His dark materials, la recensione

Correva l’anno 2007 quando nelle sale italiane uscì La bussola d’oro, film per ragazzi tratto dall’omonimo romanzo di Philip Pullman del 1996. Quest’anno Sky ha deciso di investire in un progetto che riesumasse i personaggi e le ambientazioni che i lettori di Pullman e il pubblico del film di Chris Weitz hanno amato, partorendo una serie TV che è riuscita a conquistarmi.

His dark materials: questo il titolo con cui Sky ha lanciato il suo progetto il 3 novembre del 2019, una serie televisiva per ragazzi diretta da Jack Thorne. Oltre all’ottimo materiale fornito dal romanzo, la casa di produzione non ha badato a spese, mettendo a disposizione del regista un cast ottimo, formato da attori come James McAvoy (Split, X-men, Espiazione), Ruth Wilson (Suite francese, Anna Karenina, Saving Mr. Banks) e la giovanissima Dafne Keen, ovvero la bambina che vediamo nel cinecomic Logan al fianco di Hugh Jackman.

His dark materials racconta la storia di Lyra, una bambina cresciuta nell’università di Oxford, che ben presto si ritroverà parte di un oscuro mistero: qualcuno sta rapendo dei bambini e nessuno sa che fine facciano. Distinta da una particolare abilità magica, Lyra partirà all’avventura, cercando in ogni modo di salvare i bambini scomparsi, scoprire la verità sulla sua famiglia e compiere il suo destino.

La trama avvincente cattura lo spettatore immediatamente. La storia di Lyra, infatti, non tarda a partire, evitando punti morti inutili e godendo di una sceneggiatura elastica e dinamica. Si è subito immersi in quello che è il vivo delle vicende, senza lasciare spazio alla noia. Un’inizio veloce e coinciso (non sbrigativo) che permette alla serie di svilupparsi di pari passo con l’avanzare della storia, dando modo allo spettatore di conoscere i personaggi nel loro vivo, tramite le scelte e le azioni che compiono.

La chiave narrativa spigliata è adatta al genere di prodotto che si voleva ottenere: una serie televisiva per ragazzi incentrata sulla missione che la protagonista deve portare a termine. Spesso, seguendo questo stile, si rischia di apparire sbrigativi, di far percepire allo spettatore un certo affanno e si teme di lasciare indietro punti essenziali riguardo l’ambientazione e la psicologia dei personaggi. His dark materials elimina queste paure, calando lo spettatore in una storia viva, avvincente, che richiama molto ai classici della letteratura e della filmografia per ragazzi (Le cronache di Narnia sono il primo esempio che mi viene in mente), in cui è il destino del protagonista a definirne i tratti, il carattere, la psicologia.

La serie è quindi priva di personaggi approfonditi o carismatici? Assolutamente no. Partiamo con il parlare della protagonista: Lyra. Lyra è una ragazzina che ha tutte le caratteristiche dell’eroe della favola. E’ forte, agile, furba. Sa mentire e usare le parole per ottenere quello che vuole. Il suo passatempo preferito è correre sui tetti dell’università in cui vive, spiando le riunioni degli accademici. E’ un’amica fidata, pronta a tutto per aiutare chi è in difficoltà, e il suo più grande sogno è quello di diventare un’esploratrice, proprio come suo zio.

Un personaggio che perde ogni aspetto tipicamente femminile, destinato a diventare un’icona di coraggio e scaltrezza. Questo lato “mascolino” non lo riscontriamo solo nei suoi modi di fare, ma ci viene immediatamente proposto tramite l’abbigliamento: Lyra veste i panni di un ragazzino, se ne va in giro con salopette scure e scarponcini malconci; non ha cura dei capelli, sempre ribelli e disordinati, e non le importa di piacere agli altri per il suo aspetto fisico, neanche allo zio che tanto idolatra, che cerca di stupire con le sue doti intellettive e con la sua curiosità. Il suo temperamento impulsivo la rende una piccola donna capace di farsi rispettare da chiunque e destinata ad essere un leader, infastidita e confusa non appena qualcuno cerca di subornarla e costringerla ad una vita priva di libertà. Lyra, quindi, rientra tra i personaggi emancipatori che in questi anni siamo sempre più abituati a vedere su piccolo e grande schermo.

Un’altra figura chiave per capire questo aspetto fondamentale della serie è quella di Marisa Coulter, una famosa ricercatrice che è riuscita a fare carriera in un ambiente gestito e popolato da soli uomini. La signora Coulter si differenzia da Lyra in modo decisivo quando capiamo che, per mantenere il suo ruolo di rilievo, la donna si è servita della sua bellezza, della sua abilità nel mentire a e del suo carattere calcolatore. Marisa è perennemente in ordine, vestita bene e accondiscendente, nonostante dentro di sé covi la forza di un uragano. I grandi elementi di rottura con i canoni femminili sono, ad esempio, il rapporto con la maternità, le relazioni sentimentali e il modo di gestire l’attività lavorativa. Lyra si spoglia invece di ogni sovrastruttura sociale, definendosi come un personaggio libero, ribelle, sicuro di sé.

