Enola Holmes, Top o Flop?

Netflix il 23 settembre ha rilasciato sulla piattaforma un nuovo titolo che ha immediatamente suscitato la curiosità del suo giovane pubblico: Enola Holmes, diretto da Harry Bradbeer, il regista del capolavoro di Amazon Prime Video Fleabag.

Enola Holmes racconta la storia della sconosciuta (fin’ora) sorella del notissimo investigatore Sherlock Holmes. Lontana da tutto e tutti, Enola vive negli insegnamenti dell’originale madre Eudoria, che la cresce come una donna forte ed intelligente, allontanandola dai canoni femminili dell’Inghilterra vittoriana. La sua serenità viene rotta dall’improvvisa scomparsa di Eudoria e dal ritorno a casa dei suoi fratelli, Sherlock e Mycroft, suo ufficiale tutore, che, scoprendo la sua indole ribelle, è deciso a trasformarla nella donna educata e paziente che l’alta società inglese si aspetta di conoscere. Ma tutto ciò che Enola desidera è scoprire dov’è andata sua madre e diventare un investigatrice, seguendo le orme di Sherlock.

Netflix è un genio nel saper produrre accoppiate vincenti: Enola Homles è il risultato di un ragionamento a tavolino che ha scolpito con perizia il film del momento, il film di cui tutti possano parlare. Il cast è pieno di volti noti e amatissimi dal giovane pubblico, come Millie Bobby Brown (Enola Holmers), l’eroina di Stranger Things che tutti conosciamo come Undi; Hanry Cavill (Sherlock Holmes), già noto al grande pubblico per il suo Super Man e per The Witcher, una delle serie Netflix meglio riuscite dell’ultimo periodo ; Helena Bonham Carter (Eudoria) è forse una delle attrici più conosciute di sempre quando si parla di film per ragazzi (e non solo!); Sam Claflin (Mycroft Holmes) è la ciliegina sulla torta, conosciutissimo per i suoi ruoli in Hunger Games, Io prima di te, Biancaneve e il Cacciatore e tanti altri titoli mainstream.

Ultimo ma non per importanza c’è il tema che tiene insieme questo calderone di volti da prima pagina, ovvero il femminismo. Enola Holmes ci viene infatti proposto come titolo che prende in pieno l’ideologia femminista più conosciuta alle nuove generazioni, ovvero quella che idealizza la donna come simbolo di forza, scaltrezza, come donna che può fare tutto ciò che può fare un uomo, che va contro i dettami della società e sceglie il suo destino. La pellicola ci tiene a ribadire questo concetto praticamente in ogni scena, con frasi ad effetto che suonano solo da retorica spicciola, rendendo così la sceneggiatura poco originale, ripetitiva, a tratti grottesca. Ovviamente film che tolgono dalla figura femminile la patina di stereotipo sono sempre ben accetti, ma farlo con più cura è necessario: tutto questo sbandieramento di girl power presente nella sceneggiatura soffoca solo i veri motivi per cui Enola è un personaggio femminista e gli slogan che le fanno ripetere all’ossessione levano solo spazio ad un reale approfondimento dei personaggi, rendendola banale.

Questa ostentazione di idealismo ha condotto un film che poteva essere una semplice e divertente pellicola d’intrattenimento sulla via della banalità, schiaffeggiando in continuazione lo spettatore con motti da manifesto e dialoghi poveri di originalità. Definirei questo film superficiale: nessun personaggio è approfondito a dovere e una buona parte di trama (forse la più interessante) viene completamente lasciata al vento. Non sappiamo nulla della vita di Eudoria , personaggio centrale, tranne sporadici fatti che vengono raccontati da terzi in maniera povera; la stessa psicologia della protagonista non vine per nulla messa a fuoco, rendendola un personaggio piatto. La situazione storica in cui il film è immerso (centrale per altri aspetti della trama) non viene neanche accennata, se non con qualche sbavatura di sceneggiatura, rendendo tutto vago e poco coinvolgente. L’inghilterra della Rivoluzione Industriale combatte in parlamento per ottenere giustizia per il proletariato, reclamando il diritto di voto (tema profondamente femminista, tra l’altro), ma questo aspetto non viene neanche accennato, se non da qualche sindacato che sbandiera ai lati delle strade su cui Enola passeggia i volantini per diffondere l’idea di suffragio universale.

Ho trovato Enola Holmes una buona idea sprecata. Le reinterpretazioni letterarie sono spesso ben accette e l’idea di una versione femminile di Sherlock Holmes è interessante da molti punti di vista (ad esempio, come sarebbe la vita di un investigatrice donna all’interno della società ottocentesca?), ma Enola Holmes ha raggiunto picchi di superficialità che mi hanno solo ricordato una qualsiasi commedia teen facilmente trovabile scorrendo il catalogo di Netflix. Un film che non lascia nulla, perché semplicemente poteva fare molto di più. Già in programma un sequele, poiché i film sono tratti dai romanzi omonimi di Nancy Springer. Vedremo se una seconda possibilità permetterà al regista (che con Fleabag ha dimostrato la sua destrezza) di mettere più anima in un film pieno di potenziale sprecato.

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