Festen: a cena con una famiglia ed i suoi segreti.


Benvenuti alla festa per il sessantesimo compleanno di Helge Klingenfeldt, ricco signorotto danese magnate dell’acciaio e massone.
Alla festa di Helge Klingenfeldt ci sono proprio tutti, la famiglia è al completo e l’hotel di lusso da loro rilevato si agghinda per celebrare l’anziano capostipite, come da tradizione. Tra gli invitati c’è ovviamente anche Christian, il figlio maggiore di Helge, accompagnato da Michael ed Helene, i suoi fratelli. Ma non solo, insieme a Christian c’è anche un ospite indesiderato e sconvolgente, un segreto in grado di distruggere dalle fondamenta un’intera famiglia e la loro falsa facciata di eleganza e decoro.
Questo è “Festen – Festa in Famiglia“, elettrizzante pellicola del 1998 vincitrice del Premio Della Giuria al Festival di Cannes ideata, sceneggiata e diretta dal talentuoso Thomas Vinterberg, regista danese co-fondatore insieme a Lars Von Trier del movimento cinematografico Dogma 95.

Quello che oggi abbiamo per le mani è un film con la F maiuscola, una pellicola che fa della sobrietà tecnica il suo grande punto di forza e che, con pochi e semplici elementi ben sfruttati, riesce a toccare più in profondità di tante altre pellicole più arzigogolate.
Le parole chiave di “Festen” sono: destabilizzazione, realismo surreale e critica sociale. In ogni singolo dialogo, in ogni inquadratura ed in ogni personaggio riusciamo, infatti, a riscontrare questo ottimo mix di sensazioni, che d’apprima sconcertano per la loro particolarità e subito dopo riescono ad incuriosirti e a proiettarti proprio in mezzo all’alienante vicenda con un’efficacia rara, cosa che fa anche e soprattutto la regia. Interamente realizzata con la camera a mano, risulta fin da subito irrequieta, agile e molto immersiva, inoltre i tanti giochi di camera presenti nella pellicola arricchiscono di stravaganza e personalità le altrimenti disadorne immagini e riescono ancor più a trasportarti nella situazione, appiccicando gli occhi dello spettatore ai visi degli attori e alle loro emozioni.
I personaggi sono sopra le righe e grotteschi, profondamente veritieri e proprio per questo kafkiani, così come i dialoghi che, nella loro naturalezza e semplicità, risultano fittizi ed irreali. Tutto ciò si deve all’incredibilimente ben curata (e geniale) combinazione tra il contesto straniante e scioccante della vicenda e la più banale normalità, un accostamento non innovativo ma che quasi mai come in questo film risulta così d’impatto.
Vinterberg tradisce uno dei comandamenti del sopracitato Dogma 95, ossia il non poter acquistare nulla per la scenografia, ma ci regala una vera e propria perla del cinema contemporaneo e del movimento stesso. “Giuro di astenermi dal creare un’ “opera”, perché considero l’istante più importante del complesso. Il mio obiettivo supremo è di trarre fuori la verità dai miei personaggi e dalle mie ambientazioni” recita il manifesto del Dogma steso da Von Trier e Vinterberg nel 1995 a Copenaghen, visionari creatori di uno sfortunato movimento che si poneva come unico obiettivo il contrastare il dilagare degli effetti speciali e degli investimenti miliardari nel cinema. La totale assenza di luci, scenografia, colonna sonora e qualsiasi espediente al di fuori della camera a mano erano le basi per produrre una pellicola che soddisfasse l’ambizioso e rivoluzionario decalogo del Dogma 95 e in questo film è proprio così, la ricerca della verità e l’anteporre la storia ad i mezzi con la quale la si racconta rendono “Festen – Festa in Famiglia” una dissacrante e spietata critica all’egoismo, al menefreghismo e all’ipocrisia della borghesia, della famiglia e della società stessa, che preferisce nascondere la testa sotto alla sabbia per mantenere intatta la falsa facciata di perfezione piuttosto affrontare i fatti.
Un eccentrico ed appassionante film che sa intrattenere con grande carisma cinefili e non, da vedere assolutamente.

~Rebel Rabel

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