3 Anime che non puoi lasciarti sfuggire!

E’ raro che io porti sul blog la recensione di un anime. La ragione per cui non mi sentite tanto parlare di serie animate giapponesi è che non mi reputo un’appassionata e sono davvero pochi i prodotti legati a questo genere che mi hanno convinto e conquistato. Eppure, le eccezioni che mi hanno portato ad avvicinarmi pian piano all’animazione giapponese (sempre per quanto riguarda i prodotti a puntate) sono state folgoranti. La lista che vi propongo oggi ne contiene alcune.

Il principale problema che ho con gli anime è che tendo a prendere poco sul serio la storia se davanti a me ho dei personaggi disegnati, non degli attori a recitare. Questa è la ragione per cui serie come Rick e Morty e Disincanto invece mi trovano dalla loro parte: sono parodie, la loro bellezza è racchiusa dalla loro stravaganza. Le espressioni buffe, le voci che squittiscono, l’esagerazione delle rappresentazioni animate che contraddistinguono una buona parte degli anime non mi sono mai andate a genio, specialmente se inserite in contesti tutt’altro che comici.

Ma un giorno, addentrandomi in un sito che recensiva in modo approfondito il genere asiatico, mi sono imbattuta nella serie animata che ha rivoluzionato il mio approccio: sto parlando di Tokyo Ghoul. Con Tokyo Ghoul, anime del 2011 tratto dagli omonimi manga di Sui Ishida e oggi disponibile anche su Netflix, ho iniziato ad appassionarmi a tutti gli anime che riguardano i generi dark, horror e sci fi. A Tokyo Ghoul sono seguiti Death Note, famosissimo prodotto del 2006 tratto dai manga di Tsugumi Oba e Takeshi Obata, anche questo distribuito da Netflix, L’Attacco dei giganti del 2013, tratto dai manga di Hajime Isayama (disponibile su Netflix), e Death Parade, probabilmente l’anime che ho amato di più in assoluto proprio per i temi profondamente toccanti e filosofici che affronta attraverso uno stile dark a cui ormai non so più rinunciare.

Dopo aver accantonato per parecchi mesi il genere, l’altro ieri mi sono imbattuta in The Promised Neverland. L’ho iniziato a vedere, attirata dalla trama originale e, lo ammetto, anche dal tenebroso fascino di Ray (chi lo ha già visto capirà), l’ho ultimata praticamente la sera stessa. Uno degli anime più belli che mi sia capitato di vedere; un anime che è riuscito a conquistare anche un cuore pieno di pregiudizi come il mio quando si parla di serie animate giapponesi. Andiamo quindi a scoprire cosa mi ha tanto affascinato del primo anime della lista…

In un orfanotrofio circondato dal verde vivono in armonia un gruppo di bambini, accuditi dalla “mamma” Isabella, gestore della struttura che si preoccupa di crescere i suoi piccoli ospiti riempendoli di affetto, sorrisi e divertimento. Privi di qualsiasi preoccupazione, i bambini devono seguire solo una regola: non oltrepassare mai il cancello e le recinzioni che li dividono dal mondo esterno. Nel luogo apparentemente sereno, tuttavia, avvengono di tanto in tanto delle stranezze, come, ad esempio, il fatto che i bambini liberi di andare via con la loro famiglia adottiva promettano sempre di mandare lettere ai loro fratellini acquisiti senza che questi ricevano mai loro notizie; oppure il fatto che i bambini non possano conoscere cosa si trovi effettivamente al di là delle recinzioni proibite.

Nell’orfanotrofio spiccano le figure di Emma e Norman: due ragazzini di 12 anni dotati di una particolare intelligenza che permette loro di ottenere sempre il massimo risultato nei test che di tanto in tanto Isabella sottopone agli orfanelli. Saranno proprio la curiosità e la perspicacia che li contraddistingue a far scoprire loro un terribile segreto custodito gelosamente proprio dal luogo che credevano essere la loro casa.

L’anime si basa su una storia prettamente improntata sul genere thriller, riuscendo ad unirvi anche una dose massiccia di fantascienza e un allure alla giallo sherlockiano. La genialità della sceneggiatura, la presenza continua di colpi di scena, l’equilibrio precario di una trama misteriosa e l’adorabile carisma dei protagonisti rendono The Promised Neverland una perla del piccolo schermo animato. La storia, per quanto riguarda la prima stagione (la seconda uscirà doppiata in italiano probabilmente ad ottobre), non presenta buchi di trama, momenti incerti, lentezza o banalità; un disegno pulito e un ambientazione super luminosa ci regalano un contrasto tra stile e tematiche molto interessante, che spesso fa sorridere ma che, contemporaneamente, arricchisce il prodotto di un’aria serafica inquietante.

Riassumendo: si lascia guardare tutto d’un fiato, ha un numero contenuto di episodi (solo 12 da venti minuti l’uno), è leggero ma al contempo intrigante, ha una trama che non scade mai nella banalità e che ci regala dei momenti di suspance e di profondità da non sottovalutare! Consigliatissimo se ci si vuole immergere a capofitto in un thriller fantascientifico senza esclusione di colpi.

Veniamo ora al secondo fortunato: Death Parade, prodotto del 2015 creato da Yuzuru Tachikawa e di distribuito da Netflix.

Quando giungerà la nostra ora, la nostra anima verrà giudicata e sarà deciso il nostro posto nell’aldilà: andremo all’inferno o in paradiso? Capita però, in via del tutto eccezionale, che il giudizio di due persone morte contemporaneamente debba subire una revisione. Ed ecco che entra in gioco il Quindecim, un elegante bar gestito dall’enigmatico cameriere Decim, il quale è in realtà un giudice che, attraverso giochi come le carte, le freccette e il biliardo, dovrà decidere le sorti delle due anime su cui il sistema ha qualche dubbio. L’esistenza di Decim verrà però smossa da una cliente che il saggio cameriere non riesce a giudicare.

