Il Cigno Nero: in fragile equilibrio tra perfezione e follia.


Durante la fase di montaggio del film “Requiem For a Dream“, nel 2000, Darren Aronofsky riceve un copione dallo sceneggiatore statunitense Andres Heinz. Il titolo è “The Understudy” ed è uno strano mix di “Eva Contro Eva“, il celeberrimo film del 1950 diretto da Joseph L. Mankiewicz, ed il romanzo “Il Sosia” di Fëdor Dostoevskij.
Pensando che l’idea potesse adattarsi bene al mondo della danza, lo stralunato regista americano comincia ad immaginare un film che, però, uscirà ben dieci anni dopo, nel 2010.
Questa è la nascita de “Il Cigno Nero“, un potente ed audace psico-dramma horror dalle sfumature erotiche che, a distanza di dieci anni dal suo debutto nei cinema, riesce ancora a colpire sia visivamente che psicologicamente.

Nina è una ballerina. La sua vita è totalmente dedicata alla danza classica ed i suoi sogni sono grandi come il suo talento e le sue insicurezze. Il suo enorme potenziale, infatti, è spesso compromesso dalla sua fragilità e dal rapporto morboso ed insano che ha con Erica, sua madre, un ex étoile di poco successo che sovente pare invidiosa della figlia. Nina, trattata come una bambina e preda di istinti autolesionisti e disturbi alimentari, si rifugia in interminabili e maniacali allenamenti fino a quando Thomas Leroy, il direttore artistico, la sceglie come prima ballerina per la sua versione del famosissimo balletto “Il Lago Dei Cigni”. La gioia di Nina è immensa ma ancora non sa che la situazione è destinata a precipitare in un crescendo di paura, delirio e surrealismo.

Premiato con un Premio Oscar per la Miglior Attrice Protagonista, Natalie Portman, e candidato ad altri quattro come Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Fotografia e Miglior Montaggio, “Il Cigno Nero” è uno di quei film che riesce ad ipnotizzarti dall’inizio alla fine.
La regia di Aronofsky è al contempo coinvolgente, elegante, artistica, sfrontata e ritmata e le immagini che ci dona sono particolarmente creative e ricche di carisma. Il mondo della danza classica non è mai stato troppo presente nell’ambiente cinematografico e scoprirlo in questa veste inquietante, visionaria, psicologica e sensuale è molto piacevole e decisamente inaspettato, ottima quindi l’idea per nulla scontata e banale che getta le fondamenta di questo appassionante e cupo prodotto.
Le ballerine, solitamente emblema di delicatezza, classe e grazia, quà sono oscure, nerborute e disturbate e Natalie Portman rende alla perfezione tutte queste sensazioni. Virginale e fragile, la talentuosa e versatile attrice israeliana sa mostrarci con grande realismo ed intensità la discesa che dalla dedizione porta alla follia e all’ossessione, la statuetta fu, a mio dire, del tutto meritata. Anche Vincent Cassel e Mila Kunis offrono buone interpretazioni, il primo perfetto in panni autoritari, passionali e ambigui, la seconda apprezzabile in un ruolo vibrante e peccaminoso.
Anche la color palette e l’utilizzo della luce hanno una loro rilevanza all’interno del film di cui stiamo parlando. La scelta cromatica spazia tra nuance scure e desaturate, la luce taglia le scene ed il contrasto con le ombre le rende drammatiche e tenebrose, costruendo così un’atmosfera sottilmente angosciante e soffocante, perfetta per enfatizzare il risvolto horror dell’intera pellicola.
Ricerca ossessiva della perfezione, squilibrio, rigidità, infelicità, pazzia, sessualità repressa: questi sono gli ingredienti di questa pellicola metaforica su un’ambiente che lascia ben poco spazio alla libertà individuale e che, se affrontato con comportamenti maniacali, porta a perdere se stessi e la propria mente.
Darren Aronofsky firma un capolavoro di suspense, surrealismo e turbamento che merita assolutamente una visione. Anche due.

~Rebel Rabel

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Daniele Artioli ha detto:

    Stupendo, è uno dei miei film preferiti!

    "Mi piace"

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