affatto da buttare e che potrebbe essere considerato un bel finale. Se foste interessati alla saga dovreste vedere fino a questo capitolo e salvarvi dai peggiori!

Venerdì 13 1993/2001 – Il Re del Trash

Il Trash si è ormai imposto come un genere vero e proprio con tutti i crismi e gli stilemi del caso, perciò è con un po’ di dispiacere che ci si riferisce agli ultimi due capitoli della saga dei Voorhees, prima della grande ripartenza, dicendo che Jason Va All’Inferno” e “Jason X” sono in assoluto i film più trash, brutti, imbarazzanti, assurdi e inguardabili della lunga saga di Venerdì 13, e forse anche tra i più brutti che si abbia il dispiacere di vedere nella storia del cinema.

Nel lungometraggio in cui Jason sbarca a Manhattan alla fine il classico bestione viene completamente sciolto nell’acido e per questo motivo muore. All’inizio del nono capitolo eccolo sbucare fuori come se non gli fosse successo nulla e il bello è che non viene affatto spiegato come ciò sia possibile. Se mettiamo nel conto anche una storia che vede Jason come una sorta di demone che può essere ucciso solo da sua sorella, o cugina non si capisce bene, che da ragazza normale diventa praticamente Buffy L’Ammazzavampiri, con tanto di spada magica super potente ingaggiando battaglia con il mostruoso killer.

In Jason X si va addirittura nel futuro su di un’astronave chiaramente fatta di cartapesta e alluminio, con un antagonista che dopo essere stato relegato all’inferno salta fuori dal nulla senza che questo espediente venga minimamente spiegato, di nuovo. Tanto ormai perché dare un senso a questi film? Basta mostrare il cattivo fare a pezzi i nemici, sempre nel solito modo, e il gioco è fatto. Salvatevi ed evitate come la peste questi due lungometraggi! A meno che non siate masochisti o non abbiate il gusto per l’orrido o il trash. Probabilmente, però, per farvi qualche risata potrebbero essere indicati, dato che il risultato generale sembra quasi vertere su una versione “seria” di Scary Movie.

Venerdì 13 2003 – Freddy Vs Jason

Di un crossover che portasse in scena una lotta all’ultimo sangue tra Freddy Krueger e Jason Voorhees se ne parlava già dai tempi del sesto capitolo di Venerdì 13, ma solo dopo l’uscita dell’ottavo film, a causa di incassi irrisori, la detentrice dei diritti del personaggio ha dovuto cederli alla New Line che già possedeva quelli di Nightmare e che ha avuto carta bianca per dare vita a un gran bel horror in cui due demoni si danno battaglia. Senza nessuna ironia, Freddy Vs Jason è davvero riuscito sia per i tempi, il ritmo, la regia, la messa in scena dei due attori principali, ovvero dei mostri, ma anche per la carismatica e sibillina presenza di Freddy che come al solito attira l’attenzione. Nella prima metà la tensione è palpabile come raramente era stata percepita nei capitoli di Jason e anche se nella seconda parte la tendenza è più sulle botte da orbi quasi tendente al trash, si avverte una forte dose di autoironia e sarcasmo che salva la pellicola dal baratro. L’epicità dello scontro è di grande impatto e l’idea risulta davvero calzante. Certo qualche risatina per via di alcune scene un po’ troppo assurde scappa di tanto in tanto, ma la regia generale è decisamente buona e se ne straconsiglia la visione. Unica grossa nota negativa potrebbe essere la solita trovata furbacchiona di non far vincere nessuno dei due contendenti, poiché i produttori non volevano scontentare i fan di uno dei due assassini. Il che è assurdo dato che palesemente sarebbe Jason a vincere in qualunque caso!

Addirittura l’idea originale del finale prevedeva di vedere lo scontro interrompersi per mano di Pinehead, il mostro di Hellraiser, che avrebbe bloccato Freddy e Jason. In ogni caso gli incassi sono stati talmente prolifici da spingere la produzione a dare il via a un sequel in cui sarebbe stato introdotto un nuovo killer tipico delle saghe slasher. L’idea iniziale prevedeva Ash del film La Casa, ma il creatore Sam Raimi si oppose in tutti i modi trovando la proposta di un simile crossover ridicola. Un gran peccato perché l’interprete di Ash, Bruce Campbell, non vedeva l’ora di iniziare le riprese. Nel 2007 continuavano a girare voci che il sequel avrebbe visto l’entrata in scena di Michael Myers, ma ad oggi non se ne sa più nulla, il che fa pensare ovviamente che non lo vedremo mai.

Venerdì 13 2009 – 30 Anni Per un Bel Film

Dopo una decina di pellicole che passano dal carino all’inguardabile ecco un film che merita di essere visto. Il reboot del 2009 è a tutti gli effetti un horror moderno, con un’ottimo ritmo e delle fasi cariche di tensione in linea con il genere che si è evoluto negli ultimi anni e a cui ci siamo più abituati. Una riscrittura attuale era necessaria per dare nuovo lustro non solo a un personaggio intrigante, ma anche a una serie che era stata sfruttata fino allo sfinimento. Per fortuna la produzione in questo caso è passata sotto le mani di Michael Bay che ha permesso alla pellicola di spiccare sia per una trama similare ma più adatta ai giorni nostri sia per uno sviluppo generale di tutto rispetto. Finalmente le vittime di Jason si accorgono che qualcosa non va entro metà pellicola, riescono a sfuggirgli per più di 30 secondi facendo in modo che la tensione ansiogena perduri e che il film non sia solo un pretesto per vedere quattro uccisioni. Oltretutto queste ultime sono finalmente innovative, diverse dal solito e con un gusto macabro più spiccato.

Se ciò che è stato detto non bastasse, allora le scenografie e il trucco sono di alto livello, fotografia e regia sanno regalare un’ottima atmosfera e raramente si era visto un Jason così mastodontico che mettesse tutto questo timore. Certo gli attori non sono affatto di alto livello e la trama è basica e sempliciotta, ma la realizzazione generale è davvero ottima e se ne consiglia la visione più di ogni altro capitolo.

Conclusioni

In sostanza cosa dire di più su questa stravagante e sfortunata saga cinematografica? Per riassumere ogni blocco e promettere a chi non vuole spoiler un’opinione in merito basti dire che: il primo capitolo è senza dubbio ispirato, intrigante e grazie al suo riuscito colpo di scena permette di passare sopra a incertezze tecniche, date soprattutto dal periodo d’uscita e dal basso budget; il secondo e il terzo mostrano Jason in tutto il suo splendore per come siamo tutti stati abituati a conoscerlo, con la sua inconfondibile maschera da hockey e il suo inarrestabile machete, per questo motivo sono pellicole di cui si consiglia la visione ai più curiosi; il quarto film potrebbe essere carino per una trovata finale niente male, ma le scenografie, la modalità con cui le vittime vengono uccise e la trama lo rendono talmente ripetitivo e identico a quelli precedenti da fare in modo che la sua visione sia totalmente inutile; allo stesso modo dal quinto all’ottavo la ripetitività e l’inutilità diventano parole chiave per la saga, con l’aggiunta di situazioni assurde e sconclusionate, senza capo né coda; il nono e il decimo rappresentano non solo il punto più basso della serie, ma anche tra i film più brutti della storia in grado di essere cringe, trash e brutti senza esclusione di colpi; il decimo inoltre è talmente assurdo da sembrare quasi una parodia e potrebbe essere visto per farsi una risata; il crossover con Freddy Krueger è autoironico, sibillino e con un ritmo incalzante tra fasi di pura tensione e battaglie all’ultimo sangue e se ne consiglia la visione; infine il reboot è pregevole, non il film horror più innovativo e rivoluzionario di sempre, ma per la saga è davvero ben fatto e andrebbe assolutamente visto, anche da chi non è fan di Jason.

Come concludere questo lunghissimo articolo di Venerdì 13? È stato decisamente un calvario guardare in breve tempo tutti i capitoli della saga, a causa dell’eccessiva ripetitività e bruttezza generale. Tuttavia è stato divertente e catartico scrivere questo articolo e si spera che la sua lettura sia per voi di ispirazione. Che possa ispirarvi a non vedere la maggior parte di questi film!

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