Favolacce

Favolacce é il secondo lungometraggio dei fratelli D’Innocenzo, vincitore dell’Orso d’argento per la migliore sceneggiatura al Festival di Berlino.

Favolacce non é solo un buon prodotto cinematografico é una continua ricerca della perfezione estetica e della sperimentazione tecnica.

Recensione senza spoiler.

Partiamo subito a parlare dell’unico aspetto che non mi ha entusiasmato più di tanto: la sceneggiatura.

La storia non é lineare, infatti vengono raccontate (dalla voce narrante di Max Tortora ma dal punto di vista dei vari personaggi) molte storie, o meglio, molte favolacce. Questa favolacce hanno una composizione a spirale, si toccheranno e congiungeranno piu volte all’interno del film ma non si uniranno mai definitivamente.

Questa dualità narrativa\rappresentativa (costruita, appunto, da un narratore esterno e da un punto di vista interno) crea un estraniamento eccessivo, già accentuato e ben caratterizzato dalla regia. Questo, dal mio modo di affezionarmi, non mi ha permesso un’empatia o un coinvolgimento importante sia per quanto riguarda i personaggi che la storia stessa, ed é un vero peccato visto il grande lavoro di personalizzazione sotto di esse.

Ad amplificare ulteriormente il senso di estraneamento é il “tempo” della storia, ovvero: se non fosse per alcuni Smartphone inquadrati (veramente pochi), sembrerebbe quasi una storia degli anni Ottanta, come se il tempo fosse sospeso.

La rappresentazione, sotto genere della sceneggiatura, non mi é dispiaciuta: specialmente la rappresentazione Uomo-Bambino.

Abbiamo infatti un capovolgimento dei ruoli, dove i Bambini fanno gli adulti e gli adulti fanno i bambini; in altre parole gli adulti parlano molto e a sproposito, i bambini parlano poco ma pensano decisamente troppo.

Favolacce é un film studiato nei minimi dettagli, che non accetta la tecnica normativa cinematografica, come, ad esempio, il Campo-ControCampo o il primo piano. Il film, distruggendo la gran parte delle tecniche normative, si presenta come una pellicola d’avanguardia e di “rivoluzione”. Andiamo più sul dettaglio e analizziamo la componente tecnica e la componente d’avanguardia:

La profondità di campo: é studiata nei minimi dettagli, ogni scena e ogni inquadratura possiede una profondità di campo funzionale al racconto individuale della singola scena. È molto raro vedere uno studio del genere sulla profondità in un film italiano: una vera e propria boccata d’aria fresca.

La regia: la regia qui é sinonimo di ricerca, uno studio che coinvolge sia le angolazioni, che le tecniche usate per raccontare, mostrare i fatti e le varie Favolacce. C’è un ampio utilizzo, infatti del FishEye (un grandangolare estremo) e delle inquadrature angolari. Sono praticamente debellati i primi piani, salvo rari casi, prelibando i campi medi e i lungo campo.

Questi medi\lunghi campi sono funzionali all’ estraneamento. Durante il film ci sentiamo indesiderati, come se stessimo spiando i protagonisti da una piccola serratura. Il campo-controcampo viene abolito da elaborati e sensibili movimenti di macchina, e da inquadrature piene. Non ci sono stacchi ma solo fluidità. (Allego sotto una foto come esempio). Abolire il Campo-ControCampo e il Primo piano, é una scelta veramente coraggiosa e decisamente ben riuscita.

La fotografia e le luci: la fotografia é perfetta, ogni scena, ogni discussione e ogni ambientazione possiede un suo spazio, una sua illuminazione e un suo collocamento tale da renderla unica e irripetibile. La fotografia gioca molto con le luci sia naturali che non, amplificando il suo effetto in base allo scopo (rabbia-rosso, inidoneo-verde). La scene sono particolarmente lunghe, decisamente più della media, questo permette alla fotografia di emergere in tutta la sua bellezza.

La recitazione: la recitazione é perfetta per il tipo di storia narrata e per lo stile registico, c’è un grande lavoro performativo che parte dal movimento del corpo e arriva alla micro espressione del volto. I bambini sono stati veramente bravi.

Favolacce non é decisamente un film adatto al grande pubblico, al famoso “pubblico di massa” per capirci, proprio perché possiede uno studio e una ricerca molto complessa (a discapito di una sceneggiatura chiara e lineare) e possiede un’estetica completamente differente dai soliti film Italiani. Questa mia affermazione é data semplicemente dell’andazzo del mercato italiano cinematografico degli ultimi 20. Tuttavia ammetto, con un sorriso stampato in faccia, che il cinema italiano si sta rialzando, producendo pellicole originali e ben fatte, pellicole come:

  • Dogman (Matteo Garrone)
  • Napoli Velata – La Dea Fortuna (Özpetek)
  • Perfetti Sconosciuti – The Place (Paolo Genovese)
  • Chiamami Col Tuo Nome (Luca Guadagnino)

E molte altri altri ancora che, piaciuti o meno, possiedono un‘ indubbia rivoluzione al loro interno. Che sia di trama, di tecnica, o di rappresentazione poco importa.

Speriamo che, con l’imminente riapertura dei cinema, fra la programmazione ci sia uno spazio anche per Favolacce: merita assolutamente il grande schermo.

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