Lincoln: vivere e morire in nome della libertà.


Abraham Lincoln è al suo secondo mandato e si trova a dover affrontare una situazione disastrosa: la Guerra di Secessione è nelle sue fasi conclusive ma continua ad impazzare, inondando di sangue il suolo americano, e la situazione della schiavitù dei neri è quanto mai critica.
In quel lontano Gennaio del 1865 Lincoln decide, così, di proporre il XIII Emmendamento alla Camera dei Rappresentanti, una legge atta ad abolire per sempre lo schiavismo e la schiavitù del popolo nero che, nel Sud dell’America come in altri continenti, imperversava senza alcun tipo di ritegno e di rispetto.
Il tempo a disposizione per far approvare questo nuovo e fondamentale emmendamento stringe, la Camera sta per essere rinnovata a causa delle elezioni ed il voto del Parlamento non è affatto assicurato, il destino del popolo nero e americano è nelle mani di Lincoln.
Dieci candidature ai Premi Oscar e due statuette vinte, sei candidature ed una vittoria ai Golden Globe e nove candidature ed un premio aggiudicato ai Premi BAFTA, questo è il bottino che la ventinovesima pellicola di Steven Spielberg si porta a casa nel 2013, raccontando a tutti noi un cruciale momento della storia americana e della vita del celebre ed amatissimo sedicesimo Presidente degli Stati Uniti d’America.

l quattro volte premio Oscar Spielberg dirige il tre volte premio Oscar Daniel Day Lewis, la due volte premio Oscar Sally Field, il premio Oscar Tommy Lee Jones e l’ottimo cast statunitense che anima la pellicola in questione, presentandoci un prodotto raffinato e di grande cura cinematografica che, tuttavia, inaspettatamente non offre tutto ciò che ha da dare.
Se da un lato le prove attoriali sono impeccabili, naturali, ricche di passione e intensità, una su tutte quella di Day Lewis (Oscar per questo ruolo), dall’altro la regia spesso risulta insipida e priva di brio e carattere. La prima parte del film si snoda lentamente e macchinosamente, l’attenzione non viene catturata del tutto a causa di banali giochi di camera ed i dialoghi sono eccessivamente verbosi e prolissi, il che rende poco interessante ed avvincente la vicenda storica, narrata fin troppo didatticamente; nella seconda parte, invece, la pellicola decolla e, satura di suspense e ritmo, ci fa leggermente rivalutare il tedioso inizio, senza però cancellarlo. Il fatto storico protagonista di questo film, notoriamente ricco di una forte carica emotiva, qua appare quasi scialbo, la scelta di raccontare la situazione dal punto di vista politico e non popolare, infatti, in qualche modo lo svuota di intensità e profondità; tuttavia, se la regia di Spielberg fosse stata ai suoi soliti e alti livelli e non sottotono come invece qui appare, la potenza dell’evento non ne avrebbe risentito, anzi, avrebbe brillato in una veste meno consueta e più formale.
D’altro canto i pregi di “Lincoln” sono altri, la fotografia ad esempio è uno di quelli. Curata da Janusz Kaminski, direttore della fotografia polacco due volte premio Oscar conosciuto per “Schindler’s List” (1993), “Amistad” (1997), “Salvate il Soldato Ryan” (1998), “A.I. – Intelligenza Artificiale” (2001) e molte altre pellicole di Steven Spielberg e non solo, ci offre immagini eleganti e d’effetto che colpiscono e nobilitano l’intera opera, tavolta ricordando degli antichi quadri in movimento per la loro ricercata semplicità, davvero un eccellente lavoro. A sottolineare l’atmosfera “pittoresca” delle scene troviamo anche la color palette che, interamente composta da nuance scure ed ombrose come il verde bosco, il nero, il grigio ed il marrone, dona un calzante sapore antico all’estetica della pellicola.
L’Abraham Lincoln che grazie a Doris Kearns Goodwin, scrittrice, giornalista e storica americana che scrisse il libro dalla quale il film è tratto, e a Spielberg andremo a conoscere è un uomo stravagante, candido ed idealista che con scaltrezza e determinazione votò la sua esistenza al bisogno di libertà e rispetto per i diritti umani e Day Lewis, perfettamente in ruolo, ci trasmette da inizio a fine questa emozione, impersonando con grande talento questa importante figura storica; anche Sally Field spicca, la potenza con la quale ci mostra il dolore della “signora Presidente”, come lei stessa si fa chiamare, per la morte del figlio e l’arruolamento del primogenito è struggente, notevole.

L’incredibile somiglianza tra Daniel Day Lewis e Abraham Lincoln.

Lincoln” è uno di quei film che nonostante il grande budget su cui poggia, il blasonato e capace cast, l’amatissimo regista e i tanti mezzi tecnici a sua disposizione riesce solo a metà, rimanendo sì una buona pellicola ma davvero nulla di notevole o memorabile.
Un vero e proprio peccato cinematografico, senza lode e senza infamia.

~Rebel Rabel

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