La Casa di Carta, quarta stagione.

La Casa di Carta é una serie targata Netflix che ha ottenuto e sta ottenendo un successo internazionale, grazie alla sgravante banda di ladri guidati dal loro professore: un vero e proprio genio del crimine.

Sulla piattaforma Netflix attualmente ci sono 4 stagioni (Le varie recensioni delle stagioni le trovate sul blog e sul profilo Instagram).

Questa parte non conterrà spoiler.

Questa quarta stagione é composta da 8 puntate:

  • Game Over;
  • Il matrimonio di Berlino;
  • Paso Doble;
  • 5 minuti prima;
  • Ko tecnico;
  • Colpo alla tenda;
  • Il piano di Parigi.

Iniziamo subito col dire che è una stagione fatta veramente male a livello tecnico, in particolare:

  • Regia: già nella prima puntata assistiamo ad una serie di inquadrature imbarazzanti di primo piano dal basso, in movimento, senza alcun senso narrativo (come quando il professore scappa nel bosco o i poliziotti che lo rincorrono) questo tipo di inquadrature fortunatamente andranno pian piano scomparendo ma verranno rimpiazzate da virtuosismi mal riusciti.
  • Dialoghi: la maggior parte dei dialoghi sono semplicemente inutili, buttati a caso, e privi di un fondamentale narrativo: servono solo ed unicamente per allungare il brodo. Molto spesso non sono neanche in linea con le caratteristiche del personaggio (in particolare la confessione di Sierra nella puntata Paso Doble o le continue ed imbarazzanti frasi di Tokyo sul sesso).
  • Sceneggiatura: anche questa stagione non manca di buchi di trama e furbate narrative. Come l’introduzione, sempre più pneumatica, di scene a tematica lgbt, violenza di genere e femminismo buttate a caso durante la stagione. Questa parte verrà approfondita più avanti nella parte spoiler. Anche questa quarta stagione si perderà in una miriade di sottotrame inutili al racconto principale. Non manca decisamente il trash, come le sparatorie ridicole fra i membri della banda e il clandestino e le canzoni cantate dai frati con tanto di virtuosismi.

Queste sono i tre elementi più mal ridotti all’interno della serie. Ma devo ammettere che non tutto é spazzatura, come la costruzione dei personaggi: non é male ma decisamente sbilanciata, la trama mira ad approfondire pochi personaggi e a far leva su di loro (Rio e Tokyo nella terza stagione, Berlino nella prima, Nairobi nella quarta e terza). I pochi personaggi approfonditi sono veramente interessanti e coinvolgenti. Potevano rischiare e puntare molto sui personaggi nuovi, come Palermo, Stoccolma e Sierra ma non lo hanno fatto.

È una serie di per se codarda, uccide personaggi che, però, non fa mai morire. (Pensate a |SE NON AVETE VISTO LA PRIMA STAGIONE NON LEGGETE| Berlino; Pensate alla fine delle terza stagione e all’inizio delle quarta). Questa codardia mira solo ad accresce consensi e a non sacrificare personaggi rimasti impressi negli spettatori. Questo da alla serie un senso di onnipotenza, forza ed immortalità: ecco perché, fra le altre cose, piace a tante persone: non le chiede di sacrificare nessuno.

Nell’amore c’è sempre un orologio che fa Tic Tac.

Tokyo

Lo stesso finale della quarta stagione ne é un esempio lampante. Se avete amato le stagioni precedenti troverete questa un tantino sottotono, manca di ritmo e adrenalina, salvo qualche tentativo, ma in linea di massima dovrebbe piacervi.

INIZIA LA PARTE SPOILER

Questa quarta stagione ha fatto leva su un solo ed unico personaggio: Nairobi, che é stata oggetto di una miriade di situazioni, discussioni e flashback.

La sua morte non era scontata, di più: intorno alla morte di Nairobi ruota una sceneggiatura blanda che mira solo a rattristire il più possibile l’evento, quasi con la paura del “menefreghismo”.

Hanno voluto osare ed inserire tematiche che non sanno trattare, come lo stupro (rappresentato in maniera imbarazzante, buttato e accantonato da una parte) il razzismo (il famoso meticcia, un elemento evitabilissimo e non argomentato) la transessualità (Manila é il nuovo membro della banda, una ragazza transessuale che é costretta a rispondere alla miriade di domande super idiote poste da Denver, domande di cui, purtroppo, ancora oggi in pochi ritengono che siano effettivamente idiote. Hanno rappresentato la transessualità come una situazione rosea, priva di ostacoli sociali e divieti domestici. Decisamente troppo semplice.) la violenza di genere (argomento abbandonato da ormai tre stagioni, mi riferisco alla violenza domestica di Lisbona) i traumi e i problemi post-traumatici (Mi riferisco sopratutto a Rio ma anche a Denver: non hanno il giusto spazio argomentativo).

Questa serie ha decisamente troppa carne sul fuoco ed un pessimo cuoco a controllarla.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. DarkBrain ha detto:

    Per ora la delusione dell’anno, hanno voluto per forza allungare la minestra ed in più ci sono un sacco di situazioni riciclate dalle parti precedenti, ma ulteriormente esagerate e rese ancora meno credibili. Troppe forzature, troppe dinamiche inutili e fastidiose tra i personaggi…e poi mi fermo qui, è già stato detto tutto benissimo nell’articolo. Per me La casa di carta finisce con la parte 2.

    Piace a 1 persona

    1. Diego De Nardo ha detto:

      Concordo in pieno!
      Dalla seconda stagione in poi é iniziato il vero degrado di questa serie.

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  2. Fritz Gemini ha detto:

    Condivido in toto. Finalmente una recensione ragionata, come l’avrebbe fatta il prof. Io boccerei anche la parte di Nairobi, non tanto per lei quanto per la sceneggiatura. Una parte indegna rispetto al personaggio della prima stagione.

    Piace a 1 persona

    1. Diego De Nardo ha detto:

      La parte di Nairobi posso capire che “attragga” ed emozioni particolarmente, proprio per quel senso di “tristezza” che ho descritto, però hai assolutamente ragione: tecnicamente è pessima e decisamente sbilanciata!
      Grazie mille per il commento!

      "Mi piace"

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