Il Colore Venuto Dallo Spazio: perché?


Avete mai visto uno di quei film in grado di lasciarvi quasi del tutto indifferenti, vuoti, intorpiditi e senza parole come se al suo interno non avesse nulla da raccontare o da descrivere? Ecco, per me “Il Colore Venuto Dallo Spazio” è stato uno di quelli.
Questo gigantesco punto di domanda cinematografico del 2019, tratto dall’omonimo romanzo del 1927 firmato da uno dei maestri dell’horror, nonché padre della fantascienza, Howard Phillips Lovecraft, è diretto e co-sceneggiato da Richard Stanley, un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico sudafricano al suo quinto lungometraggio che ci propone un cosmic horror ancestrale quanto anonimo, interessante quanto insipido, perfettamente in grado di scivolare addosso allo spettatore senza lasciare alcuna traccia dopo la visione. O almeno, questa è stata la mia esperienza con questa pellicola.

La famiglia Gardner è composta da Theresa, una madre malata di cancro, Nathan, un padre eccentrico, Benny, un ragazzetto assuefatto dall’erba, Lavinia, una ragazza wiccan e Jack, un bimbo mammone. Nella loro meravigliosa ma remota fattoria del New England, i Gardner, il loro cane Sam ed i loro alpaca cercano di fuggire dall’agitazione e dalla frenesia della società odierna, rifugiandosi in un angolo verde e felice del mondo che prima appartaneva al defunto padre di Nathan. E proprio quando le cose sembrano andar bene, un bizzarro e misterioso meteorite si schianta improvvisamente nel loro terreno, irradiando un’innaturale luce di un colore fino a quel momento a loro sconosciuto e determinando l’inizio di strani e spaventosi eventi.
Questa è la trama del sesto riadattamento cinematografico del romanzo di Lovecraft e non è affatto complicato seguirla, anzi, è estremamente lineare, tuttavia una grande domanda si fa spazio nella mente poco dopo la fine della pellicola: perché?
La storia inzia, si svolge e finisce quasi senza un chiaro senso, gli eventi scorrono a ruota e ad un certo punto paiono casuali, randomici, ed è esattamente quest’assenza di un vero e proprio scopo, la famosa raison d’être, a rendere l’intero prodotto trascurabile e futile. Intendiamoci, esteticamente parlando la pellicola dona bei momenti, soprattutto grazie ai veramente ottimi effetti speciali e visivi ed alla color palette accesa, accattivante e sgargiante, a tratti favolistica, ricca di magenta, fucsia, viola e verde. Anche il cast riesce ad intrattenerci, uno su tutti Nicolas Cage, qua davvero in gran forma e calato in parte, inaspettatamente intenso e di carattere. Tuttavia la regia, la colonna sonora, i dialoghi e la fotografia non ci regalano chissà quali perle e contribuiscono notevolmente alla sensazione d’inutilità generale che si ha quando i titoli di coda appaiono sullo schermo.
L’idea che pone le basi a questa vicenda fanta-horror è molto particolare ed intrigante, inquietante nella sua misteriosità, tuttavia la vera ed unica pecca di questa pellicola è senza dubbio l’inconcludente sceneggiatura, che non riesce a dare il giusto lustro al lavoro di Lovecraft e che ci restituisce una versione blanda ed ampiamente dimenticabile del suo lavoro originale. Davvero un peccato, il potenziale era molto alto.

Insomma, “Il Colore Venuto Dallo Spazio” non rientra nella lista dei film horror e fantascientifici che mi sento di consigliarvi, la qualità è buona ma il gusto che rimane in bocca è quello di un film decisamente evitabile e non degno di nota. C’è molto di meglio in circolazione.

~Rebel Rabel

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...