Non ho mai… La serie teen che ha sorpreso pubblico e critica

Ad aprile, Netflix ha rilasciato la prima stagione della serie teen Never have I ever…,  creata da Mindy Kaling, attrice e scrittrice statunitense di origini indiane che avreste potuto vedere in produzioni come The Mindy project o E poi c’è Katherine, affianco ad Emma Thompson, e Lang Fisher, scrittrice statunitense al suo primo lavoro per la televisione. Never have I ever… (Non ho mai…) è una serie teen che spazia tra il dramma e la commedia, indirizzata ad un pubblico prevalentemente adolescente, composta da 10 episodi da trenta minuti l’uno. Un’altra delle solite commediole all’insegna del cliché, penserete voi… e invece no! Andiamo a scoprire perché questa serie TV si differenzia da tutte le sorelle targate Netfix.

Devi è una quindicenne nata in California, nella Valley di Los Angeles, da madre e padre indiani. La sua vita fila liscia, tranne qualche litigio con la mamma severa, finché assiste all’improvvisa morte di suo padre. Lo shock costringerà Devi a stare tre mesi in sedia a rotelle, perdendo, a causa del trauma, l’uso delle gambe, subendo le prese in giro dei compagni di scuola. Quando finalmente tornerà a camminare, il suo obbiettivo diventerà quello di riprendere in mano la sua vita: diventare popolare, trovare un fidanzato e, inconsciamente, superare la dolorosa perdita.

Non ho mai… convincerà tutti gli amanti delle serie teen dalla prima puntata. Se siete fans di prodotti simili a Sex Education, rientrerà nelle vostre corde. Si intuisce subito l’esordio di una storia romantico, la comicità leggera e tipicamente legata al mondo del liceo accompagna protagonisti divertenti e caratterizzati, le ambientazioni sono altamente riconoscibili: tutti gli ingredienti che, se gestiti in maniera corretta e, soprattutto, non banale sono capaci di regalare prodotti divertenti ed efficaci. Il resto del pubblico, che non ama particolarmente questo genere, invece, verrà subito deluso dalla prevedibilità dell’episodio pilota. A questa seconda schiera consiglio di avere fiducia e di portare un po’ di pazienza, perché la storia di Devi è una storia innovativa, fresca e originale, che a primo sguardo potrebbe ingannare, ma che presto si dimostrerà un prodotto che ha qualcosa da raccontare.

La serie TV gira intorno al difficile periodo dell’adolescenza, che, nella vita di Devi, è caratterizzato dalla dolorosa accettazione della morte di un genitore a cui era legatissima. Ma non temete, la serie non ha nulla di pesante: se, infatti, il fardello del lutto riempie un grande spazio nel cuore della protagonista, Devi è pur sempre una quindicenne e la restante parte è occupata da studio, amicizia, desiderio di essere accettata dai suoi compagni di scuola, amore, odio furioso (tipico di una testa calda come lei) e dei primi problemi con il suo corpo e con il sesso opposto. Tutti questi aspetti vengono resi sullo schermo in una maniera estremamente realistica, genuina. Mindy Kaling e Lang Fisher riescono a portare in scena argomenti ormai triti e ritriti con una naturalezza e una tenerezza che rendono facile al giovane spettatore il compito di immedesimarsi nei personaggi. Non ho mai… ha la forza di far venire la voglia di indagare una realtà molto vicina ad ognuno di noi, specialmente se rientriamo nel target di pubblico a cui è rivolta.

Non ho mai… ha due aspetti in particolare che la rendono immediatamente riconoscibile: la presenza di una protagonista indiana e l’accompagnamento di una voce narrante. La serie in generale ha una spiccata eterogeneità etnica, ma la cultura su cui si concentra maggiormente è, ovviamente, quella indiana, raccontata da una voce che vive questa realtà in prima persona (essendo i fatti narrati una biografia romanzata della stessa Mindy Kaling). La cultura di Devi ricopre un aspetto fondamentale della sua vita e la serie riesce a raccontarlo con rara efficacia. La madre di Devi è una donna affezionata alle tradizioni del suo popolo: va fiera delle sue origini, crede fortemente nella religione che professa ed ha a cuore tutte le tradizioni legate al suo Paese. Devi, al contrario, è una ragazza che ci viene immediatamente presentata come una tipica teenager americana, che ha quasi il desiderio di rinnegare le sue radici, perché a scuola ha il timore di apparire diversa dagli altri, perché è abituata a vedere il mondo indiano come un mondo di restrizioni, lontano dalla mentalità occidentale con cui è abituata a convivere.

Eppure, con l’andare avanti delle puntate, ci rendiamo conto di quanto invece Devi sia legata alla cultura della sua famiglia, una cultura che la fa sentire vicina al padre. Questo legame di sangue con le tradizioni e la filosofia induista lo riscontriamo in moltissime scelte che Devi deve affrontare durante il suo percorso di crescita, dando l’occasione alla storia di introdurre due aspetti molto interessanti:

