BoJack Horseman: l’American Dream e le sue controindicazioni.

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Sarcasmo, critica sociale, introspezione, sensibilità, nosense, sfacciataggine e tanta malinconia: questi sono gli ingredienti della riuscitissima ricetta di “Bojack Horseman“, serie Netflix statunitense del 2014 creata da Raphael Bob-Waksberg.

“Non siamo spacciati. Nel grande scenario della vita siamo solo dei granellini che un giorno verranno dimenticati. Non importa cosa abbiamo fatto in passato o come verremo ricordati, quello che importa è il presente. Questo momento. Quest’unico momento spettacolare che stiamo condividendo.”

Questa non è che una delle piccole ma grandi perle contenute in questo irresistibile prodotto che, con brio, ironia e carattere, riesce a trattare di argomenti complessi come le dipendenze, la fama, le delusioni, la solitudine, l’amicizia, il fallimento e molto, molto altro ancora. Considero, infatti, la serie in questione una delle più complete in circolazione in quanto lo spettro di emozioni che ci sa illustrare e trasmettere è talmente vasto e variegato che riesce a toccare trasversalmente tutti noi. E già solo per questo, vale decisamente la visione.
Se poi, alla profondità emotiva dei dialoghi e delle situazioni aggiungiamo personaggi carismatici, colori pop e battute ciniche al punto giusto, il risultato non può che migliorare.

Ma di cosa tratta la serie?
Nella contemporanea Hollywoo, la cui D ha subito un bizzarro destino, troviamo BoJack Horseman, un adulto attore di sit-com fallito dedito all’abuso di droghe e alcool. “Horsin’ Around”, la superficiale e melensa serie che negli anni ’90 gli diede il successo, ora è solo un ricordo, nonché la sua intera carriera, così BoJack decide di tornare alla ribalta scrivendo insieme alla ghostwriter Diane Nguyen la sua biografia. Da quì partirà il nostro stralunato viaggio alla scoperta del mondo surreale e autodistruttivo di questo dissacrante cavallo antropomorfo e delle persone che ne fanno parte.
Un incipit semplice che, man mano che la serie procede, va ad indagare sempre più l’intimo dei personaggi e dello stesso Bojack, la sensazione è quella di scendere una scala a chiocciola che dal presente porta al passato e che si snoda tra una battuta ed una lacrima.
L’eterna corsa al successo per riempire vuoti interiori, lo sballo come fuga da se stessi ed il sesso come sostituto dell’amore familiare saranno le colonne portanti di questa epopea più reale e realistica che mai. Non fatevi ingannare dall’estetica cartoonesca, questa serie è tutt’altro che frivola ed infantile.

Oltre a vantare la partecipazione di numerose celebrità e di personaggi famosi nel mondo dello spettacolo, come ad esempio Margo Martindale, Naomi Watts, Daniel Radcliffe e Paul McCartney, “BoJack Horseman” è stata definita dal noto quotidiano britannico The Guardian come “un ottimo prodotto provocatorio sull’ipocrisia e sulla stupidità che circonda Hollywood”. E come dargli torto?
Le critiche che avanza, tra il serio ed il faceto, sono tante, importanti e rare da trovare in un prodotto di questo tipo. Se serie come “I Griffin” di Seth MacFarlane (1999), “I Simpson” (1989) e “Futurama” (1999) di Matt Groenig e “Beavis e Butthead” di Mike Judge (1993) hanno fatto da apri pista al filone dei cartoon da adulti di satira e critica sociale, “BoJack Horseman” ha il famoso “fattore x” che manca a tutte le altre: la maturità.
I temi toccati, infatti, non sono solo un’espediente per ironizzare anche sulle tematiche più aspre, ma bensì punti di partenza per vere e proprie riflessioni, talvolta anche filosofiche; il tutto è sì condito da humor ed ironia ma come lo può essere un “Trainspotting” di Danny Boyle (1996), dove una battuta nasconde sempre dell’amarezza, della sofferenza.

C’è del geniale in questa complessa e surreale serie di qualità che, grazie ad un’eccellente sceneggiatura, una regia da vero e proprio film, un character design memorabile, dei dialoghi toccanti e brillanti e un’idea di base davvero vincente, riesce a trasmettere appieno quanto il tanto agognato “American Dream” sia gratificante quanto totalmente precario e quanto i beni materiali e l’egoismo siano un mero traghetto verso la solitudine più profonda perché, per parafrasare BoJack, “in questo mondo terrificante, ci restano solo i legami che creiamo”. E non c’è verità più importante di questa.

~Rebel Rabel

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