CHRISTOPHER TOLKIEN AD HONOREM

LA LEGGENDA DEL FANTASY

Lo scorso 16 Gennaio 2020 è venuto a mancare all’età di 96 anni l’editore e scrittore britannico Christopher Tolkien, figlio del celeberrimo John Ronald Reuel Tolkien, e quest’oggi si è voluto ricordarne la vita, quello che ha fatto per il padre e per rendergli omaggio, dedicandosi totalmente al controllo e alla pubblicazione delle opere postume del creatore della Terra di Mezzo.

Tutti conoscono e ricordano il grande e ormai leggendario J.R.R. Tolkien per essere il papà de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, oltre che di tutto l’immaginario inerente al mondo in cui sono ambientate quelle storie e per essere, di fatto, il capostipite del genere fantasy moderno, per come oggi lo conosciamo in tutte le sue forme e sfaccettature. Da Shannara a Earthsea, da Harry Potter a Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco e così via nel corso dei decenni e nei sottogeneri che hanno appassionato milioni di lettori e spettatori, grazie a trasposizioni più o meno riuscite. Ma per quanto è vero che John Tolkien sia una personalità interessante e conosciuta da tutti, va considerato l’illustre ed enorme contributo che ha dato suo figlio all’opera e all’immaginario che tutto il mondo adora.

IL FILM “TOLKIEN”

Il 12 Settembre 2019 giunge nelle sale italiane una mediocre trasposizione della vita di John R.R. Tolkien. Il film in sé è piacevole e ben fatto nell’ottica di un normalissimo dramma umano e di vita vissuta. Intrattiene per le sue quasi due ore di durata, riesce a commuovere nei punti giusti, strappa un sorriso e una lacrima quando è necessario e ci si affeziona alle vicende delle persone coinvolte nella narrazione. Inoltre le sequenze in cui viene strizzato l’occhiolino ai fan sul modo in cui l’autore ha iniziato a immaginare il mondo per il quale è divenuto celebre sono davvero molto belle e originali. Gli attori, i bravissimi Nicholas Hoult e Lily Collins, sono convincenti e traspare la passione per l’argomento raccontato. Se però questo fosse solo un film drammatico allora non ci sarebbero problemi di sorta. Le crepe alla sceneggiatura si fanno sentire quando ci si ricorda che dovrebbe essere un Biopic, con ben altri stilemi e regole da seguire, prima tra tutte l’affrontare un periodo di vita del personaggio in questione che sia il più interessante e importante possibile. La decisione, quindi, di dubbia utilità di decidere di mostrare soltanto le fasi di vita giovanili dello scrittore, l’infanzia e le prime amicizie scolastiche, la fondazione di un club poetico che non è mai stato nemmeno fondamentale per la stesura dei romanzi di cui è noto e il rapporto con un professore che lo ha aiutato con la sua passione per la linguistica ma che viene affrontata troppo in ritardo e troppo brevemente, rende tutto il film molto sottotono. Per non parlare poi di come è stata rappresentata la prima guerra mondiale a cui lui partecipa e che ha sempre detestato, essendo oltretutto la fonte di maggior ispirazione per la creazione degli antagonisti dei libri (per essere corretti l’ispirazione proveniva dalla guerra e dall’industrializzazione, essendo lui un forte amante della campagna e della natura). La tragica e famosa battaglia della Somme, a cui lui partecipa, è mostrata in modo tale da far pensare che Tolkien abbia avuto visioni e allucinazioni che gli hanno mostrato il volto di Sauron tra le fiamme, il tutto per rendere le scene certamente metaforiche ma non necessarie. Bastava mostrare la guerra per la crudeltà e atrocità che era, senza pessimi effetti visivi al computer. Per finire la pellicola si interrompe proprio dove tutti gli spettatori, in particolare i conoscitori della vita dell’autore, volevano che il film iniziasse ovvero all’inizio della vita matura. Quando diventa docente all’università di Oxford, quando conosce personalità davvero influenti per la sua formazione letteraria, quando inizia a scrivere il primo dei suoi due libri, omettendo inoltre il rapporto con il figlio. Lì si interrompe rendendo vano e futile tutto ciò che era stato mostrato fino a quel momento. Un film gradevole nell’ottica della drammaticità fine a se stessa, ma un gran peccato per essere il Biopic di uno degli scrittori più importanti di sempre.

LA VITA TRA PADRE E FIGLIO

Ciò che si vuole intendere in questa sede è che tutto ciò che c’è sempre stato di realmente interessante nella vita di John Tolkien avviene realmente solo nel post prima guerra mondiale. Nel 1919 completa gli studi all’Exeter Collage e consegue il Dottorato in Master of Arts per insegnare Lettere e Letteratura, oltre che la sua più grande passione in Linguistica e Filologia. Diviene Professore all’Università di Leeds nel 1921 dove continua a perfezionare il linguaggio natio della Terra di Mezzo, tra elfi e nani, e quasi tre anni dopo nasce il suo terzo figlio, Christopher, al quale si lega in modo indissolubile poiché sarà l’unico dei suoi quattro figli a seguire le sue orme e passioni. Nel 1925 diventa Docente di Filologia Anglosassone all’Università di Oxford, luogo in cui dopo aver conosciuto l’ormai celeberrimo C.S. Lewis, il padre de Le Cronache di Narnia, prende la decisione con quest’ultimo di fondare il club poetico e letterario che lo influenzerà veramente. Gli Inklings erano un gruppo di appassionati di letteratura e arte che si riuniva nei pressi dell’Università e composta dapprima dai due docenti sopracitati, e in seguito da altre personalità illustrissime quali Charles Williams, Owen Barfield e, in seguito, anche lo stesso figlio Christopher Tolkien.