  1. Nonostante la madre di Devi sia una donna tradizionalista, sua figlia si distacca da tantissime usanze legate alla cultura indiana, come i matrimoni combinati, il ruolo della donna nella società (di madre e moglie e non di lavoratrice, ad esempio), la forte credenza nelle superstizioni, la scelta del “buon partito”. Devi è una ragazza americana a tutti gli effetti, moderna, che conosce le sue capacità e che non vede l’ora di iniziare a vivere come vuole lei: odia le costrizioni del mondo indiano, il quale le sta stretto. Devi, quindi, insieme al personaggio della cugina Kamala, incarna la donna moderna, emancipata, che non accetta le regole di una cultura legata a tradizioni che ormai sanno di anacronistico. Questo aspetto in particolare è più incarnato da Kamala, che da Devi, la quale è comunque sorretta dalla consapevolezza della madre di avere una figlia lontana dalla realtà indiana, capace di cavarsela nel mondo occidentale perché brillante e forte. Kamala invece è costretta dalla sua famiglia a dover sposare un uomo che non conosce, a dover lasciare i suoi studi all’università, considerati un passatempo in attesa del matrimonio. Ma con le sua dolcezza e la sua forza d’animo saprà opporsi. Kamala è l’immagine di una donna moderna, emancipata, conscia delle due potenzialità. Una donna che, nonostante ami il suo paese, sceglie di decidere per sé, dimostrando come cultura e tradizione possano combaciare con modernità e libertà.
  2. L’essere indiana per Devi non è esattamente la cosa più cool del mondo. Si sente diversa dai suoi compagni, non comprende le regole imposte dalla sua religione, non ha mai vissuto le tradizioni indiane come, invece, le ha vissute sua madre, cresciuta in India da una famiglia conservatrice. Devi non si sente indiana e, inizialmente, sente quasi la necessità di esorcizzare le proprie origini. Ma Never have I ever… è innanzitutto una serie che racconta una crescita e accettare le proprio radici è un passo che Devi dovrà compiere per maturare una consapevolezza ed un’amore verso se stessa che la porteranno ad essere fiera della sua diversità, la quale scoprirà essere una forza.

Il secondo aspetto che rende Non ho mai… una serie immediatamente distinguibile dalle altre è la presenza di un narratore esterno, ovvero la voce fuori campo del famoso tennista John McEnroe, il quale racconta le vicende vissute da Devi con ironia e spigliatezza, da un personaggio invisibile carismatico e originale.

La serie, quindi, è strettamente legata al mondo dell’adolescenza e si concentra su molti aspetti della crescita, affrontati senza superficialità e con una vena ironica sempre garbata. Cardine è l’accettazione del proprio Io: accettare le proprie radici, la propria identità sessuale, il proprio corpo, i rapporti con i propri genitori e i propri amici. Quest’ultimo punto è particolarmente evidente, infatti ogni personaggio ha la grande e rara fortuna di avere su di sé, più di una volta, i riflettori puntati, nonostante non sia il protagonista. Impariamo a conoscere le migliori amiche di Devi, Fabiola e Eleanor, e ci affezioniamo a loro, nonostante siano personaggi secondari, grazie ai rapidi ma efficaci flash che la storia, di tanto in tanto, punta su di loro; questo perché ogni personaggio, da Ben a Paxton, da Fabiola a Eleanor, ha un ruolo fondamentale che ci consente di entrare nella sfera adolescenziale, reale protagonista di questa produzione.

Un punto forte da non sottovalutare è la credibilità degli attori e del loro atteggiamento: spesso le serie teen perdono di credibilità proprio perché gli attori che si sceglie di assumere e il modo in cui sono scritti non hanno nulla a che fare con il reale mondo dell’adolescenza. Esempi lampanti sono serie come Riverdale, Teen Wolf, Gossip Girl, che hanno sicuramente dei punti forti, ma tra i quali non è presente la credibilità: tutte loro si offrono come serie per teen ager raccontate da teen ager, ma vedere una Betty Cooper o una Blair Waldorf come liceali è pressoché impossibile. Il loro atteggiamento spavaldo, la loro malizia, la loro maturità sotto molti punti di vista è esponenzialmente lontana dalla realtà. L’obbiettivo di serie, invece, come Sex Education e Never have I ever… è esattamente lo stesso ma reso con assoluta credibilità: non vediamo tutti personaggi che sarebbero potuti uscire da un catalogo di moda, ma ragazzi normalissimi che, come ogni adolescente, affrontano i problemi legati alla crescita, come il primo approccio al sesso, i conflitti con i genitori, la goffaggine delle prime decisioni importanti. E’ questo aspetto, a mio parere importantissimo, che ci permette (noi pubblico di adolescenti) di rispecchiarci in quella situazione.

In conclusione, Non ho mai… è un prodotto che fa parte di un’ampissima categoria ma che, con poche mosse strategiche, riesce ad emergere. Divertente, spensierato e moderno, racconta una storia vera in cui ogni ragazzo si può immedesimare, chi per un’aspetto chi per un’altro. Gli attori, tranne qualche eccezione (come Poorna Jagannathan), non regalano interpretazioni memorabili, essendo quasi tutti agli esordi, ma riescono comunque ad essere credibili e carismatici. Consiglio agli amanti del genere di recuperare questa chicca e invito i meno propensi al mondo delle teen comedy di darle un’opportunità, per vedere come anche il mondo delle produzioni mirate ad un pubblico adolescenziale si stia evolvendo, tirando in ballo temi sempre più attuali. Come al solito, vi invito ad iscrivervi al blog e a seguirci su Instagram (trovate me come @mymoviesdrugs e il blog come @cinesblog) per non perdere nessun aggiornamento.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Giuly ha detto:

    Bellissima serie me la sono divorata in pochi giorni
    Passa nel mio blog se ti va

    "Mi piace"

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