Perversi: tre shock movie sul lato oscuro dell’animo umano.


“Il buon gusto è la morte dell’arte” diceva il noto scrittore, sceneggiatore, drammaturgo ed attore statunitense Truman Capote, maggiormente noto ai più per aver scritto il romanzo breve “Colazione da Tiffany” nel 1958. E sì, per certi versi è proprio così.
Il Cinema è sempre stato un mondo di luci e di ombre dove poter osservare ed indagare i più profondi meandri dell’uomo e della sua psiche, sia positivamente che negativamente parlando, ma oggi vorrei soffermarmi sul lato più controverso, inaspettato e morboso della settima arte: quello degli shock movie. Gli shock movie, o per meglio dire, i film shoxploitation, fanno parte del sottobosco cinematografico provocatorio e senza censure denominato “exploitation”, una corrente artistica arrivata alla ribalta negli anni ’70 ed ’80 che mette al primo posto il contenuto sconvolgente, trasgressivo, satirico, erotico e violento delle sue pellicole quasi “trascurando” la realizzazione stessa, a parte qualche ovvia eccezione. Il punto focale delle opere in questione, infatti, è mostrare senza alcun tipo di tabù o remora il sesso, nel caso dei prodotti sexploitation, argomenti stereotipicamente legati agli afroamericani, mi riferisco alla blaxploitation, oppure, come nei film che a breve vi andrò a proporre, la violenza, di qualsiasi genere essa sia.
Angst” (1983) di Gerald Kargl, “Salò o le 120 Giornate di Sodoma” (1975) di Pier Paolo Pasolini , “Visitor Q” (2001) di Takashi Miike, “Vomit Gore Trilogy” (2006/2008/2010) di Lucifer Valentine, “Guinea Pig: Devil’s Experiment” (1985) di Satoru Ogura, “Men Behind The Sun” (1988) di Tun Fei Mous, “Pieles” (2017) di Eduardo Casanova, “Cannibal Holocaust” (1980) di Ruggero Deodato, “August Underground” (2001) di Fred Vogel e “Seul Contre Tu” (1998) di Gaspar Noé sono solo alcuni dei molti titoli di questa categoria cinematografica assolutamente non adatta a tutti di cui, insieme, analizzeremo ben tre film. Se avete amato le pellicole sopracitate o se siete semplicemente curiosi seguitemi ed addentratevi con me nel mondo oscuro, sadico ed immorale degli shock movie.

– “Strange Circus” (2005) di Sion Sono

Questa è la storia di Mitsuko e della sua famiglia che, però, è tutt’altro che convenzionale.
Il padre di Mitsuko, Gozo, abusa di lei e la rinchiude in una custodia di violoncello per costringerla ad assistere ai rapporti sessuali tra lui e sua moglie, Sayuri, la madre della ragazza, ma non solo, ad un certo punto sarà anche Sayuri ad essere rinchiusa nella custodia e a vedere Gozo che stupra Mitsuko. Da quel momento si instaura un rapporto malato tra madre e figlia che spingerà Sayuri ad essere gelosa di Mitsuko, anziché aiutarla a fuggire dalle grinfie del padre. Durante l’ennesima violenta e terribile lite, l’ormai disturbata Mitsuko spingerà Sayuri giù dalle scale uccidendola e questo sarà solo l’inizio di una discesa negli abissi più bui e contorti della mente umana.
Strange Circus“, quindicesimo lungometraggio ideato, scritto, diretto e musicato dal talentuoso regista, poeta, sceneggiatore e scrittore giapponese Sion Sono, ci racconta con surreali influenze felliniane della realtà e della sua effimeratezza, facendo anche una notevole critica alla società giapponese. In questo caso la violenza è di tipo sessuale e psicologico, il gore è ben poco ma ciò nonostante lo shock ed il disgusto sono sempre ben presenti, enfatizzati ed esaltati dalla regia curata ed elegante che contraddistingue Sono, dalla fotografia statica e dal ritmo pacato tipicamente nipponici a tratti sono quasi insostenibili.
I personaggi sono sopra le righe, folli ed allegorici, un rosso simbolico domina lo schermo e l’atmosfera profondamente onirica e kafkiana confonde lo spettatore dall’inizio alla fine; il risultato è quello di un film che, con grande classe e maestria, riesce a turbare più di tante altre pellicole gore e splatter. Un’incubo psichedelico e cinefilo che sa quali corde toccare.


– “Taxidermia” (2006) di György Pàlfi

Facciamo un salto in Ungheria e conosciamo da vicino la famiglia Balatony.
Nella prima parte di questa commedia nera grottesca ci viene presentato il nonno, Morosgoványi Vendel, un soldato semplice affetto da masturbazione compulsiva e voyeurismo; nella seconda metà, invece, si parlerà di Kálmán Balatony, un atleta della nazionale ungherese di abbuffata sportiva, e di suo figlio, Lajoska, un imbalsamatore professionista. Questo è il bizzarro incipit di “Taxidermia“, film body horror ad episodi presentato nella sezione Un Certain Regard del 59° Festival di Cannes, premiato con l’NHK Award al Sundance Film Festival e diretto e co-sceneggiato da György Pálfi, un poco noto regista ungherese.
Descritto da Philip Frenc sul The Observer come “tre storie in ordine cronologico legate dall’automutilazione che avrebbero fatto passare una brutta notte persino a David Cronenberg“, questa pellicola ci propone un diverso tipo di shock, più legato alla nausea ed al ribrezzo che alla violenza o al gore di per sé. La regia è stravagante e studiatamente pacchiana, efficace, e le immagini sono sporche e potenti, ti si appiccicano addosso come il più forte dei miasmi; i ritratti di questi personaggi deviati e degenerati sono veramente ben riusciti e nascondono un’aspro disappunto verso la società ungherese, il che arricchisce di sostanza l’altrimenti vuota sceneggiatura. Anche la color palette contribuisce notevolmente a creare un atmosfera fetida e decadente, le nuance ingiallite e verdognole che colorano le scene le privano di una qualsivoglia raffinatezza e mettono volutamente e sardonicamente in risalto le bandiere comuniste.
Taxidermia” fa parte di quei film fortemente sconsigliati ai deboli di stomaco ma che fanno del loro essere disgustosi il loro più grande punto forza perché, a volte, per veicolare al meglio un messaggio bisogna calcare la mano. Un particolare e tragicomico cortocircuito cinematografico che è, in realtà, una spietata analisi dell’essere umano.


– “A Serbian Film” (2010) di Srdjan Spasojevic

Bandito in Spagna, Portogallo, Francia, Australia, Nuova Zelanda, Malaysia, e Singapore, rifiutato in Norvegia, tagliato di circa 19 minuti al montaggio negli Stati Uniti causa censura, vietato ai minori di 18 anni in Svizzera e temporaneamente messo al bando in Brasile, dove una decisione finale deve essere ancora presa, “A Serbian Film” ha da subito creato dibattito e scalpore.
La storia è semplice quanto perversa e crudele. Miloš, un ormai ex star del porno, conduce una tranquilla vita famigliare insieme a sua moglie e a suo figlio. Sì, hanno problemi di soldi, ma in qualche modo sono sereni e riescono a tirare avanti. La loro routine si spezza quando Lejla, un’attrice porno amica di Miloš, cerca di aiutarlo ad uscire dalle sue difficoltà finanziarie mettendolo in contatto con un misterioso pornografo, tale Vukmir. Ciò che aspetta Miloš, però, andrà ben oltre le più terrificanti aspettative.
Una sola parola basta per definire questa amara e spietata pellicola: atroce. La cattiveria che si respira man mano che il film procede è assurda ed assoluta e la regia minuziosa, esplicita e ritmata dell’ignoro Srđan Spasojević non fa che peggiorare (o migliorare?) la situazione. L’immoralità delle scene viene impreziosita da colori cupi e scuri e da una colonna sonora opprimente e martellante, gli attori lavorano bene e la tensione ed il disagio sono palpabili e davvero difficili da sostenere, così come alcune sequenze.
Il film si spinge veramente in là e ci offre un buon livello di shock per lo più legato al sesso, che in questo caso diventa la vera e propria arma di distruzione dell’individuo, ed alla pedofilia. Anche quà il gore c’è ma non è protagonista, tuttavia vista l’elevata quantità di elementi forti e violenti presenti in questo devastante shock movie non se ne sente davvero la mancanza, anzi. “A Serbian Film” è uno di quei prodotti veramente ben confezionati che si fa guardare dagli appassionati del genere ma che sconsiglio del tutto ai più sensibili. Un’escalation di violenza, sesso e morte che non può non turbare.

Si conclude così questo piccolo excursus all’interno di un genere cinematografico che, personalmente, mi intriga ed appassiona molto, spero di avervi incuriosito e di avervi consigliato titoli che prima o poi guarderete. Mi raccomando però, visionate con cautela, il lato oscuro del Cinema non fa prigionieri ed una volta aperta questa porta è difficile tornare indietro.

~Rebel Rabel

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Daniele Artioli ha detto:

    Conosco questi film, ma non li ho mai visti né ho molta voglia di farlo; sarà un mio limite, ma è un tipo di cinema che non mi attira proprio.

    "Mi piace"

    1. Rebel Rabel ha detto:

      È normale che sia così, non ci può piacere ed interessare tutto, sarebbe strano il contrario

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...