È grazie all’influenza, agli aiuti e allo scambio di opinioni che ha avuto con l’intimo amico Clive Staples Lewis e ai confronti con gli altri membri degli Inklings che sono state formulate le idee principali dietro i personaggi della Terra di Mezzo, ma allo stesso tempo è stato Tolkien a influenzare il creatore di Narnia (se consideriamo che si dice che sia sua l’idea del fiero leone parlante). Nel 1937 viene dato alle stampe Lo Hobbit e nei quindici anni successivi si focalizzerà sulla stesura del suo Legendarium e contemporaneamente del suo romanzo più famoso, Il Signore degli Anelli. Proprio in quegli anni suo figlio inizia a prendere parte attivamente alle idee e alle influenze nella creazione dell’opera del padre, divenendo suo personalissimo critico, in positivo come anche in negativo. È suo il compito di cartografare e disegnare le mappe dei romanzi di J.R.R. Tolkien e sono sue alcune idee alla base della storia.

Allo stesso tempo John sta ultimando il suo mastodontico romanzo con l’idea di creare qualcosa in linea con lo stile linguistico di opere di mitologia classica e medievale quali il ciclo Arturiano, il mito di Beowulf, l’epica Omerica e l’Orlando di Ariosto, di cui lui era strenuo appassionato, e ne è venuto fuori un racconto aulico e dal linguaggio molto ricercato. La sua idea era quella di creare un nuovo genere di mitologia che si andasse a intersecare con la storia del pianeta Terra eoni prima dell’età della pietra. Quando agli inizi degli anni 50 il grande lavoro era nelle ultime fasi giunsero i primi intoppi e scontri con l’editore poiché il numero di pagine era troppo elevato per poter pubblicare l’opera come un unico libro, su richiesta di Tolkien stesso, e gli venne imposto di separare il tutto nei 3 romanzi che tutto il mondo conosce ormai fin troppo bene: La Compagnia dell’Anello, Le Due Torri e Il Ritorno Del Re.

Nei vent’anni successivi si concentrerà sul suo più grande lavoro, il leggendario Silmarillion che aveva in realtà iniziato a scrivere già nel 1917 durante la guerra e che non aveva mai smesso di redigere. La morte è sopraggiunta nel 1973, prima del completamento di quella che sarebbe dovuta essere, per lui, il suo poema più grande e complesso. La sua Opera Magna.

L’EREDITA’ E IL SILMARILLION

Christopher Tolkien, come si è già detto, ha passato i suoi anni giovanili a fornire idee a suo padre, a lavorare per e con lui, seguendo le sue orme insegnando Letteratura all’Università e unendosi al club degli Inklings. Dopo la morte di John avrebbe potuto dare vita a nuove storie nell’universo della Terra di Mezzo, un sequel ad esempio, e porre il suo nome quale autore. Sarebbe potuto diventare uno scrittore con storie slegate dal lavoro del padre e diventare famoso grazie al suo altisonante cognome. Ma l’amore per la sua famiglia lo ha spinto a continuare il lavoro interrotto alla morte di John Tolkien, raccogliendo tutti gli appunti e le annotazioni, di cui il 90% manoscritte e il più delle volte sbiadite o parzialmente leggibili. Dopo anni di duro lavoro ha potuto pubblicare ciò che i fan considerano la Bibbia de La Terra di Mezzo, ovvero Il Silmarillion che contiene l’origine di quel meraviglioso mondo, dal primo attimo fino a ricongiungersi con i suoi romanzi più famosi. Una pubblicazione postuma solo grazie al lavoro di suo figlio che con dedizione e amore ha dedicato la sua intera vita allo studio e alla pubblicazione dei lavori del padre. Non si è fermato al Silmarillion ma ha continuato con i Racconti Incompiuti nel 1980 e, dopo ben trent’anni di strenuo e duro lavoro diede alle stampe I Figli di Hurin, La Storia di Beren e Luthien e La Caduta di Gondolin.

È solo grazie alla dedizione di Christopher Tolkien che oggi abbiamo la possibilità di tenere tra le mani l’intero corpus letterario di John Ronald Reuel Tolkien. Nelle stesse opere cinematografiche di Peter Jackson, per i più attenti e per gli appassionati, è possibile scorgere meravigliosi omaggi e citazioni della storia della Terra di Mezzo resi possibili solo con la pubblicazione del Silmarillion e delle altre opere. Christopher è stato un uomo che ha preferito essere il portavoce del pensiero del padre, un uomo nell’ombra che con dedizione sconfinata ha permesso a milioni di appassionati di leggere un lavoro incompiuto. Un figlio che amava così tanto suo padre da rendergli omaggio fino all’ultimo respiro. E quest’oggi sono i lettori e i fan di tutto il mondo a dover rendere omaggio a un uomo, uno scrittore, un figlio.

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