Profonda, toccante, totalmente originale, Death Parade ci pone dinanzi dubbi esistenziali, argomenti sui massimi sistemi, il peso stesso della vita e della morte in una salsa del tutto innovativa, poetica, danzante. Le corde del nostro animo, guardando episodio dopo episodio (dodici anche in questo caso), verranno abilmente suonate dal carisma ipnotico di Decim, un personaggio scritto e disegnato in maniera indimenticabile a cui è stato dato il compito di reggere sulle spalle il peso di un anime senza precedenti.

L’estetica di Death Parade colpisce immediatamente: un disegno impeccabile, che si riserva i suoi momenti virtuosistici, allestisce per noi ambientazioni e protagonisti accattivanti e strettamente personali. I colori, che virano tutti sul porpora e sul viola acceso, ci regalano la stessa serenità che l’ambiente in cui si muovono i personaggi vuole trasmettere ai suoi avventori. Ma non pensate che questo sia un anime pesante o noioso! Tutt’altro. I temi profondi e filosofici vengono spezzati volentieri da scene divertenti, comiche, movimentate e nostalgiche. L’anime non ha nulla di piatto, anzi, modella le nostre emozioni e ce le serve in un cocktail ghiacciato.

Psycho-Pass è il terzo e ultimo anime che vi propongo oggi. Si tratta un anime giapponese del 2012, scritto da Gen Urobuchi e uscito nel 2012.

Abbiamo parlato di bambini alle prese con un mistero e di enigmatici bar legati al mondo dei morti… veniamo ora ad un anime che vuole ripercorrere la fantascienza classica, adottando l’estetica di Blade Runner e i toni di Minority Report.

In una società futuristica, il Giappone è interamente gestito da un’intelligenza artificiale di nome Sibyl System che si occupa di monitorare le inclinazioni, i bisogni e il coefficiente di criminalità delle persone. Per quest’ultimo esiste infatti un calcolatore, chiamato Psycho-Pass, che si occupa di controllare la potenziale vena criminale della gente, isolando i casi che non rispettano i parametri e garantendo così la sicurezza per tutta la Nazione. Gli esecutori del Sibyl System sono i detective del dipartimento della pubblica sicurezza, i quali hanno da anni abbandonato la facoltà di scegliere chi imprigionare e chi no, lasciando il giudizio in mano alle macchine.

Protagonisti di questo poliziesco fantascientifico sono la giovane e pura di cuore ispettrice Akane Tsunemori e il suo tenebroso sottoposto Shinay Kogami. Quando lavorano insieme, nessun criminale ha chance di fuggire e pare che tutte le loro indagini si risolvano con immediata chiarezza. Ma una minaccia molto più grande di loro aleggia tra le strade di una Tokyo buia e piovigginosa… riusciranno a capirne i meccanismi o ne verranno sopraffatti?

Psycho-Pass è una perla dell’animazione giapponese che pone sullo schermo moltissimi problemi sociali che riguardano il nostro tempo, sempre più proteso verso il futuro, estremizzandoli fino a farne dei veri e propri dubbi esistenziali legati alla capacità dell’uomo di essere padrone della sua vita. Le nostre esistenze sono sempre più in mano alla tecnologia, al progresso, alla comodità sfrenata: questo cosa provoca? Una semplificazione alle nostre vite faticose o un soggiogamento della nostra essenza?

Questi temi, così complessi e presenti, vengono affrontati con dinamismo e perspicacia, inscenando una storia piena di azione, intrighi e corse contro il tempo. I personaggi che popolano Psycho-Pass possiedono tutti un carisma diverso e insieme formano un team da cui è difficile separarsi. Ogni episodio tira l’altro e fa saltare sul divano per la quantità di colpi di scena. La presenza di un antagonista carismatico e completamente folle nella sua visione chiara del mondo rendono ogni puntata interessante e spingono lo spettatore a sentire un impellente bisogno di capire come andrà a finire.

L’ambientazione è perfettamente riuscita: i tratti tipici dell’animazione giapponese trasformano lo schermo del televisore in un mondo buio, tremendo, spaventoso, in cui piove, in cui tutto è dominato dalla tecnologia e da una soporifera piattezza. Gli abitanti della città si aggirano come comparse prive di vita, con i visi stanchi e sopraffatti da un’illusoria sicurezza che li rende solo sedati, impauriti. Bombe pronte ad esplodere.

In conclusione: un anime spigliato, brillante, tenuto in piedi da personaggi riusciti e da una trama avvincente; capace di far riflettere e di intrattenere; per guardarlo è necessaria una buona dose di attenzione, perché ogni dettaglio conta! Se siete appassionati di fantascienza, action, thriller e polizieschi questo è senza dubbio l’anime che fa per voi!

Siamo giunti alla fine dell’articolo: qui ho voluto riportare tre titoli che magari si conoscono meno di prodotti come Death Note, Tokyo Ghoul o L’attacco dei giganti (tutti validissimi e che vi consiglio di recuperare). Spero che le mie parole vi abbiamo convinto abbastanza da dare un’occhiata a questi tre piccoli capolavori dell’animazione giapponese. Vi ricordo di iscrivervi al blog e di seguirci su Instagram (trovate me come @mymoviesdrugs e la pagina ufficiale del blog come @cines.blog) per non perdere nessuna novità e rimanere aggiornati sugli articoli che escono ogni settimana. Noi ci vediamo al prossimo post!

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