Emma: il fascino del colore pastello

Nel 2020 esce l’ennesima trasposizione cinematografica di un classico di Jane Austen, Emma. .

Lo stesso romanzo era stato portato al cinema nel 1996 da Douglas McGrath, con il volto di Gwyneth Paltrow come protagonista: una commedia romantica delicata e in totale linea con lo stile narrativo di Orgoglio e Pregiudizio, uscito 9 anni dopo, nel 2005. La regista e fotografa statunitense Autumn The Wilde, tuttavia, ha progetti diversi per una delle eroine letterarie più amate della storia, distaccandosi dall’idea di McGrath e sviluppando un manifesto del femminismo, della femminilità e dell’estetica che racchiude in piena regola lo spirito dell’autrice ottocentesca.

Emma Woodhouse è una fanciulla benestante dell’Inghilterra rurale vittoriana. Vive in una grande casa insieme al padre, un tipo anziano e paranoico, e al suo amico d’infanzia Mr Knightly, assiduo frequentatore della dimora Woodhouse. Emma è la perfetta rappresentazione della donna aristocratica inglese: non ha necessità di lavorare, non è in cerca di mariti ricchi da sposare e passa le sue giornate spettegolando e organizzando la vita sentimentale di tutto il villaggio. Subdola, ben educata ed estremamente carismatica, Emma tiene i fili di un teatrino dei sentimenti e dell’apparenza, in cui la vita assomiglia ad un dolcetto in pasta di zucchero e dove il cuore delle persone è il miglior passatempo che si possa desiderare.

Con la Emma della Wilde è possibile definire in una pellicola la parola aesthetic. Tutto in questo umile capolavoro è votato alla divinità del bello, del patinato, della femminilità nell’accezione più canonica del termine e della perfezione ottica. Ogni cosa, dai personaggi alle architetture, è studiato per apparire come un bilanciato insieme di colore e forma. Ogni cosa è geometria, tonalità, grazia. La fotografia è vissuta come lo specchio di un’effimera beltà che chiude il cerchio iniziato dalla trama che la Austen dipinge come il ritratto sputato della società altolocata dei suoi tempi. Autumn The Wilde riesce a trasporre su pellicola, forse meglio di qualunque altro regista avvicinatosi alla narrativa della Austen, la fugace precisione e la quotidiana eleganza della narrativa della scrittrice femminista inglese.

Il contrasto tra questa canonica femminilità e la reale originalità della protagonista, tra la piatta perfezione visiva e la sfaccettata personalità di Emma, rendono la pellicola completa, ricca di spunti registici interessanti; in linea con l’ideale politico femminista e con la critica sociale che la Austen poneva a modo di trasparente cornice in tutte le sue opere.

Il film si costruisce su eventi che, fino alla seconda metà del suo svolgimento, sanno di necessario e spassosissimo tedio: un susseguirsi di situazioni, spesso paradossali, spesso esilaranti nella loro incommensurabile frivolezza, che trasportano pienamente lo spettatore nella realtà di Emma, nel suo modo di vedere le cose. La pellicola non abbandona mai il punto di vista della protagonista, per la quale tutto è o estremamente drammatico o estremamente sciocco, creando così una narrazione che si basa sull’eccesso, sul melodrammatico, sul teatrale. Questa concezione della pellicola come pura trasposizione della mente della protagonista è accentuato dal punto che compare nel titolo: Emma. come a sottolineare che questo film appartiene prima di tutto a lei e in cui noi abbiamo solo il ruolo di essere suoi ospiti.

Il cast è giovane, fresco e racchiude qualche perla conosciuta dagli amanti della cultura pop (come Connor Swindells e Tanya Reynolds di Sex Education e Bill Nighy di Underworld). La protagonista è, ovviamente, il fulcro di questa baraonda color pastello: Anya Taylor Joy (che già aveva dato prova del suo talento in Split, The Witch e Amiche di sangue) torna con un ruolo noto a tutti per renderlo estremamente personale. Il suo viso serafico è capace di incantare lo schermo, reggere ogni inquadratura, trascinando il pubblico nella spiccata caratterizzazione di miss Woohouse, da cui è difficile allontanarsi.

I costumi incredibilmente dettagliati, parte fondamentale della vena estetica del film; la scenografia mastodontica, onirica, graziosamente farraginosa; la colonna sonora che accompagna ogni scena con una precisione quasi comica, sono solo le succose ciliegine che completano questa torta alla vaniglia alta mille strati, in cui troviamo, sotto il profilo tematico, di tutto: dalla percezione dei ceti sociali, la schiettezza di una nuova gioventù in contrasto con la tediosa pochezza di una generazione passata e lontana da ogni tipo di modernità, al ruolo della donna e, in generale, alla sfera femminile di quel tempo, necessariamente riempita di nulla e di tutto; Emma. è una favola in rosa e giallo, una bolla di immaginifico e di surreale che racchiude la gentilezza ipocrita di un’epoca piena di contraddizioni.

La recensione di oggi termina qui, con un sentito CONSIGLIATISSIMO!. Se amate le pellicole in costume, la fotografia originale, la cura del particolare, i film basati sul colore; se siete fans della Austen e volete approfondirla cinematograficamente e se siete amanti del cinema alla Wes Anderson e vicini alla poetica di Greta Gerwing in Lady Bird, questo è assolutamente il lungometraggio che fa per voi. Conoscevate Emma.? Lo avete mai visto? Cosa ne pensate? Avete letto il libro della Austen? Per chiacchierare lo spazio dei commenti sul blog e su Instagram è sempre aperto! E se in caso non mi seguiste ancora sui social, mi trovate come @mymoviesdrugs!

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Austin Dove ha detto:

    mi manca il libro ma ho visto il film al cinema e l’ho amato!^^

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  2. Ma che meraviglia! Devo assolutamente vederlo!

    "Mi piace"

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