La gabbianella e il gatto

Se penso alla mia infanzia, in mente mi compaiono un gatto nero di nome Zorba e la gabbianella a cui insegnò a volare.

Il sedici aprile se n’è andato uno degli scrittori più grandi del nostro tempo. Luis Sepùlveda con i suoi scritti ha insegnato ad intere generazione cosa significa sognare, amare, accettare. Il sedici aprile qualcuno di grande ci ha lasciati, conservando la sua eternità nelle pagine delle sue storie. Nel 1998 è stata creata da Enzo D’Alò (ideatore di un’altro film d’animazione a me carissimo Momo alla conquista del tempo) la trasposizione cinematografica di uno dei libri più celebri del grande autore cileno: La gabbianella e il gatto.

In una cittadina portuale si scontrano le vite di Zorba, un gatto nero dai grandi occhi buoni, e della moribonda gabbiana Kengah. Il gatto la soccorre ma per lei non c’è più nulla da fare. Kengah sa che sta per andarsene, ma prima deve riuscire in ogni modo a deporre il suo uovo, chiedendo a Zorba di proteggerlo e di accudire il pulcino finché non avrà imparato a volare.

Una storia commovente e piena di sentimento che oggi non sembra invecchiata di un giorno. La storia che Sepùlveda racconta e che D’Alò mette in pellicola propone, infatti, delle tematiche immortali in uno stile grafico grossolano e fanciullesco. I colori accesi, le prospettive oniriche, i musi carismatici dei gatti del porto, la dolcezza della piccola Fortunata… tutto di questo cartone animato, perla del patrimonio cinematografico italiano, esprime semplicità e comunicazione. E’ proprio la semplicità delle immagini e delle parole della sceneggiatura, scritte sicuramente per un pubblico molto giovane, a veicolare nella maniera più efficace messaggi immortali e utili ad ogni fascia d’età.

“È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo.”

Questo messaggio, oggi molto sentito, è la chiave di lettura con cui è possibile assistere alla storia di Zorba e Fifì con una consapevolezza che si distacca dall’occhio di un bambino, il quale percepisce il grande concetto, nascosto tra quei colori che ne attraggono lo sguardo, in attesa di un futuro “momento giusto” per riapparire. L’adulto, invece, discerne il grande insegnamento che Sepùlveda ci propone e, grazie a quella semplicità di cui vi parlavo, riesce a farlo suo, comprendendone sempre sfaccettature diverse.

Questa è la ragione per cui è impossibile non commuoversi di fronte ad un film d’animazione come questo, chi sia abbiano cinque o cinquant’anni. Questa la ragione che determina l’eternità di una storia che smuove sentimenti, insegna valori inestimabili, canzona con la sua ilarità poetica. Un film d’animazione che si traduce nelle parole di una poesia scritta con i pastelli a cera.

Ma l’accettare chi è diverso da noi, apprezzando e facendo tesoro proprio di quelle semplici diversità, è solo uno dei trascinanti argomenti che Sepùlveda ci rende facile assaporare. La gabbianella e il gatto introduce i bambini al tema della morte, che ci strappa persone care ma conserva una sacralità rincuorante; al dramma dell’inquinamento, rappresentato da D’Alò in una scena visivamente memorabile all’inizio della pellicola, con il mare che si tinge di nero per un incidente di una petroliera; presente e non scontato il tema dell’amicizia, dell’unione, della fratellanza. In questo calderone di argomenti abnormi, D’Alò si muove a proprio agio, gestendo un equilibrio narrativo che lascia spazio ad ognuno di loro e garantisce respiro allo spettatore mediante momenti di ilarità e tenerezza.

Cercando su internet un qualsiasi sito che raccoglie le citazioni tratte da questo piccolo capolavoro, è facile accorgersi immediatamente dello spessore tematico del prodotto. Una pellicola di grande impegno narrativo, ricca di poesia e fanciullezza, di leggerezza e maturità. Un film d’animazione che ogni bambino dovrebbe avere l’occasione di vedere e che ogni adulto dovrebbe riscoprire, perché se Sepùlveda ha un talento è quello di scovare il ragazzino che è dentro ognuno di noi. Inoltre, la pellicola è accompagnata da una bellissima colonna sonora che vanta nomi come Samuele Bersani, Leda Battisti e Ivana Spagna. Anche il doppiaggio è garantito da grandi nomi: Carlo Verdone pesta la voce a Zorba, Antonio Albanese a il Grande Topo, lo stesso Sepùlveda doppia il personaggio del poeta.

Oggi la pellicola è disponibile sulle piattaforme streaming Netflix e Infinity.

Spero vivamente di avervi incuriosito e di aver omaggiato, nel mio piccolo, quello che è stato e sarà sempre uno scrittore e un uomo incredibile; che ieri, mentre rivedevo, forse per la millesima volta, la sua favole, mi ha fatto bruciare il cuore di ricordi e gli occhi di lacrime. Vi lascio con un piccolo estratto dal libro… Noi ci vediamo presto con un nuovo articolo. Vi ricordo di iscrivervi al blog per non perdere nessun aggiornamento e di seguirci su Instagram (trovate me come @mymoviesdrugs e il blog come @cines.blog).

“- Bene, gatto. Ci siamo riusciti – disse sospirando – Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante- miagolò Zorba – Ah sì? E cosa ha capito? – chiese l’umano – Che vola solo chi osa farlo – miagolò Zorba.”

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