Il diritto di avere diritti: cinque film sul razzismo e sulla sua distruttività.


“Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano.”

Martin Luther King

Il Cinema questo lo sa bene ed infatti, in innumerevoli occasioni, si fa vivo ed audace portavoce dei diritti civili, scegliendo di trattare argomenti spinosi e fondamentali anziché frivolezze e banalità e mostrandoci la realtà così com’è, nuda, al fine di educare e svegliare la popolazione e di scatenare la nostra voce interiore che, aimè, troppo spesso ha taciuto per uniformarsi a quella che è la società.
Gli enormi privilegi di alcuni non possono essere le abominevoli disgrazie di altri e per questo la Settima Arte spesso e volentieri partorisce ottime ed importanti pellicole che, oggi come e più di ieri, siamo moralmente chiamati a visionare, per cercare di capire il come ed il perché di uno dei più spregevoli, distruttivi, ridicoli e spaventosi sentimenti umani: il razzismo.
Ecco a voi, quindi, cinque pellicole sull’odio razziale e sulle sue conseguenze che non potete non vedere.

– “Amistad” di Steven Spielberg (1997)
Genere: storico, drammatico

Candidato a quattro premi Oscar, con un cast decisamente blasonato e capace e diretto dall’amatissimo, pluripremiato ed arcinoto Steven Spielberg, “Amistad” è un caposaldo del cinema antirazzista. Ispirato al romanzo di Barbara Chase-Riboud intitolato “La Rivolta della Amistad“, questa shoccante e struggente pellicola ripercorre il caso giudiziario avvenuto in seguito all’ammutinamento dei prigionieri africani rapiti, abusati e stivati da commercianti schiavisti a bordo della sopracitata nave nel 1839.
Il processo ed i fatti narrati avvennero realmente e già solo il sapere che l’argomento di dibattito era se gli abitanti della Sierra Leone fossero schiavi di natura o semplicemente esseri umani deportati e schiavizzati fa davvero male.
Questo sentimento di profonda ingiustizia viene reso alla perfezione dalla regia ritmata ed immersiva di Spielberg, inaspettatamente feroce ed estremamente diretto. Alcune sequenze risultano veramente sconvolgenti, sia visivamente che psicologicamente, anche grazie alla fotografia schietta, alle ottime prove attoriali del cast ed alla potente sceneggiatura di David Franzoni, già noto per il suo lavoro ne “Il Gladiatore“, la ricostruzione storica è curatissima e la colonna sonora, intensa e dal gusto molto hollywoodiano, sa esprimere appieno la sofferenza che trasuda da questa storia. Impossibile non venire toccati da questo prodotto, un film che non lascia umanamente indifferenti.


– “Il Coraggioso” di Johnny Depp (1997)
Genere: drammatico

Raphael, un giovane nativo americano che sopravvive tra stenti e furti, abita in una discarica con la sua amatissima famiglia. I soldi sono veramente pochi e andare avanti con dei figli diventa quasi impossibile fino a quando un certo McCarthy non lo contatta proponendogli un grandissimo compenso in cambio, però, di un sacrificio estremo: offrirsi come vittima per uno snuff movie.
Il Coraggioso“, di titolo e di fatto, è il debutto alla regia di Johnny Depp che, oltre a dirigere, veste i panni del protagonista e sceneggia (con l’aiuto del fratello) questa particolare quanto toccante pellicola. Un debutto decisamente ardito dal momento che di razzismo sugli indiani d’America se ne parla veramente poco, in special modo dell’utilizzo che i moderni “americani” fanno di questa popolazione da loro decimata e vittima del primo vero genocidio della storia del mondo. Ridotti ormai alla povertà e alla disperazione e costretti nelle riserve, in cambio di ingenti somme di denaro i nativi vengono sfruttati come cavie per nuovi medicinali e sì, anche coinvolti in snuff movie. Il film in questione passò decisamente in sordina e tutt’ora rimane un prodotto di nicchia ma ritengo che almeno una visione gliela si debba concedere, il mood quasi surreale che Depp ha di parlare di una tematica così struggente, fondamentale e complessa rende “Il Coraggioso” assolutamente degno di nota, nonostante qualche piccola pecca a livello di gestione del ritmo.
Un film anticonvenzionale.