Un altro personaggio femminile molto incisivo nella storia è Ma Costa, la mamma di uno dei bambini scomparsi che parte all’avventura, rischiando ogni genere di pericolo, per salvare il proprio bambino e proteggere Lyra. Ma Costa ci viene presentata come una donna forte, determinata ma anche estremamente sensibile e amorevole. I personaggi maschili sono per lo più secondari ma tutti incarnano valori diversi, dimostrandosi centrali per la riuscita della missione intrapresa da Lyra. Roger è l’amico fidato, il capo dei gyziani, John Faa, il saggio e burbero protettore della comunità, Farder Coram l’aiutante dell’eroina, Lee Scoresby (uno dei miei personaggi preferiti) il compare della giovane Lyra. Essi ruotano intorno alla figura della protagonista, la quale, inevitabilmente, viene percepita come il personaggio più positivo e carismatico della storia, onorando la tipica caratterizzazione dell’eroe su cui ricade il peso del destino del mondo.

Mi ha stupito la grande maestria con cui tutti i personaggi sono stati gestiti. Nonostante siano tantissimi, ognuno di loro ha ritagliato il proprio spazio; tutti hanno una caratterizzazione riuscita; a tutti è stata data la giusta attenzione. Questa cura, che va dall’estetica alla story-line, conferisce alla vicenda precisione e completezza. Nessun personaggio è secondario perché abbandonato dalla sceneggiatura, ma perché è il suo ruolo utile all’interno della trama.

Gli effetti visivi li incontriamo direttamente ogni volta che in una scena compare un daimon. I daimons sono gli animali che vediamo accompagnare tutti i personaggi della storia: sono come una proiezione dell’anima degli esseri umani e si stabilizzano in una specie precisa con il raggiungimento della maggiore età, dopo la quale assumeranno una forma che rispecchia il vero Io dell’umano d’appartenenza. I daimons sono stati realizzati digitalmente e questo non crea, dal punto di vista visivo, nessun fastidio, anzi, per essere una produzione televisiva, la cura impiegata nella loro rappresentazione supera le aspettative. Qualche problema si vede, ad esempio, nei momenti in cui gli orsi corazzati corrono affianco a un attore in carne ed ossa, scene che io avrei evitato, perché la differenza tra finto e reale si sente parecchio.

Le ambientazioni e, in generale, la scenografia, realizzata per ricreare il mondo parallelo in cui si svolge la vicenda, sono gestite abbastanza bene. Non ci sono particolari virtuosismi scenografici, anche perché le differenze con la nostra realtà sono apparentemente poche. Per giudicare in modo specifico questo aspetto, bisognerebbe fare un confronto con la descrizione presente nel romanzo. Se hai letto il libro e vuoi darci una tua impressione su come hanno gestito le ambientazioni, lascia un commento qui sotto o sotto al post di riferimento su Instagram (mi trovi come @mymoviesdrung)! Sono molto curiosa. Se consideriamo la serie come prodotto a sé, l’ambientazione aiuta in modo efficace a mostrare allo spettatore il mondo in cui i personaggi si muovono: semplice, non particolarmente incisiva ma neanche deludente.

Ricapitolando: la trama è avvincente e gestita con occhio attento; la scelta del cast è azzeccatissima; i personaggi sono rappresentati con cura a prescindere dal loro ruolo nella storia; la protagonista è perfettamente in linea con lo stile narrativo; la serie propone molti temi emancipatori, portati avanti con sapienza e riguardo; non sono presenti buchi di trama disturbanti, né momenti morti che annoiano. Se siete amanti dell’avventura, questa è sicuramente la serie che fa per voi, disponibile sulla piattaforma di SkyGo. La recensione finisce qui! Come al solito vi invito a seguirci su Instagram e ad iscrivervi al blog per non perdere nessuna novità!

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Daniele Artioli ha detto:

    Per me le scenografie sono molto simili a come le avevo immaginate leggendo il libro, per cui sono stato davvero molto soddisfatto!

    Anche a me questa serie è piaciuta moltissimo, l’ho divorata credo nel giro di un paio di giorni; bella, avvincente, profonda, veloce ma, appunto, non sbrigativa, e con dei personaggi sensazionali.
    Mi sembra, però, che sia stata un po’ sacrificata la mitologia dei daimon, che nel libro se ricordo bene, è ancora più approfondita; per dire, non mi sembra che la serie parli del tabù di toccare il daimon altrui, e non mi ricordo se si mostra Lyra provare dolore quando Pan semplicemente si allontana da lei. Inoltre mi è dispiaciuto che sia stato eliminato il dettaglio del pesce quando trovano Billy; sebbene si capisca molto bene la crudeltà di quello che gli è stato fatto è un dettaglio che nel libro aumenta ancora di più l’orrore dell’operazione.

    Bello, bello, bello! Non vedo l’ora di andare avanti a leggere i libri!

    "Mi piace"

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