Milk: una vita in nome dell’uguaglianza.


Harvey Bernard Milk, classe 1930, fu il primo politico statunitense apertamente omosessuale. E già solo per questo, fu un rivoluzionario.
Dopo anni di tentativi falliti, ben tre, riuscì ad arrivare a ricoprire la tanto agognata carica di consigliere comunale di San Francisco, una città considerata la Mecca per tutte le persone gay e queer degli anni ’70, un posto dove, seppur con moltissime difficoltà e tanti pregiudizi, si poteva trovare il proprio angolo di libertà ed essere se stessi.
Con il grande appoggio del suo compagno storico, Scott, e del suo spumeggiante ed audace team, Harvey decide che essere un punto di riferimento per la comunità LGBTQ+ del quartiere Castro non gli basta più. Il grande sogno di Harvey, infatti, è quello di far cessare le violenze immotivate della polizia sulle persone omosessuali e di far loro ottenere più diritti, ma anche di aiutare gli anziani, gli afroamericani, le donne e le varie minoranze.
Inizierà, così, il suo viaggio all’interno del mondo bigotto e complicato della politica, le rinunce, i sacrifici ed i compromessi da affrontare saranno tanti ma Harvey Milk camminerà sempre a testa alta, diventando un vero e proprio simbolo della sua comunità e meritandosi appieno questo biopic del 2008 diretto da Gus Van Sant, regista, sceneggiatore, montatore, fotografo, musicista e scrittore americano.

Milk“, tredicesimo film di Van Sant, il regista di “Will Hunting – Genio Ribelle” (1997), “Elephant” (2003) e “Belli e Dannati” (1991), fa parte di quei biopic drammatici carichi di buone intenzioni e ben realizzati che, però, non riescono ad omaggiare appropriatamente la figura della quale parlano.
I pregi della pellicola sono tanti: la texture delle immagini è volutamente retrò, a tratti quasi da VHS, e questo conferisce carattere ed estetismo alle scene, trasportando subito la mente dello spettatore nel clima ribelle e vibrante degli anni ’70, inoltre anche la scelta cromatica della color palette calda e vivace aiuta molto ad enfatizzare questo vibe hippy e californiano; i dialoghi sono avvincenti ed ironici, mai noiosi, ed acquisiscono di valore grazie alle molteplici immagini e video di repertorio che percorrono e snodano l’intera pellicola, tra cui le vere foto scattate da Harvey Milk e Sean Penn ci dona un’ottima interpretazione, mostrandoci con realismo un uomo umano, irriverente, determinato e sensibile, venendo anche premiato con il Premio Oscar come Miglior Attore Protagonista nel 2009.
Nonostante queste buone peculiarità, il film non riesce a fare breccia nel cuore di chi lo sta guardando, soprattutto a causa della regia e della struttura in sé.
Gus Van Sant appare sottotono e ci racconta questa importante pagina di storia senza grinta e con immoderata semplicità, il suo lavoro risulta infatti abbastanza sciapo ed insipido. Il ritmo, inizialmente incalzante, man mano cala, lasciandoci in balia di un prodotto prolisso e lievemente noioso che non c’entra l’obiettivo e si ripete, c’è anche da dire che molte performance attoriali e l’eccessiva lunghezza della pellicola non aiutano a risollevare le sorti di questo biopic insapore. Anche la colonna sonora, candidata ai Premi Oscar nel 2009 e curata dal noto e talentuoso Danny Elfman, che aveva già lavorato con Van Sant per le musiche di “Will Hunting – Genio Ribelle” e che compose per “Edward Mani di Forbice” (1991), “Big Fish” (2003), “Dark Shadows” (2012) e tanti altri film di Tim Burton e non, appare priva di anima e di forza, decisamente non degna di nota. Insomma, nonostante i nomi di spicco, le sei candidature agli Academy Award ed i due Oscar vinti, il risultato lascia lo spettatore a bocca asciutta.

Il messaggio e la riflessione che il film in questione ci dona è ciò che, forse, dona dignità all’intero prodotto. La vita di Harvey Milk doveva essere raccontata e ricordata, perché non bisogna mai dimenticare chi ha sacrificato la sua esistenza per gli altri e per affermare che siamo tutti uguali, esseri umani che in quanto tali hanno diritto ad identici diritti e doveri e che i pregiudizi, la superficialità ed il bigottismo non porteranno mai a risultati soddisfacenti, ma che soprattutto non giustificheranno mai gli abusi, la discriminazione e la violenza.
Tutto ciò, però, avrebbe potuto essere espresso meglio.

~Rebel Rabel

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...