Spinning Out, recensione SPOILER FREE

Il 2020 per Netflix si è aperto con Spinning Out, serie televisiva ideata e diretta da Samantha Stratton, uscita il primo gennaio di quest’anno. Un titolo, inaspettato e sicuramente senza precedenti sul catalogo della piattaforma, che indaga il mondo del pattinaggio artistico e allarga i suoi orizzonti nel panorama della diffusa malattia psichiatrica del bipolarismo, la quale viene raramente presa in esame così nel profondo quando si parla di teen drama.

Protagonista di questa storia è la famiglia Baker, composta da la madre Carol e dalle due figlie Serena e Kat. Carol è un’ex pattinatrice che ha dovuto abbandonare il suo sogno olimpionico dopo la prima gravidanza ed è affetta da bipolarismo, una malattia psichiatrica che la costringe ad una rigida assunzione di medicine. Kat è la prima figlia, con un talento innato per il pattinaggio artistico, un trauma da superare e un segreto tenuto ben chiuso nel cassetto. Serena, la più piccola, è anche lei una promessa del pattinaggio, schiacciata dalla bravura della sorella Kat e dalla difficile condizione della madre. Intorno a questi tre personaggi si muove il micro universo di Sun Valley, in Idaho, il paesino di montagna in cui vivono i Baker e in cui la determinazione sportiva fa da padrona. Tra allenamenti, nevicate e lavoro sodo i protagonisti di questa drammatica epopea sportiva si dividono tra sogni, passioni, amore e difficoltà.

Spinning Out è una serie per ragazzi e non che conserva in sé il seme della cura. Al primo sguardo si nota come il prodotto sia stato concepito con la stessa dedizione con cui Kat scende in pista ogni volta che mette i pattini ai piedi. Diramata in 10 episodi, la vita delle donne Baker viene sviscerata e raccontata in tutta la sua drammaticità, riuscendo comunque ad appassionare lo spettatore adolescente tramite degli episodi di vita quotidiana in cui ci vengono proposti ostacoli che più o meno tutti dobbiamo affrontare durante la crescita. Il collante che tiene insieme la pesantezza della psicologia dei personaggi e la dinamicità della trama è l’ideale di “passione” che viene veicolato tramite ogni ruolo, tipico delle storie che parlano di imprese sportive.

La serie ha molte similitudini con Tonya, film del 2017 diretto da Craig Gillespie: come Tonya, anche Kat è una ragazza complessa e fuori dagli schemi che deve sottostare al ruolo di pattinatrice che le hanno imposto. In entrambi i titoli, infatti, ci viene spiegato come nel pattinaggio artistico gli sportivi debbano essere “sempre sorridenti”, “perfetti”, le ragazze delle principesse e i ragazzi dei principi pronti ad afferrarle dopo ogni salto. Chiunque faccia una digressione da quel sorriso ha la necessità di nascondersi, altrimenti i giudici terranno conto di quella “debolezza”. Kat, come Tonya, ha l’unico desiderio di pattinare, perché per lei pattinare e come far arrivare l’aria ai polmoni. Ma Kat è tutt’altro che la ragazza perfetta che cercano gli allenatori: Kat ha uno scheletro nell’armadio che ogni giorno ruba un pezzo di lei.

Come in Tonya, fondamentale in Spinning Out è il rapporto tra Kat, Serena e Carol, la quale è una madre che non smette di commettere errori, una donna instabile che si rifiuta di ammettere la propria condizione e di prendere le medicine, rendendo la vita delle ragazze un continuo ostacolo da superare. Frustrata per aver abbandonato i suoi sogni, fa di tutto per portare Serena alla ribalta e per tagliare le ali a Kat, consapevole che, prima o poi, il segreto della figlia verrà fuori e le rovinerà la carriera. Spinning Out è quindi un dramma familiare analizzato nei minimi particolari che rapisce per la sua autenticità. La critica ha spesso definito le vicende della serie grottesche ed esageratamente drammatiche: io non ho percepito questa esaltazione della drammaticità, anzi, ho trovato un’indagine nella mente di una famiglia carica di problemi che a volte sembrano irrisolvibili; una famiglia distrutta da una madre difficile da gestire e, nonostante ciò, tenuta insieme dalla determinazione, dalla forza e dall’amore nei confronti di una disciplina.

In questo turbine di emozioni non manca l’amore, l’amicizia, sentimento che viene valorizzato tanto quanto il precedente, regalandoci un rapporto tra migliori amiche che resta impressa nei nostri pensieri (cosa che spesso non avviene nei team drama, dove la relazione amorosa occupa tutto lo spazio). Vediamo il peso di una grande responsabilità pesare sulle spalle di una ragazzina, tenuta spesso fuori da tutte le situazioni che contraddistinguono l’adolescenza, come l’avere un fidanzato, l’andare a scuola o fare tardi la sera. Vediamo il rapporto tra coach e allievo, tra padre e figlio; vediamo il superamento di un lutto, la perdita dell’amore, il morire a costo di coronare un sogno.

Spinning Out è una serie ricca, che affronta le proprie tematiche con consapevolezza, a 360 gradi, raramente banalizzando o lasciando al caso. Come dicevo all’inizio, è una serie curata che merita un pubblico. Regia e fotografia non sono particolarmente impressionanti ma hanno i loro momenti di gloria. Gli attori sono altalenanti: estremamente brave Kaya Scodelario (Maze Runner, Skins, Pirati dei Caraibi) nei panni di Kat, Willow Shields (Hunger Games, Beyond the Blackboard) interprete di Serena e Amanda Zhou nel ruolo di Jenn. Meno entusiasmante Evan Roderick nel ruolo di Justin.

Se amate i titoli che hanno come fulcro lo sport, amerete Spinning Out; se vi è piaciuto Tonya, probabilmente questa è la serie che fa per voi per quanto riguarda le tematiche trattate; se siete degli appassionati di teen drama, vale lo stesso anche per voi: problemi adolescenziali, amori, amicizie e rapporto figlio-genitore non mancano di certo. Non è una serie perfetta, ma ha del potenziale. Purtroppo Netflix, per ora, non l’ha rinnovata per una seconda stagione, ma tutto può succedere! Se avete visto Spinning Out, fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate. Non dimenticatevi di seguirci su Instagram (trovate il sito come @cinesblog e me come @mymoviesdrugs) e di iscrivervi al blog per non perdere nessun aggiornamento dalla redazione.

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