– “Gran Torino” di Clint Eastwood (2008)
Genere: drammatico

Cosa succede quando una numerosa famiglia di etnia Hmong, un popolo del sudest asiatico, vive accanto ad un anziano polacco reduce della guerra di Corea?
Siamo nella periferia di Detroit, un luogo poco sicuro e turbolento nella quale il problema delle bande e della delinquenza giovanile è molto sentito, ma nella quale Walt Kowalski vive da sempre e della quale è affezionato, soprattutto per via dei cinquant’anni trascorsi lì con sua moglie. Ora Walt si ritrova solo, vedovo, malato e con un rapporto pessimo con i suoi figli e, nonostante il suo forte razzismo e contro ogni previsione, sarà proprio questa famiglia asiatica a ridargli un pò di vita.
Forse uno dei migliori film dell’Eastwood regista, “Gran Torino” riesce a donare grandi emozioni grazie alla sua regia genuina, essenziale ed incalzante, al cast ben assortito e convincente, ad una costruzione della tensione molto ben riuscita e ad alla trama semplice ma umana, forse in qualche punto un pò buonista ma aspra e realista quanto basta per stimolare la coscienza di ognuno di noi. Il messaggio che la pellicola veicola con decisione è quello di imparare a vivere senza alcun tipo di pregiudizio ed è importante ribadirlo sempre, per quanto scontato possa apparire non lo è mai davvero.
Un prodotto istruttivo ben confezionato e di facile consumo che sa stupire ed emozionare.


– “Il Diritto di Contare” di Theodore Melfi (2016)
Genere: biografico, drammatico

Nel 1961, in un’America nel pieno della segregazione razziale, la colta e capace matematica afroamericana Katherine Johnson e le sue due colleghe, anch’esse nere, Dorothy Vaughan e Mary Jackson, scuotono la mentalità ignorante e vile della società del tempo. Esse, infatti, lavorano alla NASA ricoprendo ruoli importanti, soprattutto Katherine, che in quanto calcolatrice tracciò le traiettorie per il Programma Mercury e la celeberrima missione Apollo 11. Questa è la vera storia di tre donne che con la loro incredibile intelligenza e la loro determinata forza riuscirono a fare veramente la differenza in un mondo sessista e razzista, divenendo dei veri e propri simboli per le persone afroamericane e non.
Il film, basato sull’omonimo libro di Margot Lee Shetterly e candidato a tre Premi Oscar, è fresco, moderno e semplice ma non superficiale e le tre interpreti ci offrono ottimi momenti di emozione pura, la visione scorre senza intoppi ed il grande messaggio di femminismo e antirazzismo trasuda da ogni frame. La colonna sonora spumeggiante, poi, arricchisce di brio l’intera pellicola.
Un buon film che va dritto al punto, che si lascia guardare e che scalda il cuore.


– “Detroit” di Kathryn Bigelow (2017)
Genere: storico, drammatico

Siete pronti ad assistere un fatto di cronaca nera realmente accaduto che vi farà letteralmente ribollire il sangue nelle vene?
Detroit, 1967. La città brucia in quello che è il periodo più caldo per i diritti degli afroamericani che, stufi di continue aggressioni e discriminazioni sempre più feroci e violente, in seguito ad una retata della polizia in un bar privo di licenza alcolica manifestano in modo violento per far valere i loro diritti. In mezzo a questa vera e propria guerriglia urbana, che vede coinvolti anche militari con mezzi bellici, andiamo a conoscere Larry Reed ed i suoi amici, i componenti della emergente band soul (realmente esistita) chiamata The Dramatics. In una notte di profonda sfortuna per la band, Larry e Fred si ritrovano nel bel mezzo di una pericolosa manifestazione e cercano riparo nel vicino Motel Algiers, ancora inconsapevoli del destino che, proprio lì, li attende. Questo terribile e spaventoso ma purtroppo vero episodio è solo uno degli innumerevoli momenti di profondo disinteresse per i diritti umani degli afroamericani e la regia spietata, diretta ed aggressiva di Kathryn Bigelow, la talentuosa regista due volte Premio Oscar per “The Hurt Locker“, ci porta perfettamente e già da subito all’interno del dramma e della violenza. Le immagini sono crude e psicologicamente d’impatto, gli attori spiccano per profondità e realismo e l’atmosfera buia e tesa che si respira è a tratti persino ingestibile.
Una memorabile pellicola che avrebbe meritato più attenzione.

Ovviamente ci sono tanti altri film su questa tematica della quale avrei voluto parlare, basti pensare al doloroso e tristemente vero “Venere Nera” di Abdellatif Kechiche (2010) o allo sconvolgente ma altrettanto vero “La Verità Negata” di Mick Jackson (2016) e a molti altri, ma i titoli che oggi vi ho proposto offrono, a parer mio, un buono sguardo sulla mentalità razzista e sulle sue orribili conseguenze. Bisogna guardarsi alle spalle per comprendere ciò che viviamo e che ci aspetta, perché ciò che è accaduto non può e non deve essere mai solo un ricordo lontano.
La storia ci insegna che se si sceglie di rimanere neutrali davanti ai grandi mali del mondo allora si passa automaticamente dalla parte degli oppressori ed anche grazie a pellicole come queste il passato ci guarda dritto negli occhi, spronandoci a gran voce a sostenere le battaglie di chi lotta da tutta una vita ed ha bisogno solo di essere ascoltato e supportato.

~Rebel Rabel

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