Cold War: cronaca di un amore complicato.

il

1949, Polonia.
In una terra dominata dal socialismo, Wiktor è un pianista ed etnomusicologo incaricato di cercare e trovare talenti locali per un’appena nato gruppo di canto e ballo. Proprio durante uno di questi provini, gli occhi scuri di Wiktor incontrano quelli cristallini di Zula, una giovane e affascinante ragazza dalla voce angelica e dal passato tormentato, che pare, infatti, abbia ucciso suo padre. Per parafrasarla, l’uomo “l’aveva scambiata per sua madre”.
Da questo primo e fulminante incontro nascerà un’amore particolare quanto tumultuoso, anticonformista, appassionato ed intenso, in grado di superare il tempo, le barriere politiche e sociali, i vari rapporti interpersonali e anche le incomprensioni.

Cold War” è un film che si spacca a metà.
Da un lato troviamo i suoi due più grandi pregi e tratti distintivi, la fotografia e la regia, mentre dall’altro lato si presenta il suo punto, a mio modesto parere, debole, ossia la sceneggiatura. Merito e demerito di Paweł Pawlikowski, il regista e sceneggiatore di questa intrigante quanto insipida pellicola.
La scelta vincente di un bianco e nero magistralmente realizzato, che spesso pare quasi a colori tant’è ricco di nuance e sfumature, dona un gusto vintage ed artistico alle immagini splendidamente curate, delle vere e proprie fotografie in movimento che, in pochi secondi, riescono a portarti dentro alla pellicola e che offrono momenti da cineteca. La regia, premiata con la Prix De La Mise En Scéne (premio per la miglior regia) al Festival di Cannes nel 2018, è pacata, asciutta, estremamente raffinata e pulita e va a braccetto con quello che è il mood generale dell’opera. Un mood algido, elegante, lento, rigido e statico, come del resto sono i due protagonisti della vicenda.
Volutamente monoespressivi e a tratti glaciali, gli attori ci donano ottime interpretazioni che, però, a lungo andare quasi li rendono inumani e robotici, solo qualche sprazzo di passione quà e là li ravviva di tanto in tanto, riportandoli ad una dimensione più fisica che psicologica.
I dialoghi sono affilati ed essenziali e la colonna sonora è totalmente assente, il sottofondo del film in questione è il silenzio alternato alle performance musicali dei nostri Zula e Wiktor, il che di per sè è una scelta azzeccata ed adatta allo stile generale del prodotto, quindi fin quà nulla da ridire, anzi.

L’idea di base, sulla carta, appare decisamente toccante e ricca di tensione, di emozione, ma una volta davanti ai nostri occhi tutto ciò che avevamo immaginato e pronosticato svanisce. Il film ci stupisce, in questo caso negativamente a mio dire.
Le emozioni sono inesistenti, piatte, ed il dramma romantico, che nella prima parte della pellicola era ispirato alla storia dei genitori del regista, si perde totalmente. I sentimenti dei due protagonisti sono pienamente comprensibili e leggibili ma non percepibili; la sceneggiatura, ovviamente sempre secondo la mia esperienza con questo film, pare quasi frenata, tiepida, senza una vera e propria carica emotiva, più intellettuale che istintiva. Il che è davvero un gran peccato, la trama sarebbe stata molto più coivolgente e struggente se Pawlikowski avesse calcato maggiormente la mano sul risvolto umano e sensibile di questa grande storia d’amore, già di base molto commovente.
Se ad una sceneggiatura così marmorea aggiungiamo anche un ritmo poco incalzante e le sopra citate performance attoriali monoespressive e glaciali, è facile capire come mai il film fatichi a coinvolgere umanamente lo spettatore, almeno sul piano psicologico.
Dal punto di vista puramente estetico invece, come sopra ho già illustrato, “Cold War” colpisce nel segno, riuscendo a rimanere impresso nella mente anche dopo la visione, difficile trovare altri prodotti così gratificanti da visionare.

Tutto sommato Pawlikowski, Premio Oscar nel 2015 come Miglior Film Straniero per “Ida” (2013), si rivela essere un regista capace ed ingegnoso da tener d’occhio, la sua capacità di farsi notare realizzando pellicole di carattere e dal retrogrusto autoriale non è per niente da sottovalutare.
Se state cercando un film particolare, curato e a suo modo inusuale, che sprizzi amore per il cinema e per le immagini, allora questa pellicola polacca, nominata ben tre volte agli Academy Award del 2019, fa decisamente al caso vostro.

~Rebel Rabel

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Austin Dove ha detto:

    sembra avere una bellissima fotografia

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    1. Rebel Rabel ha detto:

      Assolutamente si!

      "Mi piace"

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