La Grande Abbuffata: eros e thanatos all’ennesima potenza.


«Basta con i sentimenti, voglio fare un film fisiologico» dice il pluripremiato regista, sceneggiatore, attore, produttore cinematografico e scenografo milanese Marco Ferreri riguardo la sua tredicesima opera, “La Grande Abbuffata“. E proprio di questo si tratta, di un film fisiologico.
Inserito da Cahiers Du Cinéma, la più prestigiosa rivista cinematografica francese, in un’ideale “trilogia della degradazione” insieme al controverso “Ultimo Tango a Parigi” (1972) di Bernardo Bertolucci e al cupo “La Maman Et La Putain” (1973) di Jean Eustache, questa grottesca e viziosa favola satirica sulla borghesia e sulla società dei consumi ci trascina all’interno di una villa fatiscente e demodè per imprigionarci insieme ai nostri protagonisti in un’orgia di edonismo, cibo, sesso, depressione ed inutilità che difficilmente potrà non turbarvi e disgustarvi.

La cucina e la gola (Ugo), l’arte e lo spettacolo (Michel), la legge ed il rigore (Philippe) e la passione e l’avventura (Marcello) tutti riuniti sotto un unico tetto con uno scopo ben preciso: il suicidio. Come verrà perseguito secondo voi questo fine?
Qualsiasi cosa stiate pensando è sbagliata, le armi scelte dallo chef, dal produttore televisivo, dal magistrato e dal pilota d’aerei sono, infatti, il cibo ed il sesso. Annoiati ed inappagati dalla vita agiata ma priva di stimoli che conducono, i quattro benestanti amici decidono così di salutare il mondo e di ritirarsi in un’antica e sfarzosa villa di proprietà di Philippe dove, una volta soli, asseconderanno ogni loro istinto, senza alcun ritegno.
Fischiato al Festival di Cannes e pesantemente tagliato dalla censura, questo sfrontato, provocatorio ed allegoristico cult del 1973 ha dato scandalo fin dalla sua prima proiezione e non è difficile capirne il perché. Un simil incesto nei primi minuti della pellicola, del sesso esplicito e molta nudità durante tutta la sua durata e la scelta di criticare aspramente una certa parte della società hanno fatto sì che “La Grande Abbuffata” dividesse il pubblico ed i critici fra chi lo considerò eccessivamente volgare e di cattivo gusto e chi ne apprezzò la spiccata vena antiborghese, non a caso questo film venne considerato dallo stimato critico Adelio Ferrero come il più ideologico di Ferreri. E sempre non a caso, a priori, venne accostato all’estremo “Salò o Le 120 Giornate di Sodoma” (1975) di Pier Paolo Pasolini.
Sì, la regia asciutta, sobria e ferma di Ferreri si focalizza lungamente sul lato morboso e stomachevole della vicenda, senza nascondere affatto i corpo del cast, le deiezioni corporee o gli atti sessuali, anche piuttosto kinky a volte, tuttavia questa scelta stilistica è finalizzata al dissacrare il più possibile la borghesia, denudandola della sua patina dorata e mostrandola per quello che è: una manica di persone annoiate ed apatiche dedite al lusso fine a se stesso.
Chiaramente se il film sconvolse così spettatori, censura e critici centrò appieno il punto, quindi gli si perdona qualche “volgarità” di troppo.
D’altro canto il cast, composto solo da notissimi ed acclamati attori, Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Philippe Noiret, Michel Piccoli e Andréa Ferréol, lavora egregiamente e con gran classe, offrendoci interpretazioni teatrali, sopra le righe, eccentriche e caricaturali che rendono il tutto ancor più febbrile ed alienante, allucinogeno, a tratti quasi insostenibile, cosa che fanno anche la color palette fredda e scura e la fotografia estremamente statica.
Questo memorabile cult del cinema italiano, però, non è affatto per tutti e bisogna riconoscerlo. Un pò per i suoi quarantasette anni d’età, un pò per la sua grande carica intellettuale ed un pò per la sua eccentricità, la pellicola in questione è complessa da visionare e lunga da digerire e, di sicuro, non ci propone un’esperienza dinamica e fresca, tutt’altro. Tuttavia un cinefilo con la C maiuscola non può sottrarsi all’obbligo di concedergli almeno una chance, anche se non rimarrà pienamente soddisfatto ne uscirà comunque culturalmente arricchito.

Il cinema stupisce e stupirà sempre chi è disposto ad addentrarsi nei suoi meandri e questo film ne è solo l’ennesima prova, vedere per credere.

~Rebel Rabel